Ambiente

Ambiente (72)

Qualcuno ha detto: “Avremo bisogno sempre più di legno per sostituire la plastica, il cemento e il petrolio”. In effetti sembra che torneremo ad utilizzare il legno per scaldarci, per edificare case più ecologiche e per sostituire piccoli oggetti di plastica, come le posate usa e getta o gli spazzolini da denti. Questo vuol dire che boschi e foreste saranno ancor più sfruttate nel prossimo futuro? Non solo dovranno fare spazio a una popolazione umana che cresce e avrà bisogno di sempre più vaste superfici coltivate, ma gli alberi saranno sacrificati anche per il bisogno di materia prima rinnovabile? Così esposta sembra una grave contraddizione dello sviluppo sostenibile. Abbiamo chiesto lumi all'autore di questa affermazione, un esperto di fama internazionale: Giorgio Vacchiano, ricercatore in gestione e pianificazione forestale all'Università Statale di Milano. L'intervista è stata trasmessa da Radio Vaticana Italia nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it.

“Quella che vi stiamo per raccontare è la storia di una bottiglia di plastica, diversa da tutte le altre, perché lei quando nacque si chiese quale fosse la sua vera natura”.

Inizia così “Sybilla, l'odissea di una bottiglia di plastica”, un libro per bambini scritto da Marco Mastrorilli, ornitologo e naturalista. La favola racconta il viaggio, dalla fabbrica al mare, di una bottiglietta d'aranciata “senziente”. Si tratta di un espediente educativo per far conoscere ai bambini un grande problema che affligge il mondo degli adulti. Per darne la dimensione si può prendere ad esempio il nostro continente, senza dubbio relativamente più “avanzato” e “sensibile” alle tematiche ambientali rispetto ad altre parti del mondo. Secondo un recente rapporto del WWF, l’Europa, che è il secondo produttore di plastica al mondo, ne scarica in mare ogni anno tra le 150 e le 500 mila tonnellate. Un dato tanto più spaventoso se si considera che quello è il totale delle macro plastiche: visibili e, in teoria, ripescabili. Un problema ancora maggiore sono le microplastiche: una quantità stimata tra le 70 e 130 mila tonnellate di queste frazioni infinitesimali finiscono in mare, dove vengono ingerite dagli animali marini, avvelenandoli e uccidendoli. Il contrappasso di questo “peccato” dell'umanità è che le microplastiche sono anche, ovviamente, nei pesci e nei “frutti di mare” che noi peschiamo e mangiamo.
Il libro, edito da Noctua Book, contribuisce in parte a rimediare a questo scempio epocale: una parte dei proventi va a un progetto di recupero sul Mare Adriatico: il Centro Recupero e Riabilitazione delle Tartarughe Marine di Pescara, che salva, cura e libera in mare le tartarughe intossicate o ferite dalla plastica.

Nel prossimo fine settimana si aprirà a Roma la più grande manifestazione ambientale d’Italia: il Villaggio per la Terra. Dal 21 al 25 aprile Villa Borghese sarà la cornice naturale per riunire a convegno diverse realtà sociali, istituzionali e culturali che a vario titolo si occupano della tutela del pianeta. L’evento, patrocinato da Roma Capitale e dai ministeri dell’Ambiente e dell’Istruzione, sarà dedicato ai 17 Obiettivi
di Sviluppo Sostenibile con cui le Nazioni Unite cercano di invertire gli effetti dell’inquinamento, del degrado ambientale e dei mutamenti climatici. Ma il Villaggio per la Terra è anche un grande evento festoso, in cui migliaia di persone convergono a Roma per praticare sport all’aria aperta, godere di concerti e spettacoli gratuiti, incontrare associazioni e consorzi ambientali, informarsi e impegnarsi per un futuro più sostenibile. Ne ha parlato Pierluigi Sassi, presidente di Earth Day Italia Onlus che organizza l’evento, intervenuto in "A conti fatti", rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Domenica, 23 Ottobre 2016 16:00

Presente e futuro del Corpo Forestale

Scritto da

Dopo 194 anni di storia il Corpo Forestale dello Stato sta per confluire nell'arma dei Carabinieri. Se il futuro è incerto il presente è fatto di contasto agli incendi, alla speculazione dell'abusivismo edilizio, al controllo alimentare e alla difesa di parchi e riserve nazionali.

