Ecologia e cristianesimo: dai testi dei padri della Chiesa alla Laudato Si’ di papa Francesco In evidenza

Scritto da   Martedì, 10 Aprile 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Foto: Pixabay.com

Tre anni fa papa Francesco diffuse l’enciclica “Laudato Si’”, un accorato appello alla cura della casa comune, ovvero il nostro pianeta, che è diventato un punto di riferimento e di convergenza tra il mondo dell’ambientalismo laico e quello cattolico. Il 25 aprile, a Roma, il Villaggio per la Terra ospiterà un incontro pubblico sul tema “Laudato Si’, le culture si interrogano”. Il convegno, organizzato da Earth Day Italia, dal Gruppo Editoriale Città Nuova, in collaborazione con Il Cortile dei Gentili, riunirà rappresentanti di diverse culture per una riflessione sulle conseguenze della pubblicazione dell’enciclica sul piano scientifico, politico e religioso e sociale. Ne abbiamo parlato con Piero Coda, presbitero, teologo e membro della Pontificia Accademia di Teologia, in questa intervista per “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Professor Coda, qual è il valore dell'enciclica “Laudato Si’”di papa Francesco? Quali sono stati gli effetti nel mondo cattolico a quasi tre anni dalla sua emanazione?

La “Laudato Si’” è un manifesto profetico, perché ha aiutato tutti, nel mondo cattolico e al di là del mondo cattolico, a spalancare gli occhi su una realtà, dice papa Francesco, che è al tempo stesso gioiosa e drammatica: la realtà della situazione di pericolo della “casa comune” e della bellezza del creato di cui siamo chiamati a prenderci cura. È quindi un testo che invita a una presa di responsabilità, a una conversione profonda; disegna delle strade di cambiamento, prima di tutto di trasformazione dei paradigmi culturali che viviamo; e indica delle linee di educazione. Tutto sommato mi sembra che, nel mondo cattolico, non abbia ancora avuto l'attenzione che meritava. È un testo che va ripreso, meditato, digerito, introiettato; un testo da cui occorre prendere spunti importanti a tutti i livelli. Direi che nel mondo cattolico c'è ancora molto da fare per assumere la sfida rappresentata da questa grande pagina del magistero della dottrina sociale della Chiesa.

Allargando lo sguardo al contesto storico nel corso dei secoli, quali spazi hanno avuto l'ambiente e l'ambientalismo nella teologia cattolica?

Nella visione cristiana della realtà, lungo i secoli sono state scritte delle pagine meravigliose sulla casa comune, sulla bellezza del creato, sulla necessità di prendersi cura dell'ambiente. Nell'età patristica abbiamo delle pagine scritte dai grandi scrittori ecclesiastici sui sette giorni della creazione, in cui viene descritta la responsabilità che l'Uomo riceve da Dio in rapporto alla casa comune. Nel Medioevo abbiamo delle pagine anch’esse straordinarie: la tradizione francescana, a cui appunto fa appello in modo particolare papa Francesco; penso a san Bonaventura, più volte richiamato nel corso dell'enciclica, ha scritto delle pagine molto profetiche. Forse [il tema dell’ambiente] è stato meno presente nel lungo corso della modernità, per tanti fattori. C'è stata una ripresa nel corso del Novecento: a partire già dagli anni settanta ci sono delle pagine scritte dalla teologia in campo ortodosso, protestante e cattolico che sono state addirittura, direi, delle pagine profetiche. Poi c'è stato un periodo in cui si è segnato il passo. Papa Francesco, con la “Laudato Si’”, rappresenta una ripresa di vigore, uno slancio profetico molto importante e ricco di ispirazioni per una teologia all'altezza delle sfide e dei segni dei tempi.

Sul palco del Villaggio per la Terra, il 25 aprile, Lei sarà insieme agli esponenti di altre culture e altre religioni: possiamo citare Moni Ovadia ed Elzir, l’imam di Firenze. Ci sono culture o religioni più pronte a inserire la tutela del pianeta nei loro precetti morali e nei loro valori fondamentali?

Certamente la tradizione del monoteismo abramitico, che poi si dirama nelle tradizioni ebraica, cristiana e anche islamica, è robustamente ancorata a princìpi di salvaguardia del creato; spinge alla contemplazione della bellezza del Creatore che si riflette nelle creature. Quindi è un terreno molto propizio, una miniera di ispirazione. Ma anche in altre tradizioni religiose c’è questa presenza forte: penso alla tradizione buddista, nelle sue varie forme, in cui viene sottolineato fortemente il carattere relazionale di tutti gli esseri che cadono sotto la nostra esperienza, e che rimandano al mistero assoluto di Dio. Quindi direi che in tutte le autentiche tradizioni religiose è presente una forte ispirazione, anche in quelle cosiddette tradizionali: penso a certe esperienze e tradizioni religiose che riscontriamo tutt’ora in Africa e nell'America Latina. Sono scrigni ricchi di cose antiche e nuove che questo impegno ecologico rinnovato proposto dal Papa, chiama a rivisitare rimettere in rete tra di loro, per un impegno comune che oggi sia responsabilità di tutta la famiglia umana.

