Tra guerra e miseria in Siria a rischio un'intera generazione di bambini

Scritto da   Domenica, 21 Febbraio 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)

Solo nel mese di Gennaio 2016 oltre 5.000 hanno preso la via del mare alla ricerca di una vita migliore. Di questi un quarto circa sono minori.

Dalle persecuzioni, alla miseria, alla guerra e all'abominio dei ragazzi soldato. Giovanna di Benedetto, portavoce di Save the Children, è intervenuta  su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domenica e festivi alle 15.40 e tutti i lunedì alle 11.35.

 

Quanti sono i migranti minori? Da dove vengono e dove vanno?
Nel 2016 già più di 54.000 persone hanno attraversato il mare per raggiungere le coste europee e più di un quarto sono bambini: inoltre solo nel mese di gennaio sono già morte quasi 400 persone. Se guardiamo all’Italia nel mese di gennaio sono arrivate, via mare, 5.273 persone e tra queste 645 minori non accompagnati. Nel 2015 i minori non accompagnati giunti nel nostro paese sono stati più di 12mila, provenienti per lo più dall'Eritrea, dall'Egitto, dalla Somalia, dal Gambia e dalla Nigeria.
I ragazzi e le ragazze che provengono da Eritrea e Somalia tendono ad andarsene il prima possibile, per loro l'Italia è semplicemente una tappa per raggiungere familiari o amici che si trovano nel Nord Europa. Gli egiziani, invece, tendenzialmente vengono mandati dalle famiglie e una volta che arrivano sentono molto forte l'esigenza di cercare qualunque tipo di lavoro per ripagare la famiglia, che spesso si indebita per pagare loro il viaggio.


In Siria in particolare cosa sta accadendo?
Ormai da cinque anni ogni giorno più di 3mila bambini siriani sono costretti a lasciare le proprie case a causa della guerra.
Sono quasi sei milioni i bambini sfollati all'interno del paese o rifugiati nei paesi confinanti, più dell'intera popolazione della Norvegia o dell'Irlanda. C’è il rischio di perdere un'intera generazione di bambini.
Sono quasi tre milioni i bambini siriani che non vanno a scuola nel paese o in quelli limitrofi e questo non va sottovalutato perchè l'educazione è una forma essenziale di protezione dei minori in contesti di crisi, garantisce anche alle famiglie un’opportunità di crescita e di sviluppo.
Prima dell'inizio della guerra il tasso di scolarizzazione in Siria si avvicinava alla totalità; ora, in alcune parti del paese, è sceso al 6%, una scuola su quattro è stata danneggiata o occupata; è di pochi giorni fa la notizia di altri attacchi aerei che hanno colpito le scuole siriane. Oltre mille scuole nel paese sono state devastate o trasformate in depositi di armi o in centri di tortura.

 

Per molti bambini la migrazione rappresenta la salvezza dall’impiego come bambini soldato. Quanto è diffuso il fenomeno?
Secondo le ultime stime a partire dal 2011 sarebbero più di 250.000, in almeno 19 paesi, i bambini soldato nel mondo, costretti a combattere, impiegati nei trasporti dei rifornimenti o in altri compiti in prima linea o di supporto. O, in altri casi, sfruttati sessualmente: nella sola Repubblica Centrafricana si stima che siano tra gli 8 e i 10.000 i bambini e le bambine reclutate dai gruppi armati e diventate vittime di abusi o sfruttamenti sessuali.
Nel Sud del Sudan oltre 13.000 bambini sono stati reclutati dalle parti in conflitto. Lo scorso anno sono arrivati nel nostro paese almeno 3.000 minori eritrei fuggiti dal rischio di una leva militare praticamente a vita e un destino simile lo condividono i somali.
In Siria i bambini sono stati utilizzati da più parti come scudi umani, combattenti o staffette al fronte; molti sono esposti ogni giorno a rischio rapimento o arruolamento, una volta rimasti soli dopo aver perso i genitori che sono stati uccisi o si sono smarriti nelle fughe precipitose dalle aree sotto bombardamento.

 

Che ruolo dovrebbe avere l’Europa nella gestione del processo migratorio?
È indispensabile che l'Europa rafforzi l'intervento di salvataggio in mare, soprattutto nell'Egeo: le cronache delle ultime settimane ci hanno raccontato di naufragi che spesso coinvolgono minori.
Durante il viaggio dei migranti in Europa, poi, bisogna assicurare l'essenziale per essere protetti dal freddo e per rispondere agli altri bisogni primari: i bambini che noi vediamo arrivare in Grecia manifestano spesso i sintomi del congelamento e dell'ipotermia.
Bisogna in ogni caso attivare canali alternativi e sicuri di accesso all'Europa attraverso programmi di ammissione umanitaria perché ad oggi l'unica possibilità di fuga consiste nel mettersi nelle mani dei trafficanti.
E' necessario infine che l'Europa condivida tutta la responsabilità dell'accoglienza, rendendo effettivo il sistema di ricollocamento e definendo un sistema di asilo europeo.


Recentemente avete indagato il modo in cui internet influisce sulla scelta di migrare. Cosa avete scoperto?
In occasione del Safer Internet Day, per l'utilizzo positivo e consapevole di internet, abbiamo avviato una consultazione che ha coinvolto 165 minori, di età compresa tra i 15 e i 17 anni in otto strutture di prima accoglienza in Italia per capire l'utilizzo che i ragazzi fanno di internet e i rischi a cui vanno incontro sia nel loro paese di origine, sia una volta arrivati in Italia.
Tra coloro che avevano accesso ad internet nel paese di origine, quindi principalmente egiziani, è emerso che uno su cinque è stato stimolato positivamente alla partenza da internet, attratto dalle fotografie viste ad esempio su Facebook, fotografie di posti bellissimi, di amici che ce l'avevano fatta.
Immagini in alcuni casi distorte, un ragazzino ad esempio ha raccontato di aver spinto i genitori ad ipotecare la casa per partire perché aveva visto un caro amico che era riuscito a raggiungere il benessere; quando è arrivato in Italia l'amico gli ha detto che non era così bello come poteva sembrare.
Come per i ragazzi italiani, ma a maggior ragione per i minori stranieri non accompagnati perché sono particolarmente vulnerabili, internet rappresenta una grandissima opportunità e un modo per soddisfare il bisogno di affettività e socialità. Bisogna considerare chi ragazzi che arrivano qui non parlano la nostra lingua, conoscono pochissime persone, non hanno una rete di relazioni, quindi una volta che arrivano nel nostro paese la rete può essere utilissima, ma può anche rappresentare anche un grosso rischio.

Letto 375 volte

Informazioni aggiuntive