Gabriele Renzi

Gabriele Renzi

Per salvare il pianeta è necessario un cambiamento radicale, non solo nello stile di vita di tutti i cittadini, ma nell’intero sistema economico e produttivo. Razionalizzare l’uso delle materie prime, contenere gli scarti e facilitare la riutilizzabilità dei materiali, ridurre le emissioni di gas nocivi nell’atmosfera devono diventare i pilastri su cu costruire uno sviluppo sostenibile.
La green economy e l’economia circolare sono il futuro e, se la politica non sempre lancia segnali incoraggianti per il loro sviluppo, il mondo delle imprese ha già da diversi anni intrapreso un cammino importante.

Quello della bioeconomia è un settore in continua crescita che vale per il nostro paese oltre 250 miliardi di euro l’anno. Non sempre però è chiaro quali attività rientrino in questo settore e quali politiche si stiano mettendo a punto per incentivarlo.
Per fare un punto della situazione interviene su “A Conti Fatti”, programma a cura della redazione di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia Fabio Fava, ordinario di Biotecnologie industriali e ambientali presso la Facoltà  di Ingegneria e Architettura dell'Alma Mater Studiorum-Università  di Bologna e presidente e Rappresentante del Governo italiano nel comitato di programma Bioeconomy di Horizon2020.

Lo scorso 23, 24 e 25 ottobre i rappresentanti dei più grandi e importanti bacini idrici del mondo si sono riuniti a Roma nel summit internazionale Acqua e Clima. Un modo per scambiarsi esperienze e condividere obiettivi e idee in vista della COP 23 che si è aperta a Bonn il 6 novembre e cui sarà presentata la carta di Roma, il documento con le conclusioni del summit.

Su "A Conti Fatti", programma a cura di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia, interviene  il coordinatore del summit, Walter Mazzitti, avvocato, esperto di questioni internazionali per la politica dell’acqua.

Quella dei cammini è anche un’economia, che gira intorno a santuari, strutture ricettive, trasporti, ristorazione, beni culturali e produzioni locali. Un’economia florida e organizzata in alcune regioni, come il nord della Spagna e la Toscana, e più improvvisata in altre, che pure si affacciano su itinerari non meno antichi e suggestivi. Il Lazio, da qualche anno, sta cercando di valorizzare il suo sistema di cammini secolari: come il Cammino di Benedetto, da Norcia a Monte Cassino;la via Francigena del nord dalla Tuscia a Roma, quella del sud da Fossanova e Ferentino; e il Cammino di Francesco, da Assisi alla Capitale. Su questo itinerario la Regione Lazio ha finanziato il progetto di quattro comuni della Sabina chiamato “Andar per borghi e per antiche chiese”. Ne abbiamo parlato con Federica Selli, assessore al turismo del Comune di Montelibretti.

Negli ultimi anni il cammino è stato riscoperto da sempre più persone come attività sportiva, turistica o più semplicemente come un modo per riscoprire se stessi e il proprio rapporto con l’ambiente e le persone che ci circondano. Ma non bisogna dimenticare che anche i cammini moderni rinascono sulle antiche vie di pellegrinaggio e non a caso sono moltissimi i fedeli che li stanno riscoprendo come strumento di riflessione e di preghiera.
Per analizzare in che modo il concetto di pellegrinaggio si sia evoluto nel corso degli ultimi due secoli, “A Conti Fatti”, la rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia 105.0, ha interpellato Daniele Menozzi, professore di Storia Contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore per Treccani del volume “L'Italia e i Santi, Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana” .

Sotto Giovanni Paolo II, in particolare tra il finire del secolo scorso e l’inizio dell’attuale, il pontificato ha intrapreso un interessante percorso che ha portato alla beatificazione e alla canonizzazione di molte figure che, pur non godendo di un larghissimo seguito devozionale, sono state in grado di esaltare quelle virtù civili care al Magistero della Chiesa.
All’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, interviene sul tema Daniele Menozzi, professore di storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore per Treccani dell’opera “L’Italia e i Santi - Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana”.

Sono molti gli italiani che ospitano nelle proprie case almeno un animale domestico. Tra cani gatti, pesci, uccelli e altre specie sono circa 60 milioni i “pet” che vivono nel nostro paese.
Un rapporto che sfiora l’uno a uno con l’intera popolazione italiana e che muove ormai un’economia importante, tra generi alimentari, spese veterinarie e altri articoli per il benessere animale.
Per esplorare questo fenomeno è intervenuto su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia Gianmarco Ferrari, presidente di Assalco - Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia -  che lo scorso maggio ha presentato assieme a Zoomark il decimo rapporto su questo particolare settore.

Secondo l’ultimo rapporto Ispra l’Italia da  novembre 2015 a maggio 2016, ha consumato 3 metri quadrati al secondo di suolo, quasi 30 ettari al giorno, per un totale di 5 mila ettari di territorio.
Sebbene il consumo di suolo sia rallentato rispetto alle rilevazioni precedenti i numeri sono tuttavia impressionanti e portano l’istituto di ricerca a ipotizzare scenari poco rassicuranti per il 2050.
Su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, interviene Michele Munafò, ricercatore Ispra, responsabile scientifico dei rapporti nazionali su consumo di suolo .

L’Italia ha bisogno di una legge sul consumo di suolo, sono moltissime le voci che lo chiedono e qualcosa è anche stato fatto. Il 12 maggio 2016 la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge sul “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato”. Da allora però il provvedimento è fermo al Senato ed i tempi per un’approvazione definitiva non sono chiari. Daniela Bruno, responsabile dell'Ufficio Valorizzazione del FAI - Fondo Ambiente Italiano, interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Tra i diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile quello di garantire a livello globale l’accessibilità all’acqua è certamente tra le sfide prioritarie da vincere. Tra i cambiamenti climatici in corso e gli interventi umani l’acqua sta infatti diventando una risorsa sempre più rara e preziosa.
L’Italia ha una buona disponibilità idrica, seppur in calo, ma la sua gestione è tutt’altro che efficiente.
Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia e coordinatore del tavolo di lavoro Asvis sull’obiettivo di sviluppo sostenibile numero sei (Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie), interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economiacristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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