Vittorio Bachelet: era solo ieri

Scritto da   Lunedì, 09 Marzo 2009 01:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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“I giovani vivranno in una società diversa da quella in cui hanno vissuto coloro che dovrebbero educarli al senso del bene comune; anzi, probabilmente vivranno da adulti in una società molto diversa da quella in cui oggi hanno cominciato a vivere.

Donde la necessità di una formazione […] sempre più legata ai valori e ai principi essenziali e nello stesso tempo sempre più staccata e insieme sempre più sensibile ai concreti contenuti storici, che l’evolversi della convivenza umana viene dando all’ideale concreto di bene comune”.

Vittorio Bachelet era un uomo concreto e profondo, che faceva del bene comune la missione di ogni uomo, e soprattutto di ogni cattolico. Ma prima di tutto di se stesso.

Nella piena consapevolezza della propria vocazione, secondo Bachelet, ognuno è chiamato a mettere a frutto il proprio talento, qualunque esso sia, al servizio degli altri, per cooperare alla costruzione del bene comune. E per far questo “è necessaria la fatica della preparazione, l’educazione delle doti personali e soprattutto la partecipazione viva al travaglio dell’umanità nel momento storico in cui si trova a vivere e ad operare”.

Bachelet riponeva particolare speranza nella formazione. E le riconosceva una responsabilità maggiore, che doveva sentire personalmente ed individualmente lo studente così come l’insegnante. Ecco allora il ruolo fondamentale delle Università di formare la persona umana a tale scopo: “avere il privilegio di fare l’Università vuol dire ricevere alcuni talenti di più di cui bisogna rispondere, vuol dire avere una responsabilità maggiore, non solo di fronte a Dio, ma di fronte al prossimo, cui l’Università sarà chiamata a dare un aiuto particolare e una guida”

Bachelet insegnava Diritto Amministrativo alla Facoltà di Scienze Politiche della Sapienza, ma era soprattutto il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.

Secondo il suo pensiero illuminato, le istituzioni e lo stato devono essere i primi garanti credibili e coscienti del bene comune. La sua fu un’opera scientifica e appassionata in tal senso, che ricercava la concretezza della vita nella Costituzione, attraverso “l’attenzione alla persona, alle formazioni sociali e naturali in cui la persona si esprime, fra esse in modo particolarissimo per la famiglia” . Il suo fu un riferimento continuo ai principi costituzionali in difesa della dignità umana e dei diritti fondamentali dell’uomo. La norma etica si accompagnava e fondeva con l’amore responsabile per il proprio lavoro e con l’attenzione sensibile al dialogo e al confronto.

La politica, diceva, deve farsi interprete delle “attese, speranze e angosce dei cittadini” per realizzare il bene comune.

Dunque un uomo di prima fila della complessa democrazia di allora, ma anche un uomo che per anni aveva guidato l’Azione Cattolica, dimostrando una fecondità spirituale indirizzata alla gioia del servizio e del paziente lavoro quotidiano, concreta testimonianza di “immersione nel mondo, senza essere del mondo”

Un uomo attento al prossimo e che in esso riponeva speranza, cercando in “ciascuno un tesoro da portare alla luce”.

Tanto da rinunciare alla scorta, pure in anni difficili per l’Italia. Per non mettere a repentaglio la vita di altri uomini e per testimoniare il coraggio della quotidianità, aveva detto.

Quella mattina, una mattina “qualunque”. Quegli anni, gli anni della “violenza terroristica”. Bachelet aveva appena finito la sua lezione nell’aula Aldo Moro di Scienze Politiche. Camminava verso l’atrio della facoltà dialogando con alcuni studenti, quando una giovane donna lo avvicina e gli spara tre colpi. Poi un ragazzo spara l’ultimo colpo. Era il 12 febbraio 1980. Forse chi aveva compiuto quell’atto pensava di mettere fine alla vita di quell’uomo. Ma proprio allora Bachelet parlò di Vita, con la vita.

L’Italia scoprì l’”uomo” Bachelet, padre di famiglia, amico sincero e “martire” laico. Scoprì i frutti di colui che aveva lavorato silenziosamente al campo che Dio gli aveva affidato. Perché quel giorno “parlò la vita, e parlò del chicco di grano che solo quand’è nel buio della terra comincia a portare frutto”

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