Negli ultimi anni il cammino è stato riscoperto da sempre più persone come attività sportiva, turistica o più semplicemente come un modo per riscoprire se stessi e il proprio rapporto con l’ambiente e le persone che ci circondano. Ma non bisogna dimenticare che anche i cammini moderni rinascono sulle antiche vie di pellegrinaggio e non a caso sono moltissimi i fedeli che li stanno riscoprendo come strumento di riflessione e di preghiera.
Per analizzare in che modo il concetto di pellegrinaggio si sia evoluto nel corso degli ultimi due secoli, “A Conti Fatti”, la rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia 105.0, ha interpellato Daniele Menozzi, professore di Storia Contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore per Treccani del volume “L'Italia e i Santi, Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana” .

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“Sulla strada per Santiago, così come lungo la via Francigena, il pane si divide, le porte non si chiudono, le cose di cui si ha bisogno sono poche, ogni gesto è gratuito: è la scoperta di un altro modo di stare al mondo”.

Protagonisti dei cammini sono i pellegrini, i camminatori, i viandanti. Tante definizioni per altrettante motivazioni che spingono le persone a mettersi in marcia. Ne parliamo con Luigi Nacci, scrittore e poeta, che ha dedicato larga parte della sua vita e della sua opera ai cammini. La frase citata è tratta del suo ultimo libro, “Viandanza, il cammino come educazione sentimentale” (Ed. Laterza, 2016), un testo che riassume la filosofia dell’autore rispetto ai cammini: non una sequenza di tappe da completare per sport o moda, ma un viaggio in se stessi dove l’incontro e la condivisione con gli altri contano quanto, e forse più della meta.

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