Venerdì, 24 Ottobre 2014 00:00

Aiutare la Terra, il decalogo

Scritto da

Dieci regole per salvare la Terra. Magari fosse così semplice, ma il decalogo stilato dal WWF può effettivamente essere un buon viatico per ciascun cittadino, nell’ottica di contribuire a tutelare la sostenibilità del Pianeta. L’operazione “One Planet Living” lanciata dall’Associazione del Panda si basa sul concetto di vivere, produrre e consumare nei limiti di un solo Pianeta - l’unico che abbiamo, se ci fosse bisogno di ricordarlo -, sviluppando modelli di produzione e consumo che preservino la ricchezza della vita sulla Terra e al contempo contribuiscano al miglioramento del nostro stesso benessere.
Sempre convinti che l’impegno individuale di ogni singolo cittadino sia la chiave per fare la differenza, riproponiamo i molto condivisibili 10 buoni propositi del WWF.

1) Acquistare prodotti locali: in modo da sostenere l’economia locale e le filiere italiane, si riduce, inoltre, le emissioni di CO2 limitando i trasporti.
2) Mangiare prodotti di stagione: la frutta e la verdura hanno una propria stagionalità. In natura le specie animali si nutrono in maniera diversa a seconda delle stagioni e questo è importante per la conservazione degli ecosistemi. I prodotti di stagione, soprattutto se locali, impiegano poco tempo per arrivare sulle nostre tavole mantenendo così maggiore contenuto di vitamine e nutrienti rispetto a quelle che, fuori stagione, devono permanere nei frigoriferi prima di giungere sui banchi del supermercato.
3) Diminuire il consumo di carne: l’attuale modello industriale di allevamento animale è la causa di gravissimi problemi ambientali: cambiamenti climatici, inquinamento, consumo di acqua, perdita di biodiversità, deforestazione e consumo di risorse fossili.
4) Scegliere i pesci giusti: Come? Ad esempio preferendo il pesce pescato, rispetto a quello di acquacoltura e scegliere specie non in pericolo di estinzione.
5) Ridurre gli sprechi del cibo.
6) Privilegiare i prodotti biologici: l’agricoltura biologica riduce il più possibile l’impatto ambientale delle attività produttive, basandosi sul rispetto dei processi ecologici, delle risorse (in primis suolo e acqua) e della biodiversità ed eliminando l’uso di sostanze chimiche di sintesi.
7) Acquistare prodotti con poco imballaggio: le confezioni rappresentano un costo a carico dell’ambiente in quanto richiedono risorse (energia, acqua, materie prime) per essere prodotti e hanno impatti sulle emissioni di gas serra, sulla biodiversità e salute umana. Inoltre gli imballaggi incidono notevolmente sul prezzo del prodotto finito. La soluzione sta nella scelta di prodotti sfusi e alla spina.
8) Evitare cibi eccessivamente lavorati: Questa tipologia di alimenti (che include anche sughi, surgelati, caffè in cialde, piatti pronti refrigerati, barrette di cereali, frutta già tagliata in vaschetta e prodotti light) ha impatti molto elevati, prioritariamente dovuti alle richieste di energia nelle fasi di produzione e conservazione.
9) Bere l’acqua di rubinetto: Nella maggior parte delle città italiane la qualità dell’acqua di rubinetto è sicura, salubre, batteriologicamente pura e accettabile al gusto.
10) Evitare sprechi ai fornelli: si può decidere di cuocere, in forno, più teglie insieme, cercando di evitare di aprire in continuazione il forno. Spegnere qualche minuto prima dell’avvenuta cottura, ultimandola con il calore residuo. L’uso del coperchio è capace di ridurre i tempi di cottura e l’energia utilizzata. Attenzione alla scelta del recipiente in cui cucinare: i recipienti in rame e alluminio possono essere dannosi per la salute perché durante la cottura rilasciano sostanze pericolose. Così come le pentole in coccio e terracotta rivestite spesso da smalti e colori tossici, come il piombo, usati per dare maggiore brillantezza ai colori. Attenzione anche alle pentole antiaderenti: al momento dell’acquisto bisogna controllare sull’etichetta che non contengano PFOA, acido perfluoroottanoico, la cui tossicità è ormai dimostrata. L’acciaio inox è un materiale particolarmente inerte, atossico e adatto praticamente ad ogni tipo di cottura. Un altro materiale sicuro è il vetro Pirex ottimo per cucinare in forno.

