Ha esaltato Martin Lutero e la Riforma il segretario generale della CEI (Comunione Episcopale Italiana), Nunzio Galantino. "La Riforma avviata da Martin Lutero 500 anni fa è stata un evento dello Spirito Santo", ha affermato il vescovo intervenendo alla Pontificia Università Lateranense ad un Convegno promosso dall’ateneo del Papa per celebrare l'anniversario. "La Riforma - ha sottolineato ancora Galantino - risponde alla verità espressa nella formula 'ecclesia semper reformand'". "E’ stato lo stesso Lutero - ha ricordato il segretario della CEI - a non ritenersi artefice della Riforma scrivendo: 'mentre io dormivo, Dio riformava la Chiesa'". "Anche oggi - ha commentato Galantino - la chiesa ha bisogno di una riforma. E anche oggi a poterla realizzare è Dio solo". Galantino infine ha definito inoltre "profetico" il gesto compiuto da papa Francesco in Svezia, dove nel nel suo pellegrinaggio a Lund per i 500 anni della Riforma, "il Papa ha firmato la dichiarazione congiunta per superare i pregiudizi vicendevoli che ancora dividono cattolici e protestanti". Non ci era riuscito nessuno nei 50 anni di dialogo teologico precedenti. Un'altra impresa targata Papa Bergoglio. 

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"Famiglia e messa in sicurezza del territorio per rilanciare il nostro Paese: applicando il 'fattore famiglia' con coraggio sulle tasse, ed elaborando un grande progetto per la tutela e la messa in sicurezza del territorio, del suo paesaggio e delle sue inestimabili opere d'arte". Lo ha affermato il presidente della CEI, cardinale Gualtiero Bassetti, aprendo a Cagliari la Settimana Sociale dei cattolici italiani
Ha battuto molto sul concetto del tempo che serve a favorire un diverso rapporto tra la famiglia e il lavoro. Perché, ha spiegato il cardinale ai giornalisti, nel mondo di oggi "avere a disposizione il tempo significa non solo aumentare la qualità della vita, ma vuol dire, soprattutto, umanizzare e civilizzare i rapporti interpersonali all’interno della società".
Parlando del territorio ha invece confidato Bassetti: "Conosco personalmente quello che vuole dire subire il dissesto idrogeologico del nostro Paese”. "Non è più possibile - ha rilevato il porporato - ridurre la nostra azione alla pur lodevole e pietosa compassione per i nostri fratelli che perdono la vita in questi tragici eventi naturali". Bisogna infatti, sostiene il cardinale "prevenire queste calamità naturali con un progetto serio e concreto come avviene in molti altri Paesi del mondo, mettendo a sistema aziende private e pubbliche, snellire procedure e regolamenti e fare degli investimenti mirati nel tempo che possano portare ad assumere i nostri giovani laureati sia in materie scientifiche che umanistiche, operai specializzati e semplice manovalanza".
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Il segretario generale della CEI, monsignor Nunzio Galantino, è intervenuto sul tema sempre più caldo dell'immigrazione, viste le elezioni politiche previste a breve e l'attenzione che viene data all'argomento sui media. Intervistato da Tg2000, a margine della presentazione a Roma del "Rapporto italiani nel mondo 2017" a cura della Fondazione Migrantes, ha raccontato la sua esperienza di 'migrante' in Svizzera: "La mia esperienza di migrazione non è stata così lunga ma sicuramente è stata positiva. Mi ha segnato molto: nei primi giorni in Svizzera ho vissuto addirittura nelle baracche insieme ad altri italiani. Ero lì a fare il macellaio, avevo bisogno di pagarmi il seminario e potermi sostenere gli studi. Per fare questo l’unica possibilità era utilizzare le vacanze per lavorare e guadagnare il necessario per il sostentamento".
Oggi come allora - a aggiunto Galantino - mi colpisce quello che noi diciamo degli immigrati. Ricordo una frase di un signore di un municipio svizzero: 'Tra gli italiani ci sono gli stracci che ballano'. Voleva dire che lì in Svizzera andavano solo gli italiani senza arte né parte. Ma questo non era e non è così. E oggi mi piacerebbe che quell’espressione che oggi viene detta nei confronti dei migranti che raggiungono l’Italia venisse rivista". Prendendo ancora la parola Galantino ha speso parole di elogio per i migranti che vengono nel nostro Paese, persone che il segretario generale sostiene essere spesso "laureate con un bagaglio culturale e lavorativo molto forte" e hanno dovuto abbandonare il proprio Paese "per la guerra, per le condizioni climatiche avverse. Alcuni anche per sperimentare modelli nuovi di cultura". 
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Torniamo a prendere spunto dalla Festa dei Popoli che si è svolta lo scorso 21 maggio a Roma per approfondire alcuni aspetti di un tema controverso: l'accoglienza dei migranti. Durante la manifestazione di piazza San Giovanni, che ha fatto incontrare in un clima di festa, migliaia di persone appartenenti alle comunità straniere residenti nella capitale, c'è stato spazio per un momento di riflessione. Donne di diversa estrazione e provenienza geografica hanno dato vita al forum “Comunità migranti, Chiesa e Città di Roma: donne in dialogo per l’integrazione tra i popoli”. Il dibattito è stato introdotto da Francesca De Martino, addetta dell'Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni della Diocesi di Roma. 

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