Redazione

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Una Chiesa che deve guardare agli ultimi, ma anche ai giovani e a chi vive nelle periferie. Per questo la comunità deve essere “autentica, trasparente, accogliente, onesta, invitante, comunicativa, accessibile, gioiosa e interattiva”. Queste sono solo alcune delle idee scritte dai circa 15 mila e 30 ragazzi, provenienti da tutto il mondo, che hanno partecipato (oltre 300 fisicamente a Roma e circa 15 mila collegati attraverso i social) alla redazione del Documento della Riunione pre-sinodale in preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi che si terrà a ottobre, sul tema ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale’.
 
Poi, scrivono ancora i giovani che sentono l’esigenza di essere leader nella comunità, la Chiesa deve anche essere “solerte e sincera nell’ammettere i propri errori passati e presenti”, tra cui i vari casi di abusi sessuali e una cattiva amministrazione delle ricchezze e del potere. E che continui a “rafforzare la sua politica di tolleranza zero all’interno delle proprie istituzioni”. Non solo: una Chiesa che sappia parlare di argomenti scomodi, come l’omosessualità e il dibattito sul gender, che sappia dialogare con la comunità. Il Documento in questione si articola in tre parti: le sfide e le opportunita’ dei giovani nel mondo di oggi; fede e vocazione, discernimento e accompagnamento; l’azione educativa e pastorale della Chiesa.

Rischio povertà altissimo, e esclusione sociale come conseguenza diretta. E' quanto si registra in Italia a causa delle tasse, sono da record in Ue, e con una spesa sociale tra le più basse d’Europa. L’analisi è stata realizzata dall’Ufficio studi della CGIA.

In questi ultimi anni di crisi, infatti, alla gran parte dei Paesi mediterranei sono state “imposte” una serie di misure economiche di austerità e di rigore volte a mettere in sicurezza i conti pubblici. In via generale questa operazione è stata perseguita attraverso uno smisurato aumento delle tasse, una fortissima contrazione degli investimenti pubblici e un corrispondente taglio del welfare state.

“Da un punto di vista sociale – fa sapere il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – il risultato ottenuto è stato drammatico: in Italia, ad esempio, la disoccupazione continua a rimanere sopra l’11 per cento, mentre prima delle crisi era al 6 per cento. Gli investimenti, inoltre, sono scesi di oltre 20 punti percentuali e il rischio povertà ed esclusione sociale ha toccato livelli allarmanti. In Sicilia, Campania e Calabria praticamente un cittadino su 2 si trova in una condizione di grave deprivazione. E nonostante i sacrifici richiesti alle famiglie e alle imprese, il nostro rapporto debito/Pil è aumentato di oltre 30 punti, attestandosi l’anno scorso al 131,6 per cento”.

In questi ultimi anni la crisi ha colpito indistintamente tutti i ceti sociali, anche se le famiglie del cosiddetto popolo delle partite Iva ha registrato, statisticamente, i risultati più preoccupanti. Il ceto medio produttivo, insomma, ha pagato più degli altri gli effetti negativi della crisi e ancora oggi fatica ad agganciare la ripresa.

Su "A Conti Fatti" si parla di Acqua e Foreste

Intervengono:

  • Francesco Vincenzi, presidente ANBI - Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue
  • Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU - Lega Italiana Protezione Uccelli
  • Domenico Lentini, responsabile comunicazione e marketing Mobili in Pallet

Tra la commozione dell'ex presidente Barak Obama e le parole di sostegno del divo di Hollywood, George Cloney mezzo milione di persone tra ragazzi e meno giovani hanno sfilato per le strade di Whashington, negli Stati Uniti, per dire no alle armi. La March for Our Lives voluta espressamente dai giovani sopravvissuti all’ultima terribile strage in una scuola, quella di Parkland, in Florida (17 le vittime di un ex studente disadattato e con turbe) è divenuta un evento nazionale. Studenti, insegnanti, genitori e sopravvissuti sono scesi nelle strade di Washington per la manifestazione-clou, dinanzi alla Casa Bianca e che potrebbe da sola richiamare mezzo milione di persone nella capitale. L’evento è stato preparato per settimane da quanti ritengono che il presidente Donald Trump e il Congresso non abbiano fatto abbastanza per limitare il proliferare delle armi e fermare le stragi; e hanno deciso di scendere in piazza contro la potente National Rifle Association, la lobby delle armi. Una serie di eventi sono attesi in tutto il Paese. L’iniziativa americana ha raccolto il sostegno di molte celebrità di Hollywood. In prima fila Oprah Winfrey, Justin Bieber, Steven Spielberg e la coppia George e Amal Clooney che hanno anche robustamente finanziato l’organizzazione. Sono state oltre 800 le marce collegate che si sono tenute negli Stati Uniti: da Washington a New York (appuntamento a Central Park), da San Francisco a Los Angeles, passando per Seattle.

Alla fine le dimissioni di monsignor Edoardo Viganò, ormai ex prefetto della segreteria per la Comunicazione, sono state accettate da Papa Francesco. Fino alla nomina del nuovo Prefetto, la SPC sarà guidata dal Segretario del medesimo Dicastero, monsignor Lucio Adrián Ruiz. Viganò rimarrà come assessore per il Dicastero della comunicazione. Ad annunciarlo il portavoce della Santa Sede, Greg Burke.

In una lettera personale a monsignor Viganò il Papa lo ringrazia della disponibilità a farsi da parte e gli chiede di restare nel dicastero come “assessore”. Ecco il testo. “Reverendissimo Monsignore a seguito dei nostri ultimi incontri e dopo aver a lungo riflettuto e attentamente ponderate le motivazioni della sua richiesta a compiere “un passo indietro” nella responsabilità diretta del Dicastero per le comunicazioni, rispetto la sua decisione e accolgo, non senza qualche fatica,le dimissioni da Prefetto. Le chiedo di proseguire restando presso il Dicastero, nominandola come Assessore per il Dicastero della comunicazione per poter dare il suo contributo umano e professionale al nuovo Prefetto al progetto di riforma voluto dal Consiglio dei Cardinali, da me approvato e regolarmente condiviso. Riforma ormai giunta al tratto conclusivo con I’imminente fusione dell’Osservatore Romano all’ interno dell’unico sistema comunicativo della Santa Sede e I’accorpamento della Tipografia Vaticana. Il grande I’impegno profuso in questi anni nel nuovo Dicastero con Io stile di disponibile confronto e docilità che ha saputo mostrare tra i collaboratori e con gli organismi della Curia romana ha reso evidente come la riforma della Chiesa non sia anzitutto un problema di organigrammi quanto piuttosto l’acquisizione di uno spirito di servizio. Mentre La ringrazio per l’umiltà e il profondo sensus ecclesiae, volentieri la benedico e la affido a Maria”.

Ecco il testo della lettera di monsignor Viganò al Papa. “Padre Santo in questi ultimi giorni si sono sollevate molte polemiche circa il mio operato che, al di li delle intenzioni, destabilizza il complesso e grande lavoro di riforma che Lei mi ha affidato nel giugno del 2015 e che vede ora, grazie al contributo di moltissime persone a partire dal personale, compiere il tratto finale. La ringrazio per l’accompagnamento paterno e saldo che mi ha offerto con generosità in questo tempo e per la rinnovata stima che ha voluto manifestarmi anche nel nostro ultimo incontro. Nel rispetto delle persone, persone che con me hanno lavorato in questi anni e per evitare che la mia persona possa in qualche modo ritardare, danneggiare o addirittura bloccare quanto già stabilito del Motu Proprio L’attuale contesto comunicativo del 27 giugno 2015, e soprattutto, per l’amore alla Chiesa e a Lei Santo Padre, Le chiedo di accogliere il mio desiderio di farmi in disparte rendendomi, se Lei lo desidera, disponibile a collaborare in altre modalità. ln occasione degli auguri di Natale alla Curia nel 2016, Lei ricordava come “la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini “rinnovati” e non semplicemente con “nuovi” uomini. Non basta accontentarsi di cambiare il personale, ma occorre portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente.

La riforma della Curia non si attua in nessun modo con il cambiamento delle persone – che senz’altro avviene e avverrà – ma con la conversione nelle persone”.
Credo che il “farmi in disparte” sia per me occasione feconda di rinnovamento o, ricordando
l’incontro di Gesr) con Nicodemo (Gv 31,L), il tempo nel quale imparare a “rinascere dall’alto”. Del
resto non d la Chiesa dei ruoli che Lei ci ha insegnato ad amare e a vivere, ma quella del servizio,
stile che da sempre ho cercato di vivere. Padre Santo, La ringrazio se vorrà accogliere questo mio “farmi in disparte” perchè la Chiesa e il suo cammino possa riprendere con decisione guidata allo Spirito di Dio.
Nelchiederle la sua benedizione, Le assicuro una preghiera per il suo ministero e per il cammino di
riforma intrapreso”.

L’ex sottosegretario generale della Nazioni Unite, Zainab Bangura, e l’ex vice presidente della Banca mondiale, Katherine Sierra, saranno alla guida della commissione indipendente istituita per la prevenzione di abusi all’interno di Oxfam e il miglioramento delle pratiche adottate in passato dall’organizzazione umanitaria. Lo rende noto la stessa Oxfam in un comunicato citato dall’Osservatore Romano. La misura è stata assunta – spiega la nota – in risposta ai casi di cattiva condotta sessuale da parte di alcuni esponenti dello staff di Oxfam Gran Bretagna ad Haiti e in Ciad e alle preoccupazioni emerse sulle modalità di gestione intraprese dai vertici di Oxfam all’epoca dei fatti.

La commissione avrà l’incarico di approfondire tutti gli aspetti della cultura, delle politiche e delle pratiche di Oxfam relative alla tutela del personale, dei propri volontari e dei beneficiari in tutto il mondo. Per questo motivo sarà co-presieduta e composta da alcuni dei più autorevoli esponenti per la difesa dei diritti delle donne a livello mondiale. La Commissione indipendente presenterà un rapporto finale con chiare indicazioni su cosa Oxfam — e più in generale il settore umanitario — possono fare per generare una cultura di tolleranza zero nei confronti di ogni genere di molestia e abuso. I risultati della Commissione saranno resi pubblici.

Nell'anno 2017 le tariffe pubbliche sono tornate a crescere, un dato che inverte la tendenza che si era registrata nel 2015 e nel 2016 precedenti. Ad eccezione dei servizi telefonici (-0,8 per cento), tutte le altre 9 voci analizzate dall’Ufficio studi della CGIA sono aumentate: i trasporti ferroviari addirittura del 7,3 per cento, l’acqua del 5,3 per cento; i servizi postali del 4,5 per cento, l’energia elettrica del 3,8 per cento, il gas del 2 per cento, i pedaggi dell’1 per cento, i taxi dello 0,6 per cento, i rifiuti dello 0,5 per cento e i trasporti urbani dello 0,2 per cento.
 
L’inflazione, invece, è salita dell’1,2 per cento.
Aumenti, comunque, che non hanno nulla a che vedere con l’escalation verificatasi negli ultimi 10 anni: se il costo della vita tra il 2007 e il 2017 è cresciuto di quasi il 15 per cento, l’acqua ha segnato un + 90 per cento, i biglietti ferroviari un +46,4 per cento, i servizi postali un + 45,4 per cento, rifiuti e pedaggi/parcheggi entrambi del 40 per cento. Nel decennio preso in esame solo i servizi telefonici hanno subito una contrazione di prezzo (-9,9 per cento). “Il rincaro delle materie prime avvenuto nell’ultimo anno, in particolar modo dei prodotti petroliferi – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – ha riacceso i prezzi di una buona parte delle principali tariffe pubbliche. Non va nemmeno dimenticato che il blocco delle tasse locali imposto dal Governo in questi ultimi anni ha spinto molti enti locali a far cassa con le proprie multiutility, attraverso il ritocco all’insù delle tariffe amministrate. Come dimostrano i dati, l’effetto combinato di queste due operazioni ha avuto un impatto economico molto negativo sui bilanci di famiglie e imprese”.
 
Riguardo alla tariffa dell’acqua è necessario fare una precisazione. E’ vero che gli aumenti che si sono registrati in Italia negli ultimi anni sono stati molto importanti, tuttavia va ricordato che il prezzo medio al metro cubo a Roma, pari a 1,63 dollari, è nettamente inferiore a tutte le tariffe medie applicate nelle principali capitali europee. “Come annunciato dall’Authority per l’energia elettrica e il gas verso la fine del 2017 – ricorda il Segretario della CGIA Renato Mason – a partire dall’ 1 gennaio di quest’anno le bollette di luce e gas sono aumentate rispettivamente del 5,3 e del 5 per cento, provocando un aumento dei costi per una famiglia tipo di 59 euro all’anno. Altresì, va segnalato che la tanto agognata liberalizzazione del mercato vincolato sia dell’energia elettrica sia del gas è slittata di un anno. Prevista inizialmente per il prossimo 1 luglio, scatterà, invece, sempre lo stesso giorno, ma del 2019”.
 
Se compariamo il peso delle nostre tariffe con quello degli altri paesi europei, il risultato che emerge presenta luci ed ombre. Per quanto riguarda il prezzo dell’energia elettrica per una famiglia con un consumo domestico medio annuo compreso tra 2.500 e 5.000 KWH, ad esempio, il nostro paese si piazza al sesto posto con un risparmio rispetto al dato medio dell’Area euro (19) del 2,5 per cento.
Per il gas, invece, le cose vanno meno bene. Il costo medio che grava una famiglia italiana con un consumo domestico compreso tra 20 e 200 GJ (Giga Joule – unità di misura dell’energia) è il terzo tra i 19 paesi che utilizzano la moneta unica. Rispetto alla media dell’Area Euro paghiamo l’8,1 per cento in più . Viceversa, spostarsi con i mezzi pubblici in Italia è conveniente, almeno in termini di prezzo. Nel confronto con le principali città europee, il costo del biglietto di bus, tram e metropolitana di sola andata per una tratta di circa 10 chilometri (o almeno 10 fermate) è il più basso in assoluto. La media misurata a Milano e Roma è di 1,6 dollari. Niente a che vedere con il prezzo praticato, ad esempio, a Stoccolma (4,2 dollari), a Londra (4 dollari) e a Dublino (3,2 dollari).
 
Biglietti tra i meno cari d’Europa anche quando viaggiamo in treno. Il biglietto di sola andata in seconda classe per una tratta di almeno 200 chilometri applicata a partire dalle stazioni di Milano e di Roma è mediamente di 27,8 dollari. Solo la media di Barcellona e Madrid è leggermente inferiore alla nostra (27,2 dollari), mentre a Londra il costo è di 74 dollari, la media di Berlino, Francoforte e Monaco è di 58,2 dollari, a Parigi è di 43,8 dollari e a Stoccolma di 41,8 dollari.
Lo zar vince ancora le elezioni, anzi le stravince: Vladimir Putin è stato rieletto presidente della Russia per la quarta volta con oltre il 76% dei consensi. Un successo incredibile: Putin ha preso dieci volte di più del suo più vicino avversario, il comunista Pavel Grudinin. Sulla rielezione di Putin ha pesato anche l’annessione della Crimea alla Russia, un'operazione costata poi a Mosca delle sanzioni internazionali. La guerra in Siria, a fianco del regime di Damaso, le presunte inferenze nelle elezioni Usa, sono state tutte azioni condannate dai paesi occidentali, ma che in patria hanno solo fatto crescere la reputazione di Putin come leader forte.
 
L’istituto demoscopico indipendente Levada Center ha fatto notare che i russi approvano l’operato del presidente principalmente in politica estera, mentre si lamentano della situazione nel paese. Sono quasi 111 milioni gli aventi diritto al voto residenti in patria, ai quali si aggiungono 1,8 milioni all'estero. I seggi sono circa 97mila, distribuiti su 11 fusi orari, dalla regione più orientale, la Chukotka-Kamchatka dove gli abitanti hanno cominciato a votare due giorni fa, a quella più occidentale, l'enclave di Kaliningrad, tra Polonia e Lituania. Le urne hanno chiuso alle 20 di ieri sera.

 

 
L'Italia in tutta Europa è tra i paesi più in difficoltà per quanto riguarda l’ascensore sociale: i ragazzi che provengono da famiglie povere, molto difficilmente riusciranno, nonostante gli studi e i titoli universitari, ad elevarsi a una condizione diversa rispetto ai propri genitori. Lo denuncia l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in un rapporto citato da Repubblica. 
 
In Italia, soltanto il 20,4 per cento dei quindicenni provenienti da famiglie in situazione di svantaggio socio-economico riescono a ottenere risultati soddisfacenti nei test Ocse-Pisa. La media Ocse si attesta sul 25,2 per cento. Mentre oltralpe siamo a quota 24,1 per cento, in Germania al 32,3 e in Finlandia al 39,1 per cento. In pratica, la scuola italiana fa poco per gli studenti più sfortunati. Perché è evidente che il retroterra culturale e socio-economico degli alunni influenza le performance. Per questa ragione l’Invalsi, che conduce in Italia indagini sulle competenze in Lettura e Matematica di oltre un milione e mezzo di alunni ha recentemente inaugurato il "valore aggiunto": quanto le scuole riescono ad incidere sugli alunni durante il loro percorso scolastico.
 
Indagare le cause dell’ennesima bocciatura della scuola italiana, poco efficace con gli ultimi della classe, non è semplice. A preoccupare anche il confronto con il dato del 2012, quando la quota di studenti che, nonostante lo svantaggio, riuscivano a cavarsela dignitosamente era del 24,7 per cento, oltre quattro punti superiore rispetto al dato di tre anni dopo. L’indagine si sofferma anche sulle condizioni che nei vari paesi membri influenzano la quota di studenti resilienti. Nel Belpaese a giocare un ruolo positivo solo due aspetti: il clima scolastico in classe e le assenze degli studenti. Meno assenze "strategiche" durante il corso dell’anno.

Su "A Conti Fatti" si parla di Ecologia integrale

Intervengono:

  • Florencia Locascio, coordinatrice Rete Internazionale di Incubazione di Aziende dell'Economia di Comunione
  • Danilo De Biasio, direttore Festival dei Diritti Umani
  • Roberta Cafarotti, direttore scientifico Earth Day Italia

Informazioni aggiuntive