L'Africa merita il rispetto della dignità, anche nell'assistenza. In evidenza

Scritto da   Domenica, 18 Giugno 2017 16:01 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Suzanne Mbiye Diku (Foto: Pedrix.D)

Tra le presenze più significative del forum "Donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli" durante la Festa dei Popoli di Roma dello scorso 21 maggio, va annoverato sicuramente quello di Suzanne Mbiye Diku, di origine congolese, che da decenni vive ed opera in Italia come medico chirurgo. La dottoressa Diku, che con la sua attività ha ricevuto la nomina di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è presidentessa dell'associazione REDANI (Rete della Diaspora dell'Africa Nera in Italia), che si occupa della comunità degli immigrati in Italia dall'Africa sub sahariana.

Che cos'è l'associazione REDANI di cui lei è presidente, e come opera?
La REDANI è la Rete della Diaspora dell'Africa Nera in Italia, creata da africani per rispondere al bisogno urgente di essere protagonisti della propria situazione. Opera nel campo culturale, per rappresentare alla società italiana le nostre priorità. La REDANI vuole parlare per gli africani, come africani, e non lasciare lo spazio ai mass media che usano stereotipi. È presente negli ambiti politico, culturale, sociale, e ovunque ci sia necessità di affermare con la nostra voce una posizione che per noi è importante: essere protagonisti.

Diaspora è una parola molto evocativa e dalle sfumature storicamente tragiche. Quali sono le caratteristiche specifiche delle migrazioni dai paesi dell'Africa nera sulle sponde europeee? Quali i problemi più critici?
I problemi più critici sono quelli del viaggio e delle cause che sono dietro la partenza di alcuni di noi. L'immigrazione dall'Africa ha diverse cause. Normali, come la decisione di venire in Europa per completare o approfondire studi, fare ricerche. Oppure può essere anche una partenza dettata dalla necessità di mettersi in salvo, in seguito a persecuzioni politiche o altro; o comunque un tentativo di trovare la soluzione per una vita migliore, fuggendo da situazioni socio-economiche drammatiche. Perciò, ci sono diverse categorie di immigrati, di persone, che poi alla fine vanno a costituire quella che può essere chiamata la "diaspora africana". La diaspora assume un'importanza fondamentale, sia come interlocutore nel paese di accoglienza, sia come interlocutore con il continente di origine.

Lei ha parlato anche di stereotipi legati ai migranti africani. Quali sono quelli più odiosi?
I più odiosi sono quelli del "povero", del "miserabile", del "mendicante", dell'eternamente assistito. Per questo la REDANI ha promosso una campagna di comunicazione sociale, interpellando i responsabili del marketing delle organizzazioni umanitarie per dire che si possono fare fundraising e comunicazione senza usare immagini degradanti. Questo messaggio è rivolto non solo alle associazioni umanitarie, ma anche alla RAI e a tutti gli organi di comunicazione. In Italia c'è un grossissimo problema culturale, parlando di immigrati provenienti dall'Africa subsahariana (ma anche dall'est Europa o in generale del "problema dello straniero"): è l'immagine del nero, del vu' cumprà o del bambino con le mosche al naso che viene sbattuta comunque, sempre, e a sproposito, per far passare immediatamente il messaggio. Noi abbiamo detto no! Non si può andare avanti così. Bisogna che tutti imparino il rispetto dell'altro, la verità, la dignità: salvaguardare la dignità della persona anche quando la si assiste. Questo è il nostro motto.

L'altra faccia della medaglia è il contributo che una comunità può dare al paese ospitante. Quale può essere il contributo degli africani sub sahariani?
Gli africani sub sahariani sono molto resilienti; hanno un'energia, delle risorse incredibili. Contribuiscono alla crescita di questo paese, perché lavorano, si prendono cura delle persone, sono presenti nei servizi, come professionisti, come mediatori, a livello dell'integrazione dei processi economici e politici. Abbiamo figure di riferimento altamente qualificate; non dobbiamo nemmeno più difenderle o tornarci sopra, ma è bene rimarcare che abbiamo idee, competenze e professionalità che mettiamo ogni giorno al servizio di questo paese e dei fratelli.

Durante la Festa dei Popoli lei ha lanciato un appello per portare alla luce la situazione del Congo, la sua madre patria, che sta vivendo un periodo di guerra civile. Venerdì 30 giugno, dalle 10 alle 14, ci sarà una manifestazione in piazza Montecitorio a Roma; quali sono i motivi e gli obiettivi dell'evento?
Il 30 giugno è l'anniversario dell'indipendenza della Repubblica Democratica del Congo. Di indipendenza non ce n’è nemmeno traccia: allora la Diaspora della Repubblica Democratica del Congo in Italia, invita tutti i cittadini italiani, di qualsiasi rango, ordine, credo, ma che abbiano in comune la difesa dei diritti, ad unirsi a noi per poter dire no alla strategia della morte e della distruzione; per poter affermare con forza che noi crediamo nella vita e che è possibile sperare in un futuro democratico e di dignità per la Repubblica Democratica del Congo.

Suzanne Mbiye Diku (Foto: Pedrix.D)
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