Conoscere la lingua per vivere l’integrazione

Scritto da   Domenica, 22 Giugno 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Don Milani ha scritto: "solo la lingua rende uguali: uguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui". La lingua è uno degli strumenti essenziali per l’inclusione della popolazione migrante, per questo è fondamentale promuovere interventi per il suo apprendimento. Corsi di italiano per stranieri sono solo una delle attività che l’Upter, l’Università Popolare di Roma, organizza per promuovere l’integrazione. Ne abbiamo parlato con Tonino Tosto, vice presidente dell’Upter, intervenuto su A conti Fatti, rubrica a cura della redazione di economicristiana.it ed in onda sulle frequenze della Radio Vaticana   

 

 

Dottor Tosto, tra i pilastri sui quali si fonda l'azione educativa e sociale dell'Upter c’è anche l’intercultura. In quali progetti educativi si concretizza?

Come Upter, abbiamo sempre sviluppato attività relative all'intercultura, in modo particolare tramite progetti che riguardano l'italiano per stranieri, o la realizzazione di diversi progetti europei nei quali abbiamo portato avanti percorsi relativi all'integrazione.
 

Tra i tanti progetti c’è anche quello riguardante la formazione dell’insegnante di lingua italiana per stranieri, realizzato in collaborazione con l’Università di Siena. Perché è importante questo corso?

È importante per il riconoscimento che l'Università di Siena dà all'Università Popolare di Roma: siamo uno dei pochi centri autorizzati per la preparazione all'esame CILS, esame per lo straniero che studia l'italiano; al tempo stesso realizziamo percorsi DITALS, che riguardano la formazione di quegli insegnanti che andranno a realizzare quei percorsi di formazione per gli stranieri che vogliono conoscere l'italiano.
 

Anche quest’anno è attiva la formazione per la figura di “esperto in Mediazione culturale”, figura professionale importante visto anche il contesto italiano dove vengono accolti ogni giorno moltissimi immigrati. Qual è stata l’attenzione verso questo corso?

L'attenzione è molto forte. È sufficiente leggere le notizie di tutti i giorni: arrivano in continuazione persone disperate che cercano di inserirsi nel nostro Paese, oppure che passano per il nostro Paese sperando in questo modo di raggiungere l'Europa. Un percorso formativo relativo alla mediazione culturale, quindi, è assolutamente importante per il nostro Paese; inoltre offre una possibilità di impegno sociale e professionale sempre utile.
 

Ci può fare un bilancio di questi primi anni di vita del progetto?

Il bilancio è senz'altro positivo. Noi auspichiamo un aumento di questi percorsi formativi, in quanto riscontriamo un grande interesse da parte dei partecipanti. È evidente che dobbiamo lavorare per aumentare le opportunità, considerato che il tema è di sempre più forte attualità. Questo vuol dire che il nostro Paese deve prepararsi e preparare sempre più cittadini ad avere una capacità di mediazione culturale vista l’impronta multiculturale che la sta caratterizzando.
 

Affinché ci sia integrazione, un insegnante di italiano per stranieri non deve solo trasmettere la conoscenza linguistica ma deve anche essere ponte tra due culture differenti. Deve svolgere quasi il ruolo di mediatore culturale. Ma allora che differenza c’è tra un insegnante di italiano per stranieri e un mediatore culturale?

La differenza è sostanziale, con tutto rispetto per l'una e per l'altra figura professionale: da una parte troviamo chi dà tutti gli elementi per la conoscenza della nostra lingua e della nostra cultura; dall'altra abbiamo una figura professionale che, unitamente al percorso assolutamente necessario di conoscenza della nostra lingua, unisce anche elementi di conoscenze culturali del nostro Paese, di conoscenze del territorio, e allo stesso tempo non si dimentica della cultura di provenienza dello straniero, affrontando in questo modo un percorso di conoscenza e conseguentemente di integrazione. L'integrazione passa attraverso la conoscenza: se non conosci hai paura del diverso. In Genere fanatismi, nazionalismi e persecuzioni sono sempre derivate dalla non conoscenza dell'altro. Questa è la differenza positiva tra un “semplice” percorso di conoscenza della lingua del paese che ti ospita con un percorso che prepara e fa crescere l'integrazione.

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