Inoltre ci sono delle esperienze, delle tradizioni culturali, in cui il riferimento ai valori legati alla terra e alla natura sono molto vivi. Io ho presente l’America Latina, dove le culture originarie, per esempio quella andina, ma non soltanto, presentano dei forti riferimenti alla visione integrale del creato; quindi proprio oggi stanno riemergendo con forza. Penso anche ad altre culture, come quelle presenti in Africa, presso le popolazioni originarie, dove appunto c'è una forte integrazione tra il mondo umano e il mondo naturale che è attorno. Sono valori che vanno riscoperti anche perché, dal punto di vista cristiano, non dobbiamo dimenticare che il creato è frutto di un atto d’amore di Dio che proietta la sua bellezza in ciò che è altro da lui; ma anche che il figlio di Dio, il verbo in cui tutto è stato creato, si è fatto carne, e nel credo cristiano abbiamo l'articolo che ci ricorda la resurrezione della carne, quindi il destino eterno di tutta la realtà creata nella sua integralità. Perciò c'è una convergenza formidabile che si realizza tra queste aspirazioni, presenti nelle culture originarie, e la pienezza di verità e di luce che ci è offerta dalla rivelazione in Cristo.

Lei è preside dell'Istituto Universitario Sophia di Loppiano, l'università dei Focolari. L’Economia di Comunione, applicata nella pratica a Loppiano, è forse l'esperienza più avanzata di contatto tra il mondo cattolico e l'economia sostenibile?

Certamente il tema economico: giungere a formulare in modo concreto un paradigma di economia che salvaguardi la responsabilità di tutti e che faccia spazio al grido dei poveri e al grido della Terra, è un banco di prova cruciale in questo passaggio epocale. L'Economia di Comunione è certamente un segno molto promettente in questa direzione. All'Istituto Universitario Sophia lo è un po’ tutta l'impostazione culturale che viene data: a livello teologico e filosofico si recuperano la visione cristiana della realtà, segnata fortemente da un'impronta relazionale (perché è frutto del Dio creatore che è Trinità, quindi comunione meravigliosa di relazionalità tra il padre il figlio e lo spirito santo che si riflette nella creazione) e anche dalla necessità di recuperare in modo costruttivo il rapporto tra la visione scientifica, cosmologica, della realtà e la visione sapienziale offerta dalla filosofia della teologia. Per esempio a “Sophia” abbiamo reintrodotto una cattedra di Cosmologia ed epistemologia, proprio secondo una tradizione ben radicata nel filone cattolico della teologia del rapporto con le scienze, e che oggi è assolutamente necessario rimettere al centro di un progetto culturale, responsabile e costruttivo.

Storicamente, in Italia, i movimenti ambientalisti sono nati nel Novecento nell'area politica della sinistra, alternativa all'associazionismo cattolico. Dopo la “Laudato Si’” ha notato un avvicinamento, una convergenza di intenti, tra questi due mondi?

Si. È interessante notare come la coscienza ambientalista e i vari movimenti ecologisti, a partire dagli anni ’60 e ’70, in Italia siano germinati soprattutto sul terreno di opzioni culturali che non attingono direttamente o immediatamente ai filoni cattolici. Nei decenni più vicini a noi abbiamo avvertito una caduta della carica e della tensione ispiratrice in questi movimenti, probabilmente perché c'era necessità di attingere a sorgenti più profonde, non solamente di carattere ideologico, ma appunto anche di carattere etico e addirittura religioso. La “Laudato Si’” rappresenta un ideale punto di riferimento che può rilanciare il rapporto tra coloro che, dal punto di vista cristiano, si impegnano sul fronte ecologico e coloro che, partendo da altre convinzioni si impegnano sullo stesso fronte; ma può anche rappresentare l'invito a creare dei luoghi, dei laboratori di dialogo, in cui la ricchezza delle diverse tradizioni possa essere messa in comunicazione, ci si possano scambiare i reciproci doni, e si possa pervenire a delle soluzioni concrete delle visioni più integrali. Mi pare anche questo un segno di quella che papa Francesco chiama la necessità, non tanto di un’alleanza tra le diverse civiltà e le diverse visioni del mondo, ma la necessità di giungere a una civiltà dell'alleanza: una cultura dell'incontro in cui tutto ciò che vi è di positivo nelle aspirazioni e nei progetti umani trovi la possibilità di arricchirsi e di fecondarsi reciprocamente.

Torniamo al concetto che la “Laudato Si’” andrebbe riscoperta e approfondita dal mondo cattolico. Secondo lei c'è spazio, o addirittura si prefigura, un movimento ambientalista associativo cattolico a base popolare e volontaria come quello dei movimenti laici?

Mi sembra che questa coscienza si stia risvegliando fortemente in strati sempre più larghi anche del mondo cattolico, acquistando un suo posto, una sua pertinenza e anche una sua efficacia. Sarebbe auspicabile che questa dimensione della conversione ecologica, dell'educazione a un'ecologia integrale prospettata dal Papa, diventi una dimensione intrinseca e trasversale di tutte le realtà. Cioè: come oggi non si può essere pienamente cattolici nello spirito del magistero dopo il Concilio se non si è ecumenici e non si dialoga con le altre espressioni religiose, bisogna dire anche che non si è sufficientemente, integralmente o autenticamente cattolici se non si introietta questa dimensione ecologica che è una caratteristica fondamentale della testimonianza cristiana.

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