Lunedì, 20 Ottobre 2014 00:00

Le cabine inglesi sono green

Scritto da

Se d’improvviso le arcinote e rigorosamente rosse cabine telefoniche londinesi si tingessero di verde, molti turisti ne rimarrebbero un po’ spiazzati.

Ebbene è quanto sta succedendo nella capitale britannica: ma stiano tranquilli i tradizionalisti, solo in senso squisitamente telefonico.
I punti stradali della telefonia fissa, per non essere definitivamente mandati in pensione dall’avvento impetuoso della telefonia mobile, si stanno evolvendo, in una direzione tutta sostenibile.
La regia è della startup londinese Solarbox che vuole riconvertire le rosse cabine del telefono in cabine solari, ovvero stazioni alimentate ad energia solare, per la ricarica dei telefoni cellulari.
“La nostra idea nasce dall’interesse per l’utilizzo dello spazio pubblico, dell’energia sostenibile e dal desiderio di offrire un servizio che possa davvero servire alle persone" – ha commentato l’iniziativa a Wired UK Kristy Kenney, co-fondatrice di Solarbox insieme ad Harold Craston, entrambi neolaureati allaLondon School of Economics e vincitori del premio per l’imprenditoria sostenibile Mayor of London's Carbon Entrepreneur prize, promosso dall’amministrazione locale. Il modello di business si basa sulla vendita di spazi pubblicitari all’interno delle Solarbox, ma chiunque potrà caricare il telefono gratuitamente, sfruttando l’energia dei pannelli solari installati sul tetto delle cabine.

La riconversione è partita. E nel giro di pochi mesi Londra sarà sempre più popolate di rosse cabine telefoniche verdi.

Venerdì, 10 Ottobre 2014 00:00

Genova, nuova alluvione nuovo morto

Scritto da

Come ogni anno è di nuovo autunno, come ogni anno le prime piogge intense creano danni a persone e cose. A Genova una persona è morta a causa della violenta inondazione che ha colpito il capoluogo ligure, già devastato nel 2011, per un evento analogo, che causò 6 morti.
Nella serata di ieri la città  ha dovuto subire una nuova devastazione. Le piogge ininterrotte hanno portato all'esondazione di diversi torrenti tra cui il Bisagno
I quartieri di Val Bisagno, Marassi e Bregnole sono stati letteralmente sommersi da acqua fanghi e detriti, con profonde voragini che hanno inghiottito tutto ciò che hanno trovato in superficie. Le prime immagini della città all'alba mostrano scene di una città devastata. Tutti i locali a livello di strada sono stati allagati raggiungendo anche i due metri di altezza. Centinaia le auto distrutte.
 
Non è la prima volta che accade ed è probabile che non sarà l'ultima. Ma da cosa dipende questa ennesima catastrofe italiana? Sono anni ormai che con le piogge di ottobre e novembre, il nostro Paese mostra tutti i suoi difetti e Ii suoi limiti. Ogni pioggia può trasformarsi in una catastrophe. Perchè? 
La cementificazione selvaggia e l'inesistente rispetto geologico del territorio, sono i primi motivi dei drammi che tutti gli anni si è costretti ad affrontare. Per decine di anni in Italia si è costruito praticamente ovunque, anche in prossimità di fiumi e bacini d'acqua, spesso alzando le sponde naturali dei corsi d'acqua cementificandole. 
La conseguenza di questo modo di fare è che alle prime piogge i torrenti, iniziando a gonfiarsi con l'aumentare delle precipitazioni, diventano estremamente pericolosi.

