Progetto Mus.e: quando le forme artistiche aiutano l’integrazione

Scritto da   Giovedì, 01 Maggio 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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L’esperienza artistica può essere un ottimo alleato per combattere l’emarginazione e il disagio sociale, soprattutto all’interno delle scuole. Il progetto MUS-E (Musique Europe - www.mus-e.it) attraverso le varie forme artistiche si propone di insegnare un linguaggio universale finalizzato all’integrazione. Ne abbiamo parlato con Rita Costato Costantini dell’Associazione Mus.e Italia Onlus intervenuta su "A Conti Fatti", programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana.

 

 

 

 

Dottoressa Costantini, ci può raccontare come è nato questo progetto a chi è rivolto e quali sono i suoi obiettivi?

Si tratta di una iniziativa nata da un’idea di Lord Yehudi Menuhin, celebre violinista e direttore d’orchestra, e ispirata ai principi educativi dell’etnomusicologo e pedagogo ungherese Zoltan Kodaly. Nel 1993 Yehudi Menuhin, insieme a Werner Schmitt e a Marianne Poncelet, ha costituito a Bruxelles la fondazione che porta il suo nome, la Yehudi Menuhin International. Si tratta di un progetto multiculturale europeo dedicato alle scuole primarie con forte presenza di bambini immigrati o in grave disaggio socio economico culturale.
 

Quali sono nel dettaglio le attività previste da questo progetto?

Il progetto è attivo in Italia dal 1999: si sviluppa con un percorso triennale di circa 18/20 settimane di lavoro annuale svolto all’interno delle classi durante le ore curriculari e sempre in relazione con il programma didattico, con laboratori della durata di almeno un’ora e mezza la settimana e condotti da artisti professionisti di diverse discipline come la danza, la musica, il teatro e l’arte figurativa. Questa attività permette di operare con i bambini in quel microcosmo sociale che è la classe, luogo privilegiato dove si può lavorare meglio sulle tensioni o incomprensioni che l’appartenenza a culture diverse può sviluppare. Il percorso si conclude con una lezione aperta che coinvolge anche tutte le famiglie.
 

Il progetto Mus.e promuove l'integrazione, il rispetto delle culture e la valorizzazione delle diversità fra i più piccoli: quali sono i punti di forza che gli permettono di realizzare questo straordinario obiettivo?

II punto di forza del progetto è l’arte come linguaggio non verbale: i bambini che non parlano italiano o che hanno particolari disaggi, attraverso l’arte riescono ad esprimere le proprie potenzialità, il proprio talento. Si tratta di un lavoro fatto sia sull’autostima dei bambini ma anche nel migliorare il rapporto di questi bambini all’interno della classe e incentivando l’integrazione. Gli stessi genitori, nella lezione finale, attraverso il lavoro dei bambini possono conoscersi e relazionarsi tra di loro.
 

Ci può raccontare qualche esperienza positiva di questo progetto?

Le esperienze positive sono tantissime. Abbiamo tante testimonianze di maestre ma soprattutto di bambini e ne vorrei leggere un paio: la prima è di un bimbo cinese di 7 anni che ci dice “mi piacerebbe fare quel gioco che bisogna fidarsi dell’altro”. Un’altra testimonianza importante è quella di Josè, otto anni: “io penso che Mus.e sia un’associazione che esprime la fantasia dei bambini ma impara anche la musica, il ritmo e ti fa divertire tantissimo, credetemi sono fantastici e lo dico per esperienza”.

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