Da Pellico a Garibaldi, i “santi” risorgimentali costruirono l’Italia In evidenza

Scritto da   Domenica, 16 Luglio 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Da Pellico a Garibaldi, i “santi” risorgimentali costruirono l’Italia

Quando Carlo Pisacane nel 1857 organizzò la sua sfortunata spedizione per liberare l’Italia meridionale dalla dominazione borbonica venne accolto dalle popolazioni locali come un bandito più che come un patriota.
Poco più di dieci anni dopo Giuseppe Garibaldi con i suoi Mille risaliva l’Italia dalla Sicilia verso la Campania e veniva accolto dalle popolazioni che incontrava con ospitalità, entusiasmo, in alcuni casi con venerazione.
Il movimento per l’unità nazionale italiana non fu solo susseguirsi di battaglie, accordi e trattati, ma un vero e proprio movimento culturale cui diedero un contributo centrale tanti protagonisti dell’epoca, da Pellico ai fratelli Bandiera, a Garibaldi, figure a metà tra eroi e martiri sulle cui storie si costruì la base per la definizione di un’identità nazionale prima e dopo l’unità.

È un tema quello del "martirio risorgimentale" ben trattato dall’istituto Treccani nel volume “L’Italia e i Santi, Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana”. Il curatore dell’opera Daniele Menozzi, professore di storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, ne ha parlato intervenendo all’Interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 


Che ruolo ebbe nel processo di unificazione italiano la declinazione dei moti e delle guerre di indipendenza in chiave religiosa?
Ebbe un ruolo significativo sotto due profili.
Da un lato la resistenza che, dopo il fallimento dell'esperienza neoguelfa, venne fatta da parte delle autorità ecclesiastiche nei confronti del processo di unificazione nazionale  poneva il problema della compatibilità tra la costruzione dello stato unitario e l'appartenenza cattolica.
Dall’altro si cominciò a elaborare una religione della patria che veniva presentata come sostitutiva della religione cattolica; ci fi, soprattutto da parte mazziniana, il tentativo di dar vita ad una nuova religione che avesse nella patria il concetto dell’assoluto.


Uno dei primi “martiri risorgimentali” fu Silvio Pellico che tuttavia affrontò la sua prigionia più da cristiano praticante che da prigioniero politico.
Silvio Pellico rappresenta una figura di transizione tra i martiri espressione dell'appartenenza alla religione cattolica e martiri che sono invece espressione della nuova religione della patria. Non a caso Pellico si colloca all'inizio del percorso nazionale: in lui vi è l'accettazione del martirio sulla base delle virtù cristiane, un martirio che è tuttavia legato alla sua appartenenza nazionale, alla manifestazione dei suoi valori di italianità.
Indubbiamente all'interno del patrimonio culturale del risorgimento rientrano anche queste figure che esprimono una conciliazione tra nazione e cattolicesimo.

Pensando alle figure dei fratelli Bandiera o di Carlo Pisacane, come si passa da patriota a martire?
Sono tipiche figure che si collegano allo sforzo mazziniano di costruire un martirologio che sia punto di riferimento per questa nuova religione sostitutiva del cattolicesimo, la religione della nazione che Mazzini intendeva promuovere.
Nell'ottica mazziniana i martiri della patria avevano la funzione di attrarre il maggior numero possibile di persone alle idee nazionali e la costruzione di un martirologio ad hoc con forme di ritualità connesse era funzionale alla diffusione di questa nuova idea, cioè dell'idea che questa religione tradizionale doveva essere sostituita da una nuova religione in cui la nazione era l'assoluto alla luce del quale ridefinire tutti gli aspetti della vita collettiva.


Al fallimento delle spedizioni dei Bandiera e di Pisacane contribuì il mancato appoggio delle popolazioni locali. Sostegno che invece non mancò alla figura di Garibaldi, anche grazie ad un immagine che faceva di Garibaldi stesso quasi un santo in vita.
La linea mazziniana è una linea profondamente diversa dalla linea portata avanti da Garibaldi che parte proprio dalla costatazione del fallimento o comunque della scarsa incidenza della religione della patria come sostitutiva del cristianesimo.
Garibaldi e i circoli a lui vicini sono profondamente convinti che il cattolicesimo sia profondamente radicato nella popolazione italiana e che non si può sostituire con una nuova religione per cui si tratta piuttosto di appropriarsi dei valori, dei simboli, delle ritualità e delle agiografie che erano già state assimilate dalle classi popolari e di declinarle in una nuova chiave, in chiave patriottica.
È una diversa versione della nuova religione della patria che non tende a sostituire il contenuto della religione, ma intende servirsi e usare strumentalmente la religione per ottenere fini politici.
Questa versione fa perno proprio sulla figura stessa di Garibaldi che nelle agiografie scritte e nelle iconografie, importantissime perché hanno una larga circolazione popolare, viene presentato come un santo, a volte con le sembianze di Cristo, a volte sotto forma di San Giovanni Battista o di fratello di Santa Rosalia. In altri casi diventa un vero e proprio oggetto di culto come dimostra un santino in cui si vede un altare su cui è depositata una statua di Garibaldi contornata da ceri votivi, ma anche da moschetti e cannoni.


Simboli religiosi “presi in prestito” per fini politici. Cosa succede una volta raggiunto l’obiettivo? Questa simbologia viene “restituita”?
Queste nuove religioni civili o politiche nascono dalla convinzione che la nuova politica, quella scaturita dalla rivoluzione francese, garantisce spazi di autonomia agli individui, ma non è in grado di assicurare elementi di coesione sociale.
Si fa riferimento all'assoluto come in Mazzini o si usano strumentalmente i simboli religiosi come in Garibaldi perché si è convinti che la nuova politica di per se sia insufficiente. Una volta che si è raggiunto l'obiettivo, in questo l’unità nazionale, ci si rende conto che la  nuova politica manca di qualche elemento che possa mantenere unita la collettività ed  ecco allora che si sposta l'obiettivo politico e dall'obiettivo nazionale si passa ad altri obiettivi; nel caso della Germania, ad esempio, la religione politica che succede alla religione della nazione sarà la religione della razza.

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