Spiegare l’Islam a chi ha paura dei musulmani

Scritto da   Domenica, 03 Aprile 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Il 23 aprile a Roma presso il Villaggio per la Terra al Galoppatoio di Villa borghese aprirà la Mariapoli che quest’anno avrà come titolo “Vivere insieme la città”. Una serie di workshop, dibattiti e testimonianze permetteranno di approfondire temi tra i più caldi proposti dall’attualità.

Tra questi, il dialogo interreligioso, tema tornato di strettissima attualità dopo i tragici fatti di Bruxelles. A guidare l’approfondimento sarà Michele Zanzucchi, autore del libro “L’Islam spiegato a chi ha paura dei musulmani”, intervenuto oggi su “A Conti Fatti”, programma a cura di Economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domenica e festivi alle 15.40 e tutti i lunedì alle 11.35.

 

Spiegare l’Islam a chi ha paura dei musulmani. Basta un libro per farlo?

Ovviamente no, ma un libro può contribuire.
Questo libro è nato all'indomani di Charlie Hebdo, prima del 13 novembre e prima del 22 marzo, ma il suo principio rimane più che mai valido: per dialogare bisogna conoscersi e per conoscersi si deve guardare alle radici della propria religione, della propria cultura, della propria civiltà.
In questo senso, l'”Islam spiegato a chi ha paura dei musulmani” è un contributo per una maggiore comprensione, soprattutto da parte di chi abita in occidente, dell’universo musulmano.

 

Qual’è il volto dell’islam che la cronaca non ci racconta?

Per presentare questo libro sono andato in giro per l'Italia. Nessuno degli appuntamenti è stato organizzato dall'editore, ma da comunità musulmane e cristiane in dialogo. Ho conosciuto un Islam perfettamente integrato, pacifico, attento a non urtare le sensibilità degli altri, un Islam misericordioso. Mi è parso che l'Islam che non conosciamo e che non è conosciuto attraverso la cronaca sia quello largamente maggioritario, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

 

Anche chi ha paura dell’Islam comprende che non tutti i musilmani sono terroristi. Ma cosa risponderebbe a chi le fa notare che tanti terroristi sono, o si dichiarano musulmani?

Chiunque può professarsi di una religione e commettere atti che sono contrari ad essa ed è quello che accade nell'Islam in questo momento. E' difficile scagliare una pietra sapendo che noi europei, pur con condizioni molto diverse, abbiamo ospitato i due più grandi genocidi della storia dell'umanità. Il nazismo e lo stalinismo sono nati in ambiente cristiano proprio come ora in ambiente musulmano stanno nascendo forme terroristiche gravissime che vanno combattute. Spesso si sente dire che tutti i musulmani sono terroristi, ma conoscendoli e andandoli a visitare nei loro paesi si ha una visione profondamente diversa delle cose.


All’interno del mondo musulmano esiste una spaccatura tra islam sciita e sunnita. Come mai? Chi sono i “cattivi” tra virgolette?

Non ci sono buoni e cattivi. All'interno del mondo musulmano, la differenziazione tra sciiti e sunniti è un po' come quella che c'è tra cattolici e protestanti, sono diverse tendenze dello stesso credo.
Il problema è che a capo di questi due schieramenti si sono posti due paesi come l'Arabia e l'Iran che tra loro non hanno nessuna intesa e tendono a politicizzare gli eventi.
Il contrasto tra sciiti e sunniti, come mostra la guerra esplicita che sta avvenendo in Yemen, suggerisce che la pacificazione non debba essere solo tra mondo occidentale e mondo arabo, ma anche all'interno stesso dell'Islam.

 

Si parla di dialogo interreligioso e poco di dialogo interculturale. Forse però gli stereotipi che si sentono riguardano più questo secondo aspetto. 

In realtà si parla poco di entrambi. Dialogo interreligioso e interculturale sono indispensabili l'uno all'altro, le religioni sono permeabili alle culture e sfido chiunque a riconoscere delle affinità tra musulmani algerini o marocchini, musulmani indonesiani o pakistani. Certamente leggono lo stesso Corano, hanno alcune tradizioni simili, ma sono molto diversi tra loro.

Iil dialogo interculturale è strettamente intrecciato con quello interreligioso, ma il secondo ha qualcosa di molto interessante perché mette i fedeli in dialogo tra loro. Benedetto XVI sciolse il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ma dopo aver visto dei musulmani nella Moschea Blu di Istanbul, decise di reintrodurlo, distaccandolo da quello per la cultura nel quale lo aveva allocato. Credo che questa sia un'importante testimonianza fatta da un Papa sulla compresenza di queste due forme di dialogo.

 

La regola d’oro che la Mariapoli invita a vivere è “fai agli altri quello che si vorrebbe fosse fatto a sé”. Uno dei cavalli di battaglia dell’islamofobo è “qui si aprono moschee, ma nei paesi musulmani non fanno aprire chiese”.

La regola d'oro “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” si applica soprattutto nei rapporti interpersonali, ma anche il dialogo con i musulmani deve essere fatto così, non è possibile dialogare se non si ha questa disposizione di fondo.

Quella delle moschee è una vecchia questione, ma riguarda gli stati, non le religioni e bisogna distinguere questi due piani. Ricordo che la Costituzione Italiana e le costituzioni europee garantiscono la libertà di culto e luoghi adeguati per il culto e questo non  sempre accade né qui in Italia, né in altri paesi. So che è poco popolare in questo momento dire “apriamo moschee”, ma farlo vuol dire togliere i musulmani dalle cantine e rimetterli sotto lo sguardo di tutti.
C’è un controllo sociale che nasce dalle moschee a cielo aperto. Pensiamo all'accordo che è stato fatto a Torino e Firenze tra il Comune e le Associazioni musulmane sul fatto che i sermoni siano fatti in italiano: questo potrebbe aprire uno spazio enorme di integrazione e scacciare i terroristi. Il giudice D'Ambrosio dice: “i terroristi nascono nelle carceri, non nelle moschee.”


I recenti fatti di Bruxelles quanto possono ostacolare il dialogo?
Purtroppo al momento vedo che ci sono delle reazioni molto epidermiche, di pancia. Il giorno della strage di Bruxelles ho postato su Facebook un mio articolo e ho ricevuto risposte contro ogni dialogo, contro ogni integrazione.
È questa la reazione primaria, ma quella secondaria è diversa: ci si rende conto che collaborare, condividere le proprie vite, riuscire ad avere una reale integrazione è la speranza della massima parte della popolazione.
È vero che ci sono i partiti xenofobi, è vero che ci sono i partiti anti Islam, ma è anche vero che la stragrande maggioranza della popolazione europea è per una integrazione pacifica. Più facciamo la guerra, più combattiamo, più dovremo affrontare dei casi come quelli di Parigi e di Bruxelles e questo non è tollerabile; dobbiamo riportare in auge la vocazione prima dell'Europa, portare ovunque una cultura di pace.

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