Redazione

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"Valorizzare le radici del multilinguismo significa creare risorse per tutto il paese"

Come nasce il progetto Roma Multietnica e quali sono le attività principali?

Il progetto è nato all'interno delle biblioteche di Roma, con l'obiettivo di consolidare e rafforzare la partecipazione straniera alla vita della città.

Alla fine degli anni '80 gli stranieri presenti a Roma erano già 200.000 mentre oggi il numero si aggira intorno ai 400.000. L'idea, nata dalla necessità di far conoscere tra loro le diverse culture e integrarle, è stata quella di dedicare dei veri e propri servizi mirati ai migranti all'interno delle biblioteche.

Per conseguire questi obiettivi, Roma multietnica ha realizzato una "guida alla città" che oggi conta tre edizioni di cui la prima nel '87 e l'ultima pubblicata nel 2008 a cui si è aggiunto il sito www.romamultietnica.it.

Tutta la ricchezza che le comunità migranti hanno creato da un punto di vista artistico, culturale ed imprenditoriale è stata dunque messa insieme. Anche perché la ricchezza di Roma sta anche nel suo essere a tutti gli effetti una città plurilingue, multietnica e multiculturale.

In base alla sua esperienza, quali sono i centri e i luoghi più attivi all'interno delle diverse comunità nella città?

A mio parere, ci sono due direttive sul protagonismo immigrato a Roma. Una si attiva nei luoghi di aggregazione. Ad esempio, per quanto riguarda la comunità latino americana, molto legata al culto della religione cattolica, sicuramente le parrocchie sono diventate dei veri e propri centri di accoglienza, dove si organizzano numerose attività, feste, ricorrenze, etc.

L'altra direttiva si muove proprio nel campo dell'intercultura un campo più laico dove italiani e stranieri collaborano nella costruzione di reti. Laddove le comunità non sono soltanto impegnate nel tenere vive le loro radici e la loro identità ma riescono anche, cosa importantissima, ad integrarsi in azioni e pratiche cha hanno degli obiettivi comuni; ad esempio, abbiamo organizzato un evento dal titolo "Progettare insieme reti che apprendono", progetto di rete in cui si esprimono sia la realtà delle scuole del quartiere Esquilino che quelle delle comunità immigrate.

Secondo lei, che cosa manca per un processo di integrazione che vada oltre la semplice accoglienza?

Ritengo che l'immigrato voglia innanzitutto salire nella piramide del mercato del lavoro. Soprattutto parlando di seconde generazioni, queste non potranno più accontentarsi di essere confinate alla base della piramide. Con queste parole mi riferisco ai lavori meno qualificati, intesi come quei lavori con scarse possibilità di crescita futura che la prima generazione di stranieri in Italia ha dovuto svolgere, pur possedendo in molti casi qualifiche ed un livello di studi elevato. È per questo motivo che troviamo ingegneri nel ruolo di assistente domestica, presidi e insegnati che lavorano come assistenti agli anziani.

Questo è un aspetto che le aziende e il mondo imprenditoriale in generale devono costruire perché l'emarginazione nel mondo del lavoro poi produce emarginazione sociale.

Il discorso sulle seconde generazioni è più complesso: questa gente ha specifiche aspettative, si sente italiana, è cresciuta in Italia, sta studiando nelle nostre scuole e nelle nostre università, ma rischia spesso, come è successo in altri paesi, di trovare delle barriere. La prima barriera è proprio quella della cittadinanza, che può essere conquistata soltanto a 18 anni. C'è una grandissima battaglia in corso, tra cui la campagna "L'Italia sono anche Io". Recentemente il presidente Napolitano si è pronunciato per un salto in avanti della nostra legislazione a favore della cittadinanza per i bambini nati in Italia, ma il problema riguarda anche i bambini arrivati con i ricongiungimenti. Loro si aspettano un paese che li consideri italiani, si aspettano un paese non che li accolga, ma che li inserisca a pieno titolo in un processo che riguarda tutti i giovani di questo paese.

Sul vostro sito sono pubblicate le novità sul concorso "Figli di tante patrie. Le seconde generazioni raccontano le prime". Ce ne vuole parlare?

