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Quali spinte per lo sviluppo?

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Quali spinte per lo sviluppo?
Libertà per cosa?
Confrontando però questa risposta con quelle successive viene spontanea la domanda: “ma libertà per fare cosa?”. Infatti la sessualità è considerata altrettanto importante solo per il 36% degli italiani e il divertimento per il 29%; metà degli italiani poi considera molto importante la realizzazione professionale.
Ma il dato che davvero dovrebbe far riflettere è che solo il 60% degli italiani considera l’amicizia molto importante, quindi vogliamo tutti essere liberi, ma non per divertirci o per realizzarci professionalmente, non per scatenare le nostre pulsioni e nemmeno per stare con gli amici.
Sembrerebbe che la libertà richiesta sia quella di stare in famiglia, più dell’85% di noi ritiene questo ambito molto importante; è la libertà quindi di rinserrarsi, di non essere coinvolti nelle difficoltà della vita, in soldoni: gli italiani  vogliamo sentirsi liberi di starsene in pace a casa loro.

Troppo appagati per desiderare ancora
Mezzo secolo di primato dell’offerta, di rapido appagamento di desideri covati per secoli: la casa, il benessere, i comfort, la mobilità individuale con l’automobile, le vacanze, i viaggi, ha prodotto una serie di desideri inautentici, mai desiderati o non abbastanza desiderati, che hanno finito per depotenziare il desiderio come forza attiva in grado di trainare comportamenti forti, scelte impegnative, parziali rinunce. Solo il 10% della popolazione mette al primo posto tra i suoi desideri la voglia di dare una svolta alla propria vita. Resta un po’ più vigorosa la forza di voler raggiungere gli obiettivi di sempre (29%), ma rischia di essere anche un po’ una forza inerziale, quasi un sogno nel cassetto.
La realtà è che non siamo più capaci di desiderare, perché abbiamo troppa pura di perdere quello che abbiamo, il 44,7% degli italiani ha come principale desiderio quello di non perdere quello che ha, il 29,4% quello di raggiungere gli obiettivi che ha da sempre, il 10% desidera dare una svolta alla sua vita ed il 15,9% dichiara di non avere particolari desideri.

Meno voglia di rischiare
Quindi un desiderio esangue e la libertà di rinserrarsi sembrano descrivere l’appiattimento dei questo periodo, a cui forse si può aggiungere un altro elemento: la poca voglia di rischiare nel 1988 alla domanda: “Se le si presentasse la possibilità di un lavoro nuovo, particolarmente interessante, ma con minori garanzie rispetto al suo lavoro attuale, quale pensa che sarebbe la sua reazione?”, solo il 23,1% del campione rispondeva che avrebbe rifiutato senz’altro, ebbene oggi tale percentuale è salita al 36%.
Allora è inutile parlare di crescita e di sviluppo se non si ritorna a desiderare, certo non desiderare ancora oggetti o beni di consumo (a che serve un quarto telefonino?), ma condizioni di vita migliori, opportunità più grandi per sé e per i propri figli, un mondo più bello, più accogliente e- chissà perché nessuno più ne parla?- più giusto saranno la molla che spingerà il Paese a ricominciare a crescere, d’altronde chi volete che si rimbocchi le maniche solo per pagare debiti che nemmeno sente propri?