L'innalzamento degli argini per evitare esondazioni a monte, cosa che dovrebbe essere naturale, impedisce alle acque di fuoriuscire aumentando pericolosamente la portata, fino a quando a valle torrenti e fiumi sono talmente gonfi da tracimare ovunque, riversando acqua, fango e detriti accumulati nel percorso.
Alla cementificazione, che di fatto ha impermeabilizzato il sottosuolo, non permettendo appunto alle acque di esser assorbite dalla terra, si aggiunge poi la scarsa pulizia dei corsi d'acqua e delle fognature. È questo in sintesi quello che è successo a Genova, definita dai geologi la città più pericolosa d'Europa dal punto di vista del pericolo idrogeologico.

Tre anni fa, il 4 Novembre, l’esondazione dei fiumi Bisagno, Fereggiano, Sturla e Scrivia colpì la provincia del capoluogo ligure provocando 6 morti. Un anno prima, il 4 Ottobre, un ulteriore segnale lo avevano mandato i torrenti Molinassi, Chiaravagna e Cantarena in quell’occasione ci fu un morto.
Dalla tragedia sarda dello scorso 18 Novembre, a Messina (1 Ottobre 2009), Versilia (19 Giugno 1996) e Piemonte (5 Novembre 94), negli ultimi 20 anni oltre 40 eventi hanno colpito il nostro Paese causando 432 morti. In media ogni anno 20 persone perdono la vita a causa di eventi che semplicisticamente e paradossalmente vengono catalogati allo stesso tempo come “naturali” ed “eccezionali”.

 
Certo non possiamo governare il tempo e non sempre piove come la scorsa notte a Genova, ma continuare a definire eccezionali eventi che i cambiamenti climatici stanno, purtroppo, rendendo sempre più ordinari è un atteggiamento miope, soprattutto se non si fa nulla per prepararsi.
Sappiamo bene cosa può accadere e sappiamo quanto il rischio idrogeologico sia alto nel nostro Paese. L’Ispra classifica il 7% della penisola superficie nazionale a potenziale rischio idrogeologico più alto (quindi a rischio frana, valanga o alluvione) ed in quest’area che misura 21.551,3 Km2, si trovano 5.581 comuni italiani, oltre i due terzi del totale.

 
Impareremo mai che il dissesto idrogeologico va affrontato pianificando l’ordinario e non solo gestendo le emergenze?

 
È quell che si chiede Pierluigi sassi, Presidente di Earth Day Italia, che ha dichiarato: "L'escalation inarrestabile dei disastri idrogeologici è qualcosa di profondamente inquietante. Quando capiremo che il cambiamento climatico non é cosa con la quale giocare a rimpiattino? Quando capiremo che limitarsi a gestire le emergenze vuol dire togliere vite e case alle nostre famiglie? Quando cominceremo a porre rimedio ai nostri errori e a prendere sul serio il nostro rapporto con la natura? - sempre Sassi ha continuato dicendo - A me sembra che dietro al nostro drammatico immobilismo ci sia un gioco suicida di scarico delle responsabilità. Il cittadino pensa che sia colpa del comune, il sindaco da responsabilità alla regione che chiede interventi al governo che aspetta le decisioni di Cina e America. Cosi non si va da nessuna parte"

Mercoledì, 08 Ottobre 2014 00:00

Il mare, la risorsa tutta da esplorare

Scritto da

Si sono accesi i riflettori su una risorsa ricca e spesso sottostimata di potenziale innovazione, crescita e occupazione rappresentata: i mari.

È in corso presso la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (aula Convegni - Piazzale Aldo Moro 7 - entrata via dei Marrucini, Roma) la Conferenza “Eurocean2014”.

Organizzato dal Cnr e dalla Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione, insieme a Commissione Ue, European marine board, Ogs e Conisma,l’incontro vedrà la partecipazione del Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (Miur) Stefania Giannini e del Sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, oltre quella del Presidente del Cnr Luigi Nicolais.