Il nostro concorso è nato proprio per valorizzare una pratica, ci auguriamo buona, che noi chiamiamo "del doppio binario". Si tratta di una pratica nata all'interno delle biblioteche di Roma e che conduce alla valorizzazione delle proprie radici e del proprio multilinguismo intese come risorse. Per questo, le biblioteche lavorano sia sul multilinguismo che sull'italiano come accrescimento. Per i ragazzi, valorizzare le proprie radici e non rinnegarle, raccontare la loro famiglia di origine può rappresentare uno spunto per riflettere e per ripensare alla propria storia in maniera positiva.

Attraverso il concorso, i ragazzi potranno raccontare la propria famiglia per mezzo di foto, racconti brevi o video, e tutto questo può essere uno spunto per pensare la propria doppia appartenenza come "appartenenza al mondo e non ad una sola patria". Il concorso è aperto ai giovani dai 14 fino a 36 anni. Molte scuole ci hanno già dimostrato interesse per l'iniziativa.

Avventure nel Mondo, che ha scritto un po' la storia dei viaggi "diversi", ha sposato il nostro progetto, accettando di sponsorizzare questo concorso e dando in premio un viaggio per i giovani vincitori.

Questa scommessa, che speriamo venga raccolta, è solo un primo passo per conoscere l'universo così variegato delle seconde generazioni.

Per una donna che è da poco diventata madre è sempre più difficile tornare al lavoro. Un malessere fotografato da un'indagine Ipr Marketing condotta per conto della rivista ''Ago e Filo'' vicina al senatore del Pd Marco Follini e al deputato Stefano Graziano. La scala delle strutture di aiuto alle mamme che lavorano, secondo il campione intervistato (mille donne) vede partner, famiglia e amici per il 74%; servizi privati 64%; strutture private 43%; strumenti di flessibilita' lavorativa 20%; strutture pubbliche 18%.

Quest'ultimo dato, secondo l'Ipr, rivela una sostanziale ''assenza'' delle strutture pubbliche, una ''mancanza di servizi pubblici di welfare'' testimoniata da altre risposte che individuano ad esempio come fenomeno molto frequente (61%) l'abbandono del lavoro da parte della donne, specie dopo la prima gravidanza.

Il 51% ha poi indicato come ''troppo cari'' le strutture e i servizi privati con una singolare distribuzione che assegna il 45% al nord, il 72% al centro e il 48% al sud in netta controtendenza con la convinzione nordista che i costi sono tutti piu' alti nelle terre settentrionali.

Per quanto riguarda le richieste per migliorare il rapporto lavoro/famiglia il 52% delle donne indica piu' strutture pubbliche, piu' flessibilita' sul posto di lavoro m(part time, orario, ecc) il 39%, finanziamenti per aiuti a domicilio (baby sitter, badanti) per il 31%, sostegni economici per il 23%, piu' disponibilita' delle strutture in termini di orari e giorni di apertura per il 20%, piu' congedi di maternita' o paternita', cure o malattia per il 12%."La proposta che esce da questo sondaggio -ha spiegato Follini- e' quella della necessita' di un investimento da operare sulla dimensione della famiglia tenendo presente che gli indicatori dei paesi europei dimostrano che dove le donne sono piu' occupate l'economia in generale va meglio".

"Radio Vaticana deve essere la voce che promuove la libertà religiosa nel pianeta, la voce che chiama al dialogo e alla concordia in un mondo che fa sempre più ricorso all'odio e alla violenza per risolvere i conflitti". Lo ha affermato mons. Peter Bryan Wells, assessore della Segreteria di Stato, che in occasione dell'80esimo compleanno della Radio Vaticana ha indicato la rete come il luogo del rilancio della radio che trasmette oggi in 45 lingue, 38 delle quali online sul web.

Padre Federico Lombardi, Direttore generale di Radio Vaticana, commenta così questo importante compleanno: "La Radio Vaticana non dimostra 80 anni perché la Chiesa non dimostra i suoi anni. Perché noi siamo continuamente giovani con l'annuncio del Vangelo che è al di là del passare del tempo. La nostra missione è ancorata a questo. A qualcosa che non tramonta mai e dobbiamo saperla realizzare con i mezzi adatti al tempo".

