La vittoria più bella nello sport? L’integrazione

Scritto da   Domenica, 06 Luglio 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Lo sport, proprio per i valori che lo caratterizzano, può e deve essere strumento per veicolare l’integrazione e il rispetto dell’altro. Proprio per questo il Coni e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno stipulato un accordo di programma in materia di integrazione sociale dei migranti attraverso lo sport. Da questo accordo è nato il Manifesto dello Sport e dell’integrazione. Ne abbiamo parlato con il professor Vincenzo Iaconianni, componente del comitato scientifico che ha redatto il Manifesto e Membro del Cda di Coni Servizi, intervenuto su A conti Fatti, rubrica a cura della redazione di economicristiana.it ed in onda sulle frequenze della Radio Vaticana. 

 

 

Professor Iaconianni, perché la necessità dell’accordo tra Coni e Ministero del Lavoro e Politiche sociali e quindi la nascita di questo Manifesto?

Le ragioni sono molteplici. Si è ritenuto opportuno stipulare questo accordo vista la naturale vicinanza dello sport con il mondo del lavoro. In particolare si fa riferimento allo sport sotto il profilo dilettantistico, ma anche come vera e propria forma di lavoro che occupa tantissime persone in Italia. Infine anche per incentivare la cittadinanza sportiva, sulla quale si basa molto questo Manifesto.

 

Lei, come componente del comitato scientifico, ha redatto il Manifesto dello Sport e dell’Integrazione. Ci vuole spiegare cosa vuole promuovere il manifesto?

Lo dice il termine stesso: integrazione sociale, concetto che investe tutto il mondo, tutta la società italiana anche sotto il profilo sportivo. Tutelare, incentivare, rendere ancora più semplice l'integrazione dei cittadini non italiani attraverso lo sport. Si parla allora di cittadinanza sportiva in questi termini: stranieri che si trovano in Italia, oppure stranieri nati in Italia, devono essere in grado di diventare, sotto il profilo sportivo, dei cittadini italiani e quindi rappresentanti dello sport italiano.
 

L’obiettivo, quindi, è quello di perseguire lo Ius soli, spronando l’opinione e soprattutto le istituzioni?

Si sicuramente è così. Abbiamo usato il termine cittadinanza sportiva in quanto lo Ius Soli è un termine che ha natura sociale e politica. Nel caso dello sport ci è sembrato più opportuno parlare di cittadinanza sportiva al fine di distinguere quelle che sono le sfere non solo di interesse ma anche di competenza, della politica da una parte e dello sport dall’altro. E' sicuramente uno degli aspetti di questo Manifesto, dove il Coni ha messo maggior interesse e maggior impegno.
 

A chi è indirizzato questo Manifesto?

E indirizzato a tutti, anche a chi non fa parte del mondo sportivo. Contiene una serie di norme, di raccomandazioni, di messaggi che vengono rivolti al mondo sportivo, ma che non possono avere una ricaduta solo ed esclusivamente sportiva. Bisogna sensibilizzare i cittadini italiani su questa problema, anche in un’ottica sportiva.

 

In fatto di integrazione possiamo dire che lo sport, attraverso questo Manifesto, si è dimostrato più avanti rispetto ad altri settori della società, come ha affermato lo stesso presidente Malagò?

Condivido il pensiero del presidente Malagò, che lo sport, in questo ambito, sia all'avanguardia. Lo sport ha una funzione sociale importantissima, perseguita dal Coni stesso, che è l’integrazione. Lo sport, infatti, è fratellanza e convivenza civile e pacifica fra i popoli. 

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