Quando l’accoglienza funziona. Partito da solo a 16 anni dal Gambia, oggi operaio in Italia. La storia di Jerreh, In evidenza

Scritto da   Martedì, 12 Febbraio 2019 12:47 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Quando l’accoglienza funziona. Partito da solo a 16 anni dal Gambia, oggi operaio in Italia. La storia di Jerreh,

Migliaia di kilometri attraverso 5 paesi. L’attraversamento del deserto prima e del mare poi, in mezzo tante privazioni, difficoltà, situazioni di pericolo. Tutto per arrivare in Italia, in Europa, alla ricerca di una vita migliore.
È un percorso che condividono molti giovani ragazzi africani, come Jerreh Jaiteh che a 16 anni ha lasciato il suo paese, il Gambia, e la sua famiglia fuggendo dalla fame e dalla dittatura di Yahya Jammeh. 5 anni dopo, anche grazie al sistema di accoglienza italiano, lavora come operaio nel nostro paese.

 

Un “lieto fine”, forse, che non deve far dimenticare quanti non riescono a superare indenni questa traversata o quelli che, una volta arrivati non hanno la capacità o la fortuna di inserirsi come è successo a Jerreh, che ha raccontato la sua storia intervenendo all’interno di “A Conti Fatti”, programma a cura di Economia Cristiana, trasmesso da Radio Vaticana Italia

Perché hai deciso di lasciare il Gambia?
Sono un ragazzo giovane come gli altri, ma non ho mai avuto la possibilità di andare a scuola né di lavorare. Facevo dei lavori manuali, mia mamma non è ricca né lo è la mia famiglia e ho deciso di partire, avevo 16 anni.
Sono passato per Senegal, Mali, Burkina Faso e sono arrivato a Agadez (in Niger ndr) dove sono stato un mese per lavorare e pagare l’autista per portarmi in Libia.
In Libia ho fatto 5 mesi in Libia, lavoravo, perché non è facile traversare il mare.
Abbiamo dovuto lavorare, trovare soldi per pagare; c’è stata anche la guerra e ho perso i soldi che avevo guadagnato.

Durante il viaggio hai dovuto affrontare molte difficoltà con tanti chek point e posti di blocco.
Si, in questi posti di blocco ci sono i poliziotti o i soldati che chiedevano i soldi ai ragazzi che intraprendevano questo viaggio. Se non hai soldi ti picchiano o ti maltrattano.

Eri consapevole quando sei partito della difficoltà del viaggio? C’è la percezione in chi parte di quanto sia pericoloso?
Prima non sapevo che ci fosse questa difficoltà, ma quando sono arrivato a metà ho capito che lì c’era la morte e che non potevo andare indietro, solo avanti.

Sei arrivato in Italia nel 2014. Come sei stato accolto?
Sono stato accolto con gentilezza.
Sono stato accolto in mare, poi sono stato in Sicilia da lì abbiamo preso un aereo per arrivare a Bologna, poi da Bologna sono arrivato a Tabiano, poi in una comunità per minori a Salsomaggiore. Lì siamo stati per qualche mese, studiavamo, andavamo in piscina, al cinema. Lì ho cominciato a studiare; prima non ero mai andato a scuola. Ho imparato tante cose, l’italiano, la cucina, la pulizia della casa etc ect.

Sei arrivato in Italia a 17 anni, ora ne hai 21. Cosa fai per mantenerti?
Lavoro per mantenermi. Se non sei nel tuo paese, devi comportarti come loro capito non puoi comportarti come se avessi tutto se non hai niente e devi cercare un lavoro.
Ora ho un posto fisso qua a Montecchio comunque, lavoro in un fabbrica.

Ti senti integrato all’interno della società italiana?
Si, mi sento integrato comunque perché ho nuovi amici anche se mi manca la mia famiglia. Io ringrazio il vostro paese che mi ha dato l’opportunità di vivere i miei sogni perché non è facile lasciare proprio paese e venire qua.
Adesso le cose, con le nuove leggi che stanno uscendo, sono più difficili.
Anche ragazzi che sono già arrivati, alcuni sono qua da due anni, non hanno avuto i documenti. Per lo è molto difficile, come anche per quelli che hanno documenti, ma non hanno ancora il lavoro.
Ora la legge sta cambiando, quelli che avevano una protezione umanitaria non l’hanno più.
Se qualcuno è arrivato dovete cercare di dargli un documento che gli permetta di lavorare perché se uno non ha un lavoro e non ha un documento cosa fa, va a spacciare?
Dovete aiutare quelli che sono arrivati che non hanno ancora documenti e lavoro quindi cercarli e inserirli in ambienti che possano integrarli e aiutarli a cercare un lavoro.

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