Negli ultimi anni il cammino è stato riscoperto da sempre più persone come attività sportiva, turistica o più semplicemente come un modo per riscoprire se stessi e il proprio rapporto con l’ambiente e le persone che ci circondano. Ma non bisogna dimenticare che anche i cammini moderni rinascono sulle antiche vie di pellegrinaggio e non a caso sono moltissimi i fedeli che li stanno riscoprendo come strumento di riflessione e di preghiera.
Per analizzare in che modo il concetto di pellegrinaggio si sia evoluto nel corso degli ultimi due secoli, “A Conti Fatti”, la rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia 105.0, ha interpellato Daniele Menozzi, professore di Storia Contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore per Treccani del volume “L'Italia e i Santi, Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana” .

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Nei primi anni sessanta il pontefice Paolo VI pensò alla figura di San Benedetto da Norcia come patrono, protettore e ispiratore della neonata Europa Unita. In seguito, con la crescita dell’unione e le nuove esigenze pastorali, fu Giovanni Paolo II a completare con due successive proclamazioni il novero dei compatroni europei con i Santi Cirillo e Metodio, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina da Siena e Santa Teresa Benedetta della Croce.

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I simboli e i linguaggi tipici del martirologio cristiano sono stati abbondantemente usati durante uno dei periodi più controversi e difficili della storia italiana come il ventennio fascista e la successiva lotta di liberazione. Dal primo dopoguerra all’ascesa e caduta del fascismo, alla resistenza partigiana e all’Italia post seconda guerra mondiale il ricorso al tema del martirio fu uno strumento fondamentale per aggregare una popolazione sempre più disorientata.
Ne parla intervenendo su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, il professor Daniele Menozzi, docente di storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore del volume Treccani “L'Italia e i Santi. Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana” che contiene un approfondimento ad hoc su questo particolare periodo storico.

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Quando Carlo Pisacane nel 1857 organizzò la sua sfortunata spedizione per liberare l’Italia meridionale dalla dominazione borbonica venne accolto dalle popolazioni locali come un bandito più che come un patriota.
Poco più di dieci anni dopo Giuseppe Garibaldi con i suoi Mille risaliva l’Italia dalla Sicilia verso la Campania e veniva accolto dalle popolazioni che incontrava con ospitalità, entusiasmo, in alcuni casi con venerazione.
Il movimento per l’unità nazionale italiana non fu solo susseguirsi di battaglie, accordi e trattati, ma un vero e proprio movimento culturale cui diedero un contributo centrale tanti protagonisti dell’epoca, da Pellico ai fratelli Bandiera, a Garibaldi, figure a metà tra eroi e martiri sulle cui storie si costruì la base per la definizione di un’identità nazionale prima e dopo l’unità.

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Anche noi italiani siamo stati un popolo di migranti. Dalla fine dell’800 migliaia di nostri connazionali hanno varcato l’oceano verso le Americhe alla ricerca di un futuro migliore, ed anche loro, come i migranti di oggi, avevano bisogno non solo di accoglienza, ma anche di ritrovarsi attorno a delle radici comuni, radici che puntualmente si ritrovavano nella Chiesa e nei culti delle regioni di origine.È questo un fenomeno che descrive bene il volume Treccani “L'Italia e i