E in effetti le nuove tecnologie e i nuovi linguaggi legati al web sono necessari per arrivare a parlare alle persone di oggi e soprattutto ai giovani. Anche se il messaggio resta sempre lo stesso: Gesù, la sua Chiesa, i veri valori che sono il fondamento della speranza dell'umanità. A 80 anni dalla sua nascita, Radio Vaticana è ancora pronta a cambiare il suo modo di comunicare, ad adattare il messaggio a culture e mentalità diverse. "Noi siamo degli esperti linguisti – continua Padre Lombardi -, usiamo 40 lingue differenti e penso che dobbiamo continuamente rimanere in dialogo, questa forse la novità da affrontare. Dobbiamo entrare di più nel mondo dei social network e arricchire la dimensione del dialogo con i nostri interlocutori perché oggi, la Radio vaticana è proprio il centro di una grande rete di comunicazione in cui si interloquisce e si dialoga.

Stefano Zamagni professore ordinario di Economia politica presso l'Università di Bologna e presidente dell'Agenzia per il terzo settore assieme ad Emanuele Rossi, professore ordinario di Diritto costituzionale nella Scuola superiore Sant'Anna di Pisa e direttore dell'Istituto di ricerca Dirpolis (Diritto, politica, sviluppo), riflettono sul percorso del Terzo Settore nei 150 anni dell'Unità Nazionale.

Il volume edito dal Mulino racconta la storia del paese dal un punto di vista delle organizzazioni di carità e degli enti non profit.

I saggi raccolti in questo volume rappresentano il contributo che l'Agenzia per il terzo settore ha voluto offrire alle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Un volume di storia sociale e giuridica che, con sguardo attento all'evoluzione legislativa e della «governance» degli enti non profit, ricostruisce il complesso – ma tenace – percorso della società civile italiana, dalla costituzione dello Stato unitario sino ai giorni nostri.

Dalla «Gran legge» del 1862, a ridosso di un'unificazione faticosamente raggiunta, al 2001 quando è stato introdotto nel testo costituzionale il principio di sussidiarietà, fino agli sviluppi degli ultimi anni il volume, descrive il cammino che il Terzo settore ha compiuto per rispondere ai bisogni dell'uomo e della collettività; naturalmente la strada non è terminata e sicuramente tante altri ostacoli, soprattutto sul piano normativo, dovranno ancora essere superati.

"Il welfare va salvato, difeso, perché difende la coesione sociale, soprattutto i poveri, le famiglie in difficolta. Bisogna salvarlo, trovando però il coraggio di ripensarlo nuovamente sotto il segno della solidarietà e della sussidiarietà". Per Edoardo Patriarca, Segretario delle Settimane Sociali della CEi e presidente di commissione del CNEL, "si va verso un processo di liberalizzazioni che è sempre positivo e importante. "Ma "è oggi impensabile pensare ad una riforma del welfare se non si parte dal Terzo settore, se non si sostiene l’impresa sociale". "Ben vengano allora forme di imprenditoria nuova. Sia privata, sia privato-sociale. E ben vengano imprese pubbliche a condizione che siano in grado di gestire con grande serietà e attenzione i propri bilanci". "Non credo che vada demonizzato il pubblico. Credo che anche nel pubblico vi siano esperienze di efficienza e buona gestione. E ciò va salvaguardato". Sul fronte del recupero delle risorse da parte dello Stato, Patriarca ribadisce che "oggi più che mai, che le tasse sono un dovere di solidarietà tra l’altro caro ai cattolici ma anche alla costituzione della Repubblica italiana. Certo, pagando le tasse si può poi chiedere che le stesse vengano ridotte. La battaglie contro l’evasione fiscale è una battaglia di legalità, una battaglia morale che va condotta con grandissimo impegno". Per migliore i conti pubblici, infine, il laicato cattoluico si aspetta qualche passo concreto dei politici nel ripensare i propri privilegi. "E’ una questione di credibilità e testimonianza. Si possono chiedere sacrifici se io per primo li faccio". Ma "non è solo la questione degli stipendi dei parlamentari. C’è tutto un sottobosco di commissioni, di enti, di false municipalizzate, di agenzie, miglaia di organismi che si calcola occupino circa 2 milioni di persone che drenano tra i 16 e 17 miliardi all’anno di risorse non produttive. Poi sul discorso delle tasse e dei patrimoni, con serenità e senza usare ideologie, dobbianmo dire che chi ha tanto e ha avuto tanto anche per merito di questo Pase, è giunto il tempo che dia altrettanto.

Ascolta l'intervista sul sito http://www.radiovaticana.org/105/articolo.asp?c=511591

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