Con la strategia Europa 2020, l’Unione Europea sta cercando di rilanciare l’economia reale e uscire dalla crisi, per sostenere occupazione, competitività e coesione sociale. Il potenziale di crescita dell’economia del mare, la “Blue Growth”, è un’opportunità che l’Europa, con i suoi 89mila chilometri di coste e l'Italia con i suoi 8mila Km, non possono perdere.

Le cifre lo evidenziano con chiarezza: “Oltre 5,4 milioni di posti di lavoro e un valore aggiunto di quasi 500 miliardi di euro annui: questi i numeri dell'economia europea del mare, cosiddetta economia blu, che rappresenta anche il 75% del commercio esterno dell’Ue basato sul trasporto marittimo, cui si aggiunge il 37% del commercio interno”, sottolinea Enrico Brugnoli, direttore del Dipartimento scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr. E spiega come l’Italia “per posizione geografica e ruolo nell'Unione Europea” non possa che avere un ruolo da protagonista per lo sviluppo sostenibile dell'economia del Mediterraneo.

Non vanno però sottovalutate le competenze scientifiche e gli investimenti economici necessari: “Occorre incrementare le conoscenze scientifiche di mari e oceani per una gestione sostenibile e occorre investire (in termini economici e di risorse umane) – mette in guardia Brugnoli - per aumentare le conoscenze e, soprattutto, per mappare i fondali marini, gestire i rischi legati all’ambiente marino, sia costiero che profondo, e per lo sfruttamento sostenibile delle risorse biologiche e minerarie”.

Obiettivo: abbandonare la pole position. Proprio così, una volta tanto non si agogna un primo posto, ma si lotta per perderlo. Il primato in questione è quello delle automobili procapite, per il quale l’Italia – con 64 macchine ogni 100 abitanti - spadroneggia in Europa. Un’urgenza, che ha dirette ricadute sulla salute del Pianeta e la vivibilità delle nostre città e fa capolino con impellenza ancora maggiore in questa particolare settimana dell’anno.

Dal 16 al 22 settembre, infatti, si celebra in tutto il Vecchio Continente la settimana europea della mobilità sostenibile, dedicata quest’anno proprio al tema “In town without my car - in città senza la mia auto” e declinata all’insegna del motto “Our streets, our choice - Le nostre strade, la nostra scelta”.
“Nei piccoli come nei grandi centri – commenta il presidente di Earth Day Italia Pierluigi Sassi - investire energie e denari sulla mobilità sostenibile nelle sue molteplici sfaccettature - che vanno, e sono solo alcuni esempi, dalle piste ciclabili agli incentivi per le auto elettriche passando dal car sharing – vuol dire scommettere su un futuro più verde, su una qualità della vita migliore, su città e cittadini che si riappropriano degli spazi che appartengono loro”.
È in questa cornice che Earth Day Italia ha scelto di adottare, tra le tante iniziative promosse in Italia per la settimana, quella ideata da un piccolo comune siciliano. Si tratta della cittadina di Cefalù, che per dare il proprio contributo alla sette giorni di sensibilizzazione europea, domenica 21 settembre lancia il “Car free day”, una giornata 100% senza macchine, in cui tutti possono godere, rigorosamente a piedi, delle bellezze della propria città, liberi dal traffico e dall’inquinamento. “L’adesione alla Settimana europea della Mobilità Sostenibile- sottolinea il Sindaco di Cefalù Rosario Lapunzina - è in linea con gli interventi programmati nel Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (P.A.E.S.) del Comune, che a breve verrà sottoposto all’esame del Consiglio Comunale. Lo scopo principale è quello di perseguire un trasporto urbano sostenibile in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini, ma nel contempo anche di ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico, rendendo più sana e vivibile la città”.
Sono i piccoli-grandi gesti che piacciono ad Earth Day Italia. “La nostra onlus – spiega infatti Pierluigi Sassi – non può che promuovere con entusiasmo un contributo come quello offerto da Cefalù. È la prova concreta di come la complessità di un problema non può diventare un alibi per desistere dall’affrontarlo, ma, anzi, deve essere stimolo perché ciascuno faccia la proprio parte. Siamo tutti chiamati all’impegno: è la somma di ogni cittadino che va a costituire la popolazione mondiale, sono le singole città - grandi e piccole - che compongono il tessuto urbano complessivo,è dall’unione dei singoli sforzi che si produce il cambiamento”.

Venerdì, 19 Settembre 2014 00:00

A tutto Car Sharing

Scritto da

Più di 220.000 iscritti, migliaia di noleggi ogni giorno, una flotta di circa 3.000 auto, la presenza in 11 città italiane con una massiccia invasione a Milano e Roma. È nel corso della “Giornata europea del car sharing”, organizzata a Roma, nell’ambito della Mobility Week, dal Ministero dell’Ambiente, da Roma Capitale e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che è stato fotografato lo stato dell’arte sul car sharing in Italia ed in Europa.

E una volta tanto – emerge dai lavorin della giornata - si può registrare un successo. L’iniziativa di auto condivisa, nell'ultimo anno, anche grazie all'affacciarsi sul mercato di nuovi operatori privati , ha convinto gli italiani “malati d’auto” a lasciare la propria vettura in garage. E le stime per il futuro sono anche più promettenti, si prevede che entro il 2020 ci saranno dodici milioni di utenti e un giro d'affari di 6,2 miliardi di euro a livello globale. Già oggi in tutta Europa ci sono oltre 500.000 iscritti al car sharing e 13.000 vetture a disposizione. In Francia il successo di Autolib nell'area parigina ha portato a una riduzione del parco auto privato pari a 22.500 macchine, equivalenti a 164 milioni di chilometri percorsi in un anno.
"Il car sharing –ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile- in questo momento rappresenta uno dei settori più promettenti e vitali della green economy. Usare il car sharing vuol dire inquinare meno, tornare a guadagnare spazio in città, da dedicare ai pedoni ed alle piste ciclabili, per garantire ai cittadini una migliore qualità della vita e far risparmiare alle famiglie italiane sui costi della proprietà dell’auto privata”.
Con oltre 100.000 utenti registrati e circa 35.000 noleggi settimanali – ha dichiarato Guido Improta, Assessore alla Mobilità e ai Trasporti di Roma Capitale – Roma, dopo pochi mesi, ha già vinto la sfida sul car-sharing che avevamo lanciato proprio lo scorso anno in occasione della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile.
Il car sharing ha fatto la sua apparizione per la prima volta in Italia nel 1998 nel pacchetto anti-smog lanciato dal ministero dell’ambiente per alleviare l’ inquinamento atmosferico che assediava le città. Il primo operatore è arrivato nel 2001 e da allora questa iniziativa di sharing economy ha cominciato lentamente a crescere fino ad arrivare al boom di quest’ ultimo anno. Secondo la letteratura ogni auto in car sharing può toglierne 13-14 dalla strada, ma studi più recenti affermano che, in presenza di sistemi di auto condivise implementati su grande scala, si possa arrivare addirittura a 32.
Questa capacità del car sharing di ridurre il numero di auto in circolazione rappresenta uno dei motivi principali per cui l’Italia dovrebbe fare il possibile per promuoverlo e farlo diffondere. Con un numero medio di 620 auto ogni 1000 abitanti, con il record europeo di Roma con 74 auto ogni 100 abitanti, con spostamenti che interessano soprattutto l’area urbana (il 70% avviene nel raggio di 10 chilometri), con tempi di percorrenza che aumentano di mattina dell’ 84% a Roma e del 73% a Milano, le città, soprattutto quelle d’arte, rischiano di morire di traffico e smog. Inoltre, il car sharing, oltre a far bene all’ambiente, aiuta a risparmiare sulle spese dell’ auto: secondo le stime, percorrendo in media 10.000 chilometri l’anno, si possono risparmiare più di 2.000 euro in minori spese di gestione.

Pagina 1 di 6

Informazioni aggiuntive