Donare il sangue: un piccolo, grande gesto.

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Il 20 febbraio, 12 mila volontari associati all'AVIS hanno celebrato il Giubileo del Donatore incontrando a Roma papa Francesco. Il presidente dell'Associazione Volontari italiani Sangue, Vincenzo Saturni, ci parla di questo gesto semplice ma carico di significati etici e solidali verso le necessità del prossimo.


Quali sono i numeri della donazione di sangue in Italia, e quelli dell'Avis in particolare? Quanti centri trasfusionali sono attivi e quanti sono i donatori regolari? 

Fortunatamente i donatori in Italia sono un gran numero: oltre 1.700.000, di cui 1.300.000 dell'Avis. Per il 70% circa sono uomini. L'importante è che per l'83-84% sono donatori periodici, cioè donano regolarmente il loro sangue. Durante lo scorso anno, complessivamente, hanno donato quasi 3.100.000 unità di sangue e componenti in aferesi (piastrine, plasma, globuli rossi ecc., ndr.) di cui oltre 2 milioni da donatori Avis. Quest'attività di donazione viene svolta nei centri trasfusionali degli ospedali, che sono oltre 300 in tutta italia, e nelle centinaia di unità di raccolta, gestite direttamente dalle varie associazioni, in particolare dall'Avis.

 

Perché c'è bisogno di donatori volontari? Il servizio sanitario non potrebbe fare a meno di chiedere ai cittadini di donare il sangue?

Questo è un sistema che ha voluto, negli anni, la nostra organizzazione. La legislazione italiana, la più recente è la legge 219 del 2005, indica in tre soggetti principali i pilastri di un sistema trasfusionale moderno: le istituzioni pubbliche, i tecnici del sistema trasfusionale e le associazioni dei donatori di sangue. Affidare questa attività alle associazioni di volontariato come Avis è una garanzia di continuità e di quel valore etico, proprio delle associazioni di volontariato che promuovono la cultura della solidarietà, del dono, per il bene degli ammalati. Si è verificato che la parte tecnica cura gli aspetti di qualità e sicurezza, le istituzioni legiferano, e le associazioni di volontariato danno quel valore aggiunto promuovendo sul territorio, non solo la donazione quale atto singolo, ma un concetto più ampio di disponibilità per gli altri, di cittadinanza partecipata e di solidarietà concreta.

 

Chi può donare e qual è, in generale, il profilo del donatori dell'Avis?

La nostra legge è molto puntuale e, da questo punto di vista, decisamente all'avanguardia: alla fine dell'anno scorso è stato emanato l'ultimo decreto sulla qualità e la sicurezza del sangue e degli emo componenti, che va nella direzione di garantire che il sangue sicuro tanto al momento della donazione quanto in quello della trasfusione. Il tipo "ottimale" di donatore è maggiorenne, deve avere meno di 65-70 anni, pesare più  di 50 kg e rispondere a tutta una serie di requisiti che garantiscano la sua salute, quando va a donare, e quella del ricevente. Per questo il donatore si sottopone al colloquio con un esperto che indaga su eventuali controindicazioni. Il donatore-tipo italiano, in generale e in particolare di Avis, è prevalentemente di sesso maschile, tra i 26 e i 45 anni, periodico, volontario, non remunerato, consapevole e associato.

 

Può descrivere una donazione: quanto tempo ci vuole, che rischi ci sono, quanto sangue viene prelevato, e come ci si sente subito dopo?

La donazione di sangue intero, quella più frequente, circa 2.600.000 donazioni su 3.000.000, dura in media 6-8 minuti, quindi è piuttosto rapida. Il donatore non corre rischi perché viene puntualmente controllato ad ogni donazione, e viene monitorato il suo stato di salute durante la donazione. Vengono prelevati  450ml di sangue a cui si aggiunge una certa quantità per le provette che servono a fare gli esami  di legge, per verificare lo stato di salute del donatore, la qualità e la sicurezza del sangue donato. Al termine della donazione, se tutto procede come si è detto,  la grande maggioranza dei donatori si sente bene. Sicuramente ci si sente appagati per aver fatto un gesto "piccolo", perché appunto dura pochi minuti, ma "grande" per l'impatto successivo: si sa che si può contribuire alle terapie, anche importanti, di alcuni malati, e in molti casi addirittura a salvare delle vite.

 

Parliamo dei diversi tipi di donazioni e di quali c'è più necessità.

Quella intera (il sangue con tutte le sue componenti, ndr.) è sicuramente la più frequente. Però, attraverso dei separatori cellulari, delle apparecchiature elettromedicali dedicate, assolutamente sicure e innocue per il donatore perché si usa tutto materiale monouso e sterile, durante la stessa donazione si possono raccogliere uno o diversi dei componenti: il solo plasma, il plasma e le piastrine, il plasma e i globuli rossi ecc. E' quella che si chiama "aferesi". Tutte le componenti sono necessarie perché da alcuni anni si punta a trasfusioni mirate: l'ammalato riceve il componente o i componenti del sangue che gli sono necessari; se è anemico riceve i globuli rossi, se manca di piastrine riceve le piastrine e così via. Sicuramente la donazione di plasma mediante aferesi sta diventando importantissima perché da esso si possono ottenere i farmaci plasma-derivati di cui, per una piccola parte, siamo ancora carenti in Italia; mentre per gli altri componenti del sangue fortunatamente siamo autosufficienti.

 

Il 20 febbraio avete celebrato il "Giubileo del donatore" incontrando papa Francesco. Può raccontare questa giornata, il suo significato e l'incontro con il Papa?

Per noi è stato un momento molto emozionante. La nostra associazione non fa discriminazioni, non è confessionale: abbracciamo tutte le persone che vogliono avvicinarsi alla donazione. Però certamente, in una nazione come la nostra, con una forte componente cattolica, è stato molto emozionante, nell'anno del Giubileo Straordinario della Misericordia, avere la possibilità  di trovarci tutti insieme a celebrare questo momento comunitario e dimostrare la gioia con cui si fa questo gesto di donazione rivolto verso gli altri. La possibilità di incontrare personalmente il Santo Padre e di fargli omaggio, a nome del milione e trecentomila donatori "avisini" d'Italia, di un calice e due ampolle, è stata un'emozione molto forte che ho cercato di trasmettere poi a tutti quelli che ho incontrato.

Donare il sangue: un piccolo, grande gesto.
Il 20 febbraio 12 mila volontari associati all'AVIS hanno celebrato il Giubileo del Donatore incontrando a Roma papa Francesco. Il presidente dell'associazione Volontari italiani Sangue, Vincenzo Saturni, ci parla di questo gesto semplice ma carico di significati etici e solidali verso le necessità del prossimo.
 
Quali sono i numeri della donazione di sangue in Italia, e quelli dell'Avis in particolare? Quanti centri trasfusionali sono attivi e quanti sono i donatori regolari? 
Fortunatamente i donatori in Italia sono un gran numero: oltre 1.700.000, di cui 1.300.000 dell'Avis. Per il 70% circa sono uomini. L'importante è che per l'83-84% sono donatori periodici, cioè donano regolarmente il loro sangue. Durante lo scorso anno, complessivamente, hanno donato quasi 3.100.000 unità di sangue e componenti in aferesi (piastrine, plasma, globuli rossi ecc., ndr.) di cui oltre 2 milioni da donatori Avis. Quest'attività di donazione viene svolta nei centri trasfusionali degli ospedali, che sono oltre 300 in tutta italia, e nelle centinaia di unità di raccolta, gestite direttamente dalle varie associazioni, in particolare dall'Avis.
Perché c'è bisogno di donatori volontari? Il servizio sanitario non potrebbe fare a meno di chiedere ai cittadini di donare il sangue?
Questo è un sistema che ha voluto, negli anni, la nostra organizzazione. La legislazione italiana, la più recente è la legge 219 del 2005, indica in tre soggetti principali i pilastri di un sistema trasfusionale moderno: le istituzioni pubbliche, i tecnici del sistema trasfusionale e le associazioni dei donatori di sangue. Affidare questa attività alle associazioni di volontariato come Avis è una garanzia di continuità e di quel valore etico, proprio delle associazioni di volontariato che promuovono la cultura della solidarietà, del dono, per il bene degli ammalati. Si è verificato che la parte tecnica cura gli aspetti di qualità e sicurezza, le istituzioni legiferano, e le associazioni di volontariato danno quel valore aggiunto promuovendo sul territorio, non solo la donazione quale atto singolo, ma un concetto più ampio di disponibilità per gli altri, di cittadinanza partecipata e di solidarietà concreta.
Chi può donare e qual è, in generale, il profilo del donatori dell'Avis?
La nostra legge è molto puntuale e, da questo punto di vista, decisamente all'avanguardia: alla fine dell'anno scorso è stato emanato l'ultimo decreto sulla qualità e la sicurezza del sangue e degli emo componenti, che va nella direzione di garantire che il sangue sicuro tanto al momento della donazione quanto in quello della trasfusione. Il tipo "ottimale" di donatore è maggiorenne, deve avere meno di 65-70 anni, pesare più  di 50 kg e rispondere a tutta una serie di requisiti che garantiscano la sua salute, quando va a donare, e quella del ricevente. Per questo il donatore si sottopone al colloquio con un esperto che indaga su eventuali controindicazioni. Il donatore-tipo italiano, in generale e in particolare di Avis, è prevalentemente di sesso maschile, tra i 26 e i 45 anni, periodico, volontario, non remunerato, consapevole e associato.
Può descrivere una donazione: quanto tempo ci vuole, che rischi ci sono, quanto sangue viene prelevato, e come ci si sente subito dopo?
La donazione di sangue intero, quella più frequente, circa 2.600.000 donazioni su 3.000.000, dura in media 6-8 minuti, quindi è piuttosto rapida. Il donatore non corre rischi perché viene puntualmente controllato ad ogni donazione, e viene monitorato il suo stato di salute durante la donazione. Vengono prelevati  450ml di sangue a cui si aggiunge una certa quantità per le provette che servono a fare gli esami  di legge, per verificare lo stato di salute del donatore, la qualità e la sicurezza del sangue donato. Al termine della donazione, se tutto procede come si è detto,  la grande maggioranza dei donatori si sente bene. Sicuramente ci si sente appagati per aver fatto un gesto "piccolo", perché appunto dura pochi minuti, ma "grande" per l'impatto successivo: si sa che si può contribuire alle terapie, anche importanti, di alcuni malati, e in molti casi addirittura a salvare delle vite.
Parliamo dei diversi tipi di donazioni e di quali c'è più necessità.
Quella intera (il sangue con tutte le sue componenti, ndr.) è sicuramente la più frequente. Però, attraverso dei separatori cellulari, delle apparecchiature elettromedicali dedicate, assolutamente sicure e innocue per il donatore perché si usa tutto materiale monouso e sterile, durante la stessa donazione si possono raccogliere uno o diversi dei componenti: il solo plasma, il plasma e le piastrine, il plasma e i globuli rossi ecc. E' quella che si chiama "aferesi". Tutte le componenti sono necessarie perché da alcuni anni si punta a trasfusioni mirate: l'ammalato riceve il componente o i componenti del sangue che gli sono necessari; se è anemico riceve i globuli rossi, se manca di piastrine riceve le piastrine e così via. Sicuramente la donazione di plasma mediante aferesi sta diventanto importantissima perché da esso si possono ottenere i farmaci plasma-derivati di cui, per una piccola parte, siamo ancora carenti in Italia; mentre per gli altri componenti del sangue fortunatamente siamo autosufficienti.
Il 20 febbraio avete celebrato il "Giubileo del donatore" incontrando papa Francesco. Può raccontare questa giornata, il suo significato e l'incontro con il Papa?
Per noi è stato un momento molto emozionante. La nostra associazione non fa discriminazioni, non è confessionale: abbracciamo tutte le persone che vogliono avvicinarsi alla donazione. Però certamente, in una nazione come la nostra, con una forte componente cattolica, è stato molto emozionante, nell'anno del Giubileo Straordianario della Misericordia, avere la possibilità  di trovarci tutti insieme a celebrare questo momento comunitario e dimostrare la gioia con cui si fa questo gesto di donazione rivolto verso gli altri. La possibilità di incontrare personalmente il Santo Padre e di fargli omaggio, a nome del milione e trecentomila donatori "avisini" d'Italia, di un calice e due ampolle, è stata un'emozione molto forte che ho cercato di trasmettere poi a tutti quelli che ho incontrato.
 

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