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La quotidianità della santità In evidenza

Scritto da   Domenica, 22 Ottobre 2017 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
La quotidianità della santità

Sotto Giovanni Paolo II, in particolare tra il finire del secolo scorso e l’inizio dell’attuale, il pontificato ha intrapreso un interessante percorso che ha portato alla beatificazione e alla canonizzazione di molte figure che, pur non godendo di un larghissimo seguito devozionale, sono state in grado di esaltare quelle virtù civili care al Magistero della Chiesa.
All’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, interviene sul tema Daniele Menozzi, professore di storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore per Treccani dell’opera “L’Italia e i Santi - Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana”.


Il Pontificato di Giovanni Paolo II portò diverse innovazioni al Magistero della Chiesa. In che modo, in particolare, queste si riflettono sul concetto di santità sotto Papa Wojtyła?

Giovanni Paolo II nel 1983 promuove una costituzione apostolica, la Divinus Perfectionis Magister, con cui riformula le modalità di riconoscimento della beatificazione e della canonizzazione, in qualche modo semplificandole e quindi facilitando la produzione di modelli agiografici da proporre alla Chiesa universale.
Al di là di questo intervento di carattere normativo, sono state le grandi linee programmatiche di Giovanni Paolo II ad incidere sull'indicazione delle figure meritevoli di accesso all'onore degli altari ed in particolare credo che l'elemento che più abbia avuto influenza in questo processo sia l'identificazione della situazione storica del momento come una condizione in cui la presenza della Chiesa nella società contemporanea acquisiva senso nella misura in cui si lanciava in quella che Giovanni Paolo II ha poi chiamato la nuova evangelizzazione.
I modelli agiografici e le figure dei santi che sono stati proclamati sotto il suo pontificato sono in vario modo riconducibili ad aspetti del magistero che avevano come obiettivo la promozione di questa nuova evangelizzazione.

Da questo punto di vista viene spontaneo pensare a figure come Giuseppina Bakhita e Gianna Beretta Molla
Tra le caratteristiche della promozione di santi fatta da Giovanni Paolo II vi è certamente l'identificazione di figure tradizionali, ad esempio i fondatori o le fondatrici di congregazioni religiose, strettamente legate ad una tradizione di canonizzazioni che affonda le sue radici nella Controriforma, ma vi sono anche figure legate ad elementi nuovi.
Queste due figure si riallacciano a questi aspetti del magistero di Giovanni Paolo II che vuole indicare nuovi modelli per i cristiani dell’epoca.
Il primo modello (Giuseppina Bakhita, religiosa sudanese, rapita in età infantile dai mercanti di schiavi ndr), contrapponendosi alla tratta delle persone tende ad identificare come elemento caratterizzante della presenza della Chiesa nella società contemporanea, la difesa della persona. La tratta è uno dei momenti più drammatici in cui si nega la dignità della persona e la canonizzazione di una figura che ha invece rappresentato un simbolo della lotta alla tratta delle persone lancia alla società contemporanea un messaggio in cui si afferma l'assolutezza della dignità della persona stessa. Attraverso questo modello agiografico la Chiesa si presenta al mondo contemporaneo come tutrice della dignità assoluta della persona.
La seconda figura, cioè Gianna Beretta Molla, ha incontrato un ampio successo nel mondo cattolico tanto da diventare il simbolo dei movimenti pro-life. Si può dire che attraverso questa canonizzazione Giovanni Paolo II abbia voluto lanciare al mondo contemporaneo il messaggio della presenza della Chiesa a tutela e difesa dei valori e dei principi non negoziabili. Gianna Beretta Mola era una laica, medico, sposata con dei figli, che ha scelto di portare a termine la sua quarta gravidanza nonostante si fosse manifestato il rischio di perdere la vita in caso di parto; nonostante questo ha voluto portare a termine la gravidanza morendo quattro giorni dopo la nascita del figlio. Giovanni Paolo II ha voluto riconoscere come santo questo comportamento e questa santità significa l'indicazione di un comportamento che ha valore paradigmatico per tutti i cristiani.


Anche le industrie cinematografica e televisiva hanno riscoperto questa dimensione "umana" della santità
Non c'è dubbio che uno dei fenomeni tipici della comunicazione di massa italiana sia stato quello di proporre delle fiction in cui veniva raccontata, secondo i moduli narrativi ed i canoni estetici del mezzo televisivo, la vita di santi. In particolare partire dagli anni '80 e fino al primo decennio del secolo XXI questo tipo di produzione ha incontrato uno straordinario successo. Le ragioni di questo successo sono molteplici, ma ne sottolineo due.
Da un lato il fatto che, rispetto alla tradizionale diffidenza che la Chiesa aveva manifestato nei confronti, ad esempio, della nascita del cinema, vi è stato un forte incoraggiamento, anche da parte di Giovanni Paolo II, all’utilizzo di questo mezzo di comunicazione per promuovere i valori religiosi e il ruolo che la Chiesa e i cristiani dovevano avere nel mondo.
L'altra ragione del successo sta nel fatto che in quasi tutti questi racconti televisivi, spesso anche a scapito di quella che era la realtà storica per cui ciò che è effettivamente accaduto viene forzato e mutato secondo i parametri di un’invenzione che va incontro al gusto degli spettatori, in queste fiction la santità non viene più caratterizzata come eccezionale ed eroica, ma viene presentata, come un fatto quotidiano, come un modello di vita cristiano all'interno di un mondo che è molto spesso ostile.
Basta la quotidianità della testimonianza cristiana a rendere un personaggio santo piuttosto che l'esasperazione in termini eroici delle tradizionali virtù.

Immagine: Itto Ogami / Wikipedia

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