Cristiani e libertà religiosa. Le radici storiche dell’anima cristiana ed islamica nel continente africano

Scritto da   Mercoledì, 19 Gennaio 2011 01:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Le terre di Missione sui Cinque Continenti, sono Territori dove il Cristianesimo s’è diffuso recentemente; i Cristiani sono ancora una minoranza e si tenta di “diffondere il Vangelo” costituendo nuove Comunità.

Una missione difficile perché il Messaggio evangelico e la Persona di Cristo impegnano tutto l’uomo, in una visione del destino umano radicalmente diverso da quello proposto dalle differenti culture. La scelta d’essere cristiani implica spesso eroismi e martirio. Una vita a rischio. Cristo parlò chiaro: Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi.
Spesso mi è stato possibile entrare nelle situazioni concrete e nelle tensioni segrete, dei rispettivi popoli.

Mi vorrei soffermare brevemente sull’Africa.

Mi sembra che il Continente Africano abbia tre anime. Per leggerle, non si deve partire da una laicità ormai abituale nel nostro Occidente; il quale tende ad alienare l’aspetto religioso, innanzitutto privatizzandolo e poi combattendolo come non conforme ad un umanesimo, che attraverso le acquisizioni scientifiche e psicologiche, progredirà verso una sua felice pienezza che non avrà bisogno di trascendenze indimostrabili, di un Dio. Per l’Africa, si deve invece partire da una “connaturale e pervadente” dimensione religiosa che ha come substrato “la religiosità ancestrale”, trasmessa oralmente per secoli dagli antenati, ed assorbita, recentemente, dalle religioni così dette “rivelate”: il cristianesimo e l’islam.
Duemila anni fa, tutto il Nord Africa mediterraneo divenne cristiano. Si riempì di Martiri, di Dottori, di Contemplativi. Basti pensare ai Monaci d’Egitto incominciando da S. Antonio Abate e S. Cirillo di Alessandria (Egitto), a S. Cipriano di Cartagine, ai 49 martiri di Abitene, a S. Agostino di Tagaste. Sono la punta di un Iceberg. Tutta questa civiltà fu travolta dalle truppe Islamiche nel settimo ottavo secolo; e l’Islam si affermò come ultima rivelazione di Dio presentandosi prima con blandizie poi con la forza. Fino a Si salvò soltanto l’Etiopia. Oggi esso insiste a dire che l’Africa è per sua natura Islamica.
Nel Sud Sahara, è prevalso il cristianesimo diffusosi recentemente attraverso la Colonizzazione occidentale, con la diffusione, non certo felice, del frammentato Protestantesimo nordeuropeo, ancora causa di smarrimenti e confusioni.
E’ comunque l’ancestrale sentimento religioso dell’Africano a fare da coagulante socio-politico e a permettere un dialogo sia pure minimo tra le religioni così dette “monoteiste”.
Perciò, non possiamo neppure parlare di laicità e democrazia, di separazione tra Chiesa e Stato, tra etica civile e morale religiosa, come si parla in Europa. Per l’Africano, sono un tutt’uno o quasi. Lo Stato non può essere a-religioso. L’uomo politico deve fare professione religiosa pubblica più degli altri. In un certo senso è anche capo religioso. Ha una sua sacralità intangibile. Un Arcivescovo mi osservò quanto “ sia corrotta la democrazia occidentale quando elegge un Presidente per dimetterlo dopo appena 5 o 7 anni”. La democrazia occidentale non è ancora entrata nella mentalità africana. Di qui, le soluzioni furbe da parte di molti Presidenti, pur di rimanere in carica a vita, avvalendosi addirittura della dimensione religiosa.
L’effetto più immediato è il clientelismo famigliare, etnico o religioso dei Politici. Il secondo effetto, un arricchimento esorbitante attraverso una catena di privilegi famigliari, sociali, politici, perfino religiosi, dei più influenti. Nei paesi a maggioranza islamica la discriminazione verso i non islamici è fortissima, con ingiustizie socio-economiche e politiche, impressionanti. E si trasforma in studiata pressione proselitistica. O ti converti o non ottieni, anche se tu ne hai tutti i diritti.
Chi vuole inserirsi come imprenditore, deve considerare prima questo contesto.
L’Africa di conseguenza presenta, due anime, cristiana ed islamica, in qualche maniera, in dialogo principalmente per merito di un sottofondo religioso ancestrale.
C’è un altro elemento da cui non prescindere: il tribalismo o etnismo. I Confini degli Stati africani sono frutto di un’imposizione colonialista orientata soltanto a dividersi i territori come fossero delle proprietà. Sono confini assolutamente artificiali, che hanno spaccato in due, Etnie, tribù, famiglie, condizionandone la lingua: anglofona, francofona, lusitano fona, ecc., o, al contrario, hanno costretto in un unico Stato realtà diversissime per, discendenza, tradizioni o religione, come in Sudan… Con ciò, si capiscono sia l’instabilità politica, sia le guerre civili, sia il bisogno di un pugno di ferro da parte dei governi.
Le ideologie che hanno insanguinato l’Europa rivoluzionaria degli ultimi secoli, non hanno inciso come si pensava sulla mentalità africana anche se hanno contribuito a scatenare guerre. Infatti, le guerre sono finite in tutt’altra direzione da quella desiderata dalle Nazioni Occidentali. Le quali hanno guadagnato in vendita di armi ma non nel resto.
Al di là di tutto, dopo le guerre in ogni stato ho constatato in diverse nazioni, un boom economico notevole, come dopo la seconda guerra mondiale in Italia e in Germania. Non manca chi sottolinea che il boom è portato avanti da arricchimenti indebiti di alcuni, specialmente dei politici che hanno saputo pilotare o approfittare dei marasmi nazionali e del potere.
A partire dal SudAfrica, c’è un risveglio impensabile, data anche la ricchezza incredibile di materie prime in alcune zone: dal petrolio (tutta la costa atlantica, dalla Nigeria alla Namibia; il Sudan, la Libia, ecc.) ai minerali rari, ai diamanti. Basti pensare al famoso “copper belt”, dal Congo al SudAfrica.
Le Nazioni che più stanno investendo per la loro estrazione sono le due Potenze Asiatiche: Cina e India. Sono presenti ovunque. Anticipano denaro liquido, senza condizioni né economiche né ideologiche; e si fanno pagare, estraendo loro stesse materie prime, per un valore non facilmente quantificabile, certamente moltiplicato rispetto al denaro prestato.
Ma non possiamo neppure trascurare le risorse idriche, eoliche e gli stessi deserti come ambiente ideale per il “Fotovoltaico”. Una potenzialità elettrica per la desalinizzazione delle acque dei mari attorno e per l’irrigazione dei deserti stessi.
L’Africa, purtroppo, manca di scienziati e d’una classe imprenditoriale a livello industriale; non ha brevetti tecnologici suoi, non ha attrezzature universitarie per eventuali “ricercatori”. Forse manca una predisposizione alla ricerca e alla invenzione oltre che la volontà politica per favorirle.
Si pensa che l’Africa non potrà sfuggire ad una nuova colonizzazione; questa volta, asiatica; non più politica ma tecnologica, più sofisticata ma non meno rapace. E rimarrà depauperata, finché le Università in loco non formeranno una classe di imprenditori e dirigenti d’alto livello capaci di concorrere nei mercati internazionali e non formerà politici esperti, saggi e onesti. Tre aggettivi che basterebbero per dichiarare “santo” un Capo. Come si sta facendo per il primo Presidente della Tanzania, Julius Nyerere.

Don Giuseppe Magrin - Incaricato del Settore Formazione del Clero Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli

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