L’Italia, l’Europa e la Convenzione Onu dimenticata

Scritto da   Domenica, 15 Giugno 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Con l’obiettivo di fornire una definizione di "lavoratori migranti" ma soprattutto stabilire degli standard internazionali per il loro trattamento, Il 18 dicembre 1990 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la “Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie”. Sono passati 25 anni e l’Italia non ha ancora ratificato questa Convenzione. Ne abbiamo parlato con Franco Pittau, coordinatore del Centro Studi e Ricerche IDOS, è intervenuto a A conti Fatti, rubrica a cura della redazione di economicristiana.it ed in onda sulle frequenze della Radio Vaticana

 

 

Dottor Pittau, elemento fondamentale e innovativo della Convenzione Onu del 1990 è rendere gli immigrati soggetti di diritti fondamentali ma soprattutto concedere gli stessi diritti anche ai soggetti irregolari. Ce ne può parlare?

La Convenzione ha una visione molto ampia, generalista: vengono, infatti, inclusi sia i migranti regolari, sia quelli che non hanno il titolo di soggiorno. Il secondo aspetto molto innovativo è quello di considerare queste persone, nonostante la loro posizione giuridica, portatori di diritti. Anche nei confronti degli immigrati irregolari la convenzione parla di diritti da tutelare.

 

In un contesto migratorio così problematico come quello attuale, ci può spiegare l'importanza che assume la Convenzione del 1990 sia per l'immigrato stesso che per la risoluzione della problematica immigrazione?

Si è arrivati a questa Convenzione perché c’era bisogno di una visione di insieme della problematica immigrazione. L'innovazione principale di questa Convenzione, infatti, è che si rivolge a tutto il mondo: abbiamo molte convenzioni in Europa, che valgono esclusivamente per il vecchio continente, come quelle del Consiglio d'Europa sulla partecipazione. Ci sono, inoltre, anche le convenzioni internazionali, come quella delle organizzazioni internazionali del lavoro. La Convenzione Onu del 1990 riguarda, invece, tutti i soggetti e i paesi del mondo e riguarda tutti i diritti: questa è la novità. Con questa Convenzione, l'organizzazione delle Nazioni Unite ha avuto il coraggio di dire che l'emigrazione è un problema generale. Ha risolto la problematica? No, non ha risolto tutto.

 

La Convenzione è stata ratifica da 46 stati, ma non dall'Italia e nemmeno da nessuno dei Paesi Ue. Come mai?

Parlare dell'immigrato, che sia regolare o irregolare, come portatore di diritto, è un fatto al quale noi non siamo molto abituati. Ci sono molti paesi del mondo dove l'immigrazione è molto forte e dove questa percezione dell’immigrato come portatore di diritti è molto, molto più attenuata: non solo i paesi più industrializzati, che potrebbero imparare di più nell'inquadrare l'immigrato come portatore di diritto, ma anche altri paesi dove i diritti sono molto più tenui, molto più rarefatti la Convenzione potrebbe dire molto.

 

In Italia ci sono state anche ultimamente delle aperture legislative nei confronti degli immigrati, mi riferisco in particolare al recente recepimento della normativa europea sull'accoglienza. I presupposti sembrerebbero esserci tutti. Non le pare quindi una contraddizione non ratificare questa convenzione?

Possiamo dire si e no. Ammettiamo che la convenzione ONU entri oggi in vigore in Italia, non è che cambi molto: noi abbiamo una Costituzione molto aperta, ma anche una legislazione sull'immigrazione, nonostante i successivi interventi restrittivi, ugualmente molto aperta. Nonostante ciò siamo restii ad approvarla: innanzitutto perché ciò prevede di mettersi sotto il cappello di un'organizzazione internazionale e non si è molto propensi a fare ciò. Anche perché l’Europa è andata molto avanti nel processo di integrazione europea. Nel corso di un convegno che si è svolto in Italia, quando il problema dell'approvazione della convenzione era più vivo di quanto lo sia oggi, si disse che l'ideale sarebbe stato portare l'Unione Europea, come struttura giuridica, ad approvarlo. Si ha, però, un po' paura a farlo.

 

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