Martina Caironi: Lo sport mi ha ridato quello che mi era stato tolto

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Vincitrice della medaglia d'oro dei 100m alle Paralimpiadi di Londra nel 2012; campionessa mondiale ed europea in carica; fa parte del Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle e sarà la portabandiera della nazionale paralimpica italiana nella prossima edizione di Rio 2016.

Lei non è nata disabile ma ha avuto un incidente. Vuole raccontare la sua vita precedente e che cosa le è successo?
La mia vita precedente era quella di una ragazza normale che faceva sport, si muoveva, aveva gli amici, le uscite. A 18 anni ho avuto un incidente stradale, sono stata investita da una macchina, e ho perso mezza gamba. Quindi mi sono ritrovata con una disabilità invalidante, perché ha interrotto il campionato di pallavolo che stavo facendo. Quello è stato il primo impatto molto forte, il primo cambiamento. Poi il fatto di guardarmi e di vedermi senza un pezzo... è stata dura.

Dal punto di vista pratico che cosa cambia nella vita di tutti i giorni dopo un incidente del genere?
Mi sono resa conto che anche fare le scale, il banale fare le scale, non era più così semplice, ma dovevo pensare a un gesto così facile; come quello di camminare, muovermi con le mani libere per esempio; non era più scontato: nel momento in cui ho iniziato a usare le stampelle, per vari mesi non potevo camminare con un gelato in mano. Fare ogni cosa è diventato molto più difficile. Poi, con la prima protesi, ho ricominciato ad avere una sorta di normalità. Riprendere a camminare è già qualcosa; chiaramente con difficoltà: non potevo più fare le stesse cose di prima; non potevo, per esempio, fare la corsettina in strada se stavo perdendo il pullman; non potevo più scendere le scale di corsa. Anche fare pallavolo, lo sport in generale, non mi sembrava più possibile. Poi, dopo un po' di tempo, ho capito che invece era possibile farlo.

Ovviamente, oltre a quelli pratici ci sono anche i risvolti psicologici. Qual è stato l'impatto sul suo vissuto? In generale che cosa può accadere a una persona che subisce un incidente, e come può essere aiutata da chi gli è vicino?
Un aspetto fondamentale è sicuramente quello di ritrovare la normalità. Le persone che hai accanto a te, che ti hanno vista come eri prima e che ti vedono come sei dopo, nel mio caso, hanno avuto un ruolo molto importante per farmi sentire comunque accettata. A livello psicologico c'è prima l'accettazione di se stessi e poi anche del gruppo. Prima di tutto ho cercato di capire che la gamba non sarebbe ricresciuta, quindi dovevo accettarmi così per come ero, per come ero diventata; poi anche le persone, gli amici, la famiglia che avevo con me, accanto a me, mi hanno dato la forza per riprendermi la mia vita e fare tutto quanto. Quando poi è subentrato anche lo sport nella mia vita è stato come un completare quello che mi era stato tolto: riprendermi davvero tutto quanto, quindi anche l'abilità, e di conseguenza l'autostima: Proprio questo può fare lo sport: dare fiducia nelle proprie capacità, nel proprio limite da superare.

Per lei è stato lo sport, per altri può essere il lavoro o la famiglia: quanto è importante trovare uno scopo per superare questa difficoltà della vita.
E' fondamentale. Direi di lasciar perdere il rancore o sentimenti di rabbia, di negatività. L'unico modo per superare il trauma o la situazione in cui ci si trova è cercare di vedere positivo, cercare uno spiraglio di luce che può essere nel lavoro, in una occupazione, in uno scopo. Anche il disabile, se ben inserito nella società, può far del bene non solo a se stesso ma anche alla società: è una sorta di circolo, per cui se la società consente a una persona disabile di essere utile, di lavorare, di essere come tutti gli altri, di produrre, di conseguenza la persona si sentirà bene. Sappiamo tutti che non è bello restare a casa a non far niente: per quanto uno possa adorare il relax, a lungo andare stanca. Secondo me è molto importante, anche per la società in generale: perché vedere un disabile inserito, che lavora e che fa tutto, lo normalizza. Mi rendo conto che, partendo dal mio obiettivo, con lo sport sono riuscita a rendere più normale la figura del disabile con una protesi: molte più persone si avvicinano a me con delle conoscenze pregresse; sono più incuriositi che spaventati dalla diversità.

Quello delle protesi è un argomento imporante. Oltre alla psiche, all'aiuto della famiglia e del proprio entourage, c'è uno Stato, preposto a sostenere i disabili. Il prontuario delle protesi fornite gratuitamente dallo Stato è fermo a modelli degli anni '90. Quali sono i problemi legati a questa situazione?
Io che vivo tutti i giorni la realtà di indossare una protesi, posso dire che la tecnologia è avanzata: ha fatto passi da gigante a partire semplicemente dal 2008, quando ho avuto l'incidente, figuriamoci rispetto agli anni '90, quando le protesi erano ancora meccaniche e non consentivano lo stile di vita che io ho oggi, con una protesi di ultima generazione. E' fondamentale: io ho provato sia le protesi che mi passava lo Stato gratuitamente come incidentata, sia le protesi elettroniche, come quelle che uso adesso, e la mia vita è cambiata veramente dalla notte al giorno. Un cambio radicale nelle attività che posso fare. Potete immaginare che per una ragazza giovane, che vuole esplorare il mondo, conoscere e fare tante attività, la cosa migliore sia avere una protesi adatta. Invece la cosa peggiore è sapere che ci sono delle protesi adatte, ma non poterle utilizzare per mancanza di soldi, perché comunque si tratta di protesi costose. Io sono fortunata perché ho dei testimonial, degli sponsor, però ci sono tantissime persone che non possono permettersele senza l'aiuto dello Stato; e quindi, pur avendo la possibilità e il fisico, non hanno lo strumento giusto; e questo è proprio un peccato.

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