Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2014: cresce l'imprenditoria immigrata, risorsa per l'economia italiana

Scritto da   Domenica, 13 Luglio 2014 08:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2014: cresce l'imprenditoria immigrata, risorsa per l'economia italiana

Cresce il numero delle “imprese immigrate”, diventando sempre più un motore importante per l'economia italiana come di quella europea. A dirlo è il rapporto “Immigrazione e Imprenditoria” presentato il 10 luglio 2014 a Roma e realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con Unioncamere, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, Camera di Commercio Industria e Artigianato di Roma, MoneyGram e con il supporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

In Italia, secondo i dati di Unioncamere, sono ben 497.080 le imprese i cui titolari sono nati all'estero o la cui maggioranza dei soci è straniera: incidono per un 8,2% sul totale delle imprese nel nostro paese, e la tendenza degli ultimi anni è la crescita. Infatti, a fronte di un calo globale e in particolare riguardo le aziende facenti capo ad italiani, dal 2011 al 2013 questo tipo di imprese è cresciuta del 9,5%.

Così come tutto il panorama italiano, anche se in proporzioni diverse, la maggioranza è composta da imprese individuali (400.583, l’80,6% del totale), mentre società di persone sono il 7,6% (37.538). A ritmi di aumento più evidente sono le società di capitali (49.507, 10,0% delle imprese immigrate)e le cooperative(8.514, 1,7%) che nel biennio 2011-2013 crescono rispettivamente del 13,7% e del 15,9%. Altro importante incremento è quello delle imprese a conduzione femminile: nell’ultimo anno le imprese condotte da donne di origine straniera (117.703) sono aumentate del 5,4% e, alla fine del 2013, incidono per quasi un quarto sul totale di quelle a guida immigrata (23,7%).

Per quanto riguarda i settori lavorativi, gli imprenditori di origine straniera seguono le logiche di ricambio degli imprenditori autoctoni, laddove vi siano occupazioni facilmente accessibili, senza eccessivi investimenti iniziali e con margini di crescita e profitto ridotti, come commercio ed edilizia, settori che raccolgono oltre 6 imprese ogni 10. Sono infatti questi due settoru a prevalere, rispettivamente 175mila imprese(35,2% sul totale) e 126mila(25,4%). A seguire le attività manifatturiere (41mila, 8,3%), le attività di alloggio e ristorazione (36mila, 7,2%) e i servizi di noleggio, agenzie di viaggio e altri servizi alle imprese (4,7%).

Sulla base di questi e ed altri dati, come la distribuzione a livello regionale e il confronto col panorama europeo, il Rapporto non si limita fare una fotografia, ma avanza alcuni obiettivi da perseguire per quella che è la promozione e l'integrazione delle aziende immigrate. Sono richieste forti quelle che emergono : le agevolazioni in materia creditizia; la semplificazione degli adempimenti burocratici; l’alleggerimento del carico fiscale; il sostegno e l’assistenza da assicurare anche nelle fasi successive allo start-up; l’insistenza (anche)su settori diversi da quelli tradizionali; la maggiore apertura a forme societarie diverse dall’impresa individuale, che consentano anche di ampliare il numero di dipendenti e superare la coincidenza tra realtà familiare e realtà aziendale; l’ampliamento del raggio di azione (rispetto al territorio nazionale e, quindi, tramite l’attivazione di legami operativi con i Paesi di origine); collegamenti più stretti con le strutture creditizie, a supporto di impegni imprenditoriali di più rilevante portata; l’apertura all’associazionismo di categoria e alla formazione di consorzi (da considerare una condizione facilitatrice dell’accesso ai benefici di legge, come anche all’assistenza tecnica e operativa).

Sono certamente obiettivi importanti da perseguire per l'integrazione. La speranza è, perché tutto vada di pari passo, che siano traguardi da raggiungere per tutte le piccole e medie imprese, senza distinzione di provenienza, per far si che sia tutta l'economia italiana a ripartire insieme.

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