Da San Benedetto a Santa Caterina, i Santi ispiratori dell’integrazione europea In evidenza

Scritto da   Domenica, 01 Ottobre 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Paolo VI proclma San Benedetto da Norcia patrono d'Europa

Nei primi anni sessanta il pontefice Paolo VI pensò alla figura di San Benedetto da Norcia come patrono, protettore e ispiratore della neonata Europa Unita. In seguito, con la crescita dell’unione e le nuove esigenze pastorali, fu Giovanni Paolo II a completare con due successive proclamazioni il novero dei compatroni europei con i Santi Cirillo e Metodio, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina da Siena e Santa Teresa Benedetta della Croce.


Per spiegare il significato di queste proclamazioni Daniele Menozzi, professore di storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore per Treccani dell’opera “L’Italia e i Santi. Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana”, interviene all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.


Quando si parla di patroni d’Europa sono in molti a pensare unicamente a San Benedetto. In realtà i santi compatroni d’Europa sono sei.
Si, l'Europa politica è frutto di un processo che si è sviluppato nel tempo e la Chiesa ha seguito attentamente questo processo e ha collegato l'attribuzione dei patroni ai vari momenti dello svolgimento dell'integrazione europea.

San Benedetto, i Santi Cirillo e Metodio, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina da Siena e Santa Teresa Benedetta della Croce.  Perché furono scelte proprio queste figure?
San Benedetto è stato proclamato patrono d'Europa nel 1964 da Paolo VI, successivamente nel 1980 Giovanni Paolo II ha proclamato i Santi Cirillo e Metodio e nel 1999, sempre Giovanni Paolo II, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina da Siena, Santa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein.
Queste proclamazioni sono legate a dei momenti diversi. Nel momento in cui si è giunti a profilare la possibilità di un’integrazione europea Paolo VI nel ha ritenuto di dover fornire un riferimento devozionale e spirituale a questo accadimento con la figura di San Benedetto. Nel 1980 Giovanni Paolo II, da poco asceso al pontificato, ha ritenuto che una delle linee programmatiche del suo governo dovesse essere portare all’interno di un cattolicesimo occidentalizzato e latinizzato anche la spiritualità orientale di origine greca. Proprio in quest'ottica ha ritenuto di dover aggiungere a San Benedetto i Santi Cirillo e Metodio che erano portatori di questo cattolicesimo orientale di cui il cattolicesimo occidentale spesso aveva dimenticato il significato, l'apporto spirituale.
Nel 1999 la proclamazione delle tre nuove sante risponde a una pluralità di motivi: Brigida di Svezia fu scelta perché la nuova realtà europea si stava aprendo i paesi che andavano al di là dei paesi dell'Europa centro meridionale che erano stati all'origine della comunità, ma diventava una realtà molto più ampia che comprendeva anche il nord Europa; il richiamo a Santa Caterina da Siena, che era già compatrona d'Italia, aveva il significato di ricordare il ruolo centrale del papato nella costruzione dell'identità europea, mentre il richiamo a Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, voleva ricordare come l'integrazione europea fosse un'integrazione democratica che nasce sulle ceneri del totalitarismo, in particolare del totalitarismo nazista, le cui radici erano cristiano-ebraiche, come era di origine ebraica Edith Stein.
Le proclamazioni del 1999 sono inoltre proclamazioni riferite a sante ed è un dato significativo perché è in qualche modo un richiamo al protagonismo femminile nella nuova costruzione dell’unità europea.

Santa Caterina da Siena è anche compatrona d’Italia assieme a San Francesco d’Assisi. Cosa rappresentano?
La proclamazione dei Santi patroni d'Italia avviene nel corso degli anni '30 del 900 con la chiusura della questione romana grazie ai patti lateranensi che sancirono la fine del dissenso tra Roma e l'Italia integrando i cattolici nello stato unitario. Siamo sotto il regime fascista e in questo quadro il richiamo a questi due santi tende a proporre all'Italia dell'epoca la possibilità di assumere un volto cattolico.
Il richiamo a Santa Caterina richiama il ruolo centrale del cattolicesimo e del papato per la definizione dell'identità nazionale e Caterina da Siena aveva tanto lottato per il trasferimento a Roma del papato dopo l'esilio avignonese.
Il richiamo a San Francesco vuole invece impedire la deriva del fascismo verso l'accordo con il nazionalismo. Il santo è certamente nazionale, “il più italiano dei santi, il più santo degli italiani” era la frase allora corrente, ma è un santo cui viene collegata la carità e un affratellamento che va al di là delle differenze razziali che tanto caratterizzavano il nazismo. Il richiamo a questo patrono si lega ad una forte identità nazionale, ma allo stesso tempo ad una identità nazionale che deve essere tenuta ben distinta dalle caratterizzazioni che poteva assumere nel caso di una stretta alleanza del fascismo con il nazismo.

S. Francesco fu proclamato patrono d’Italia nel giugno del 1939. Un anno dopo l’Italia sarebbe entrata in guerra a fianco della Germania nazista. Ci fu un contenzioso tra regime fascista e Chiesa riguardo i caratteri che facevano del santo di Assisi il patrono d’Italia?
Nel corso degli anni '30 alcuni ambienti clerico fascisti, ambienti minoritari ma mediaticamente molto attivi e molto sostenuti dal fascismo, tentarono di presentare un volto fascista di San Francesco; ci sono produzioni letterarie, cinematografiche, radiofoniche nelle quali Francesco viene paradossalmente presentato come un fautore della guerra, c’è l'immagine di un Francesco nazionalista, bellicista e addirittura imperialista.
Fu per contenere questa visione distorta che la proclamazione ufficiale del patrono sottolineava invece i caratteri di carità, di fratellanza universale, di pace tipici della figura di San Francesco.
Tutto questo non avviene sottacendo il carattere nazionale di San Francesco, che ritorna il più italiano dei santi e il più santo degli italiani, ma è un carattere nazionale che vuole fare dell'Italia fascista la protagonista di una politica di pacificazione tra le nazioni, anziché di una politica guerrafondaia. La proclamazione di San Francesco a patrono d'Italia fu quindi anche un tentativo di orientare il regime verso una politica che potesse garantire la concordia a livello europeo anziché costituire un fattore di scontro, di guerra e di violenza nel mondo contemporaneo.

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