Verso Rimini: i diritti umani e la cooperazione tra i popoli. Intervista con Vincenzo Buonomo

Scritto da   Domenica, 08 Luglio 2012 13:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Verso Rimini: i diritti umani e la cooperazione tra i popoli. Intervista con Vincenzo Buonomo

Il meeting per l’amicizia fra i popoli che si aprirà a breve a Rimini, ha come titolo e tema dell’anno “La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”. Tra i grandi temi che il Meeting si propone di affrontare, c’è quello dei diritti perché proprio in questo rapporto con l’infinito l’uomo si ridefinisce, sicuro della propria identità e libero di riconoscere quella altrui

Da questo partiamo per avviare un percorso sulla tutela dei diritti umani con particolare attenzione all’area del mediterraneo. Un modo per riflettere sui diritti garantiti e su quelli negati, un modo per ricordare quanto già affermato nel 700 dalla Dichiarazione dei diritti francese e cioè che la libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri.

Abbiamo chiesto al prof. Vincenzo Buonomo, ordinario di Diritto internazionale presso la Pontificia Università Lateranense, di aiutarci a delineare seppur brevemente un quadro complessivo sui diritti fondamentali e sul diritto allo sviluppo.

 

Prof. Buonomo i diritti umani dovrebbero essere un mezzo per raggiungere un autentico sviluppo umano dei paesi più poveri, eppure sembra ormai scontato che se non vengono rispettati in primo luogo i diritti di seconda e terza generazione, che sono quelli economici sociali culturali tra cui quello allo sviluppo, non si realizzeranno mai i diritti fondamentali di prima generazione, quelli civili e politici. Come è possibile ci può spiegare meglio questo rapporto?
Mi permetterei di dare due indicazioni che credo possano servire: da un lato i diritti fondamentali servono a garantire alle singole persone, alle comunità, ai gruppi di poter realizzare le loro aspirazioni, quindi non sono riferiti a degli Stati o  a degli apparati, ma a delle persone; il secondo aspetto che caratterizza i diritti fondamentali è il principio dell’indivisibilità, cioè non è possibile godere di diritti di carattere civile e politico se non si gode anche dei diritti economici e sociali. Questo principio è particolarmente importante per il diritto allo sviluppo che è un diritto, potremmo dire, “sintesi”, un diritto in cui entrano elementi che sono di carattere  strettamente civile, come partecipare alla vita politica di un paese, ma anche diritti di carattere economico e cioè avere i mezzi per poter operare, pensiamo al lavoro, alle varie libertà legate alla dimensione economica, alla stessa educazione, alla stabilizzazione. Ecco un diritto sintesi come il diritto allo sviluppo ha necessità di realizzarsi attraverso il godimento di tutti gli altri diritti fondamentali.

Qual è il nesso tre la cooperazione internazionale e  il rispetto dei diritti  umani?
Facciamo lo sforzo di allargare: cooperazione internazionale indica qualunque relazione che si crea tra stati, non soltanto il profilo economico, anche se il profilo economico diventa dominante. Un recente rapporto sulla povertà pubblicato la settimana scorsa dalle Nazioni Unite ci continua a dare l’indicatore per cui avere meno di 1 dollaro e 25 centesimi al giorno vuol dire essere al di sotto della soglia dello sviluppo; in questo contesto la cooperazione diventa essenziale, una cooperazione in cui diritti sono delle componenti, cioè non è possibile garantire lo sviluppo di un popolo e quindi di un paese se quel popolo e quel paese non dicono quali sono le loro indicazioni, non è possibile pensare a tavolino lo sviluppo di qualcun altro. Di conseguenza una cooperazione che si arresta al solo aspetto economico, militare o al solo aspetto culturale rischia di non cogliere questa universalità dei diritti fondamentali; i diritti fondamentali sono universali proprio in questo senso, perché colgono le diverse situazioni  in cui la persona è inserita e la cooperazione in questo caso diventa lo strumento per garantire il diritto.

Pensiamo ai diritti umani nell’area del Mediterraneo . Se ci spostiamo un attimo in quest’area, e in particolare pensiamo ai paesi arabi, si può dire che il mancato diritto allo sviluppo ha pesato sulle varie proteste e ribellioni messe in atto più di alcune violazioni delle libertà fondamentali?
Non dimentichiamo che le rivoluzioni che ci sono state nei paesi dell’area magrebina hanno alla radice la guerra del pane, con persone che si sono trovate da un giorno all’altro con dei prezzi  talmente alti sui beni di prima necessità per cui sono state costrette a non accedere al mercato e di conseguenza le prime proteste; accanto a questo aspetto legato al mancato sviluppo è poi collegato un problema di carattere più generale e cioè le libertà di carattere politico, di stampa, di voto, la libertà di partecipazione alla gestione e decisione. Torniamo all’idea di questi diritti che sono indivisibili e di conseguenza il mancato sviluppo inteso in senso pieno del termine è certamente una delle cause, ma allo stesso tempo il riferimento allo sviluppo e sta diventando anche un modo per poter gestire questo tipo di rivoluzione.

 

 

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