Gabriele Renzi

Gabriele Renzi

L’ondata di maltempo che nelle scorse settimane ha attraversato l’Italia ha colpito il paese in maniera molto violenta da Nord a Sud, provocando diverse vittime oltre a danni veramente ingenti. Da Liguria, Sicilia, Veneto, Friuli e da tante altre regioni immagini impressionanti che portano a non solo a chiedersi se il nostro territorio sia stato correttamente gestito, ma anche se sia in grado di fronteggiare eventi come quello che ha appena colpito il Paese e che, a causa dei cambiamenti climatici, potrebbe non costituire un evento da definirsi eccezionale.

La scorsa settimana, dal 6 al 9 novembre, si è tenuta a Rimini la 22ma edizione di Ecomondo, manifestazione fieristica di riferimento in Italia e in Europa per il settore green economy e dell’economia circolare, economia basata sul risparmio e sul riuso delle risorse naturali in un processo in cui la parola “rifiuto” perde il suo senso tradizionale.
Punto focale dell’economia circolare è infatti il recupero dei materiali usati e degli scarti, per avviarli ad un processo di riciclo capace di generare nuova materia prima, pronta per essere nuovamente immessa nel ciclo produttivo.

Per fare un esempio l’olio vegetale esausto, l’olio di frittura che molti cittadini gettano negli scarichi di casa con grave danno per l’ambiente, correttamente raccolto e avviato al riciclo potrebbe costituire una preziosa risorsa.
In Italia ad occuparsi della raccolta e trattamento di oli e grassi vegetali ed animali esausti e il consorzio CONOE, il cui presidente, Tommaso Campanile, interviene all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia.

Un modello di produzione basato sulla circolarità e sull’uso razionale delle risorse si basa su due capisaldi: un efficace ed efficiente sistema di raccolta dei rifiuti ed una tecnologia in grado di recuperare la porzione di materiale ancora utilizzabile e rigenerabile.
A queste condizioni qualsiasi rifiuto può tornare a nuova vita, rientrando nel ciclo produttivo come “materia prima seconda”, anche un pannolino usato.

Accade grazie ad una tecnologia messa a punto FaterSMART, Business Unit di Fater SpA (azienda italiana nata dalla joint venture fra Procter & Gamble e Gruppo Angelini), che per questa sua attività è stata premiata con il “Premio per lo sviluppo sostenibile” che ogni anno viene assegnato alle imprese che si sono distinte per attività e impianti che producano rilevanti benefici ambientali.
Ne parla intervenendo all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, il General Manager di FaterSMART, Giovanni Teodorani Fabbri.

Quello dell'educazione è uno dei settori più importanti per il presente e soprattutto per il futuro di un paese; la formazione dei cittadini di domani dovrebbe essere un investimento da fare con convinzione anche su temi l'ambiente e la sostenibilità.
Educazione ambientale, dunque, per creare quella cultura diffusa della sostenibilità alla sostenibilità necessaria per far si che gli uomini e le donne di domani evitino di ripetere i tanti errori commessi in questo campo dalle generazioni precedenti.
E una cultura “green” si trasmette più facilmente all'aperto che tra quattro mura, come sostiene il disegno di legge “Scuole verdi” recentemente approdato in Senato.

Recentemente l'IPCC, il panel delle Nazioni Unite punto di riferimento scientifico internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, ha rilasciato un interessante rapporto ipotizzando lo scenario di in un mondo in cui la temperatura media globale sia cresciuta di un grado e mezzo rispetto ai livelli preindustriali. Questo è l’obiettivo più ambizioso ipotizzato negli accordi di Parigi 2015 il cui obiettivo minimo, e comunemente accettato dai paesi firmatari, prevede una soglia massima pari a +2°.

Su “A Conti Fatti” interviene sul tema uno dei vicepresidenti dell'IPCC, il professor Carlo Carraro, docente di Economia Ambientale ed Econometria presso l'Università Ca' Foscari di Venezia.

"Un linguaggio nuovo per le migrazioni". È questo il titolo della XXVII edizione del Rapporto Immigrazione redatto dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Migrantes che cerca di fotografare la realtà migratoria del paese, analizzandone numeri e tendenze.
Una fotografia che tuttavia non sempre viene raccontata con un linguaggio altrettanto aderente alla realtà.

Ne parla intervenendo su “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, Oliviero Forti, Responsabile Ufficio immigrazione Caritas Italiana.

Secondo l’ultimo rapporto Istat in Italia 5 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Si tratta del 6,9% della popolazione e in termini assoluti è il valore più alto dal 2005. Se poi a queste si aggiungono le persone a “rischio” povertà i dati parlano addirittura di 1 italiano su 5.

Per sostenere le fasce economicamente più deboli della società lo scorso anno è stato introdotto il cosiddetto REI, il reddito di inclusione, provvedimento che probabilmente sarà superato dal reddito di cittadinanza che l’attuale governo ha annunciato all’interno della prossima manovra finanziaria.

3 anni fa, il 25 settembre 2015 l’Assemblea delle Nazioni Unite deliberava l’adozione dell’Agenda 2030, un programma di sviluppo globale articolato in 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.Questi 17 obiettivi coprono la gamma delle attività umane nella loro relazione con il pianeta da una parte e con i propri simili dall’altra per uno sviluppo che possa definirsi equo e sostenibile da tutti i punti di vista: economico, ambientale, sociale.

 Quella del consumo di suolo è una questione sui cui intervenire sta diventando sempre più urgente. Secondo l’ultimo rapporto Ispra, infatti, anche nel 2017 il consumo di suolo ha fatto registrare numeri purtroppo molto importanti: ogni due ore nel nostro paese si costruisce su una superficie grande quanto Piazza Navona e i cantieri spesso non risparmiano nemmeno aree protette, a rischio idrogeologico o vincolate per la tutela del paesaggio. Ormai quasi l’8% del territorio nazionale è cementificato.

Contenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi, possibilmente uno e mezzo, rispetto ai livelli preindustriali. È questo in estrema sintesi l’impegno che il mondo si è preso nel 2015 nella famosa COP21 di Parigi, per contrastare i cambiamenti climatici, vera e propria minaccia globale che se non affrontata rischia nel lungo periodo di mettere in pericolo la stessa sopravvivenza del genere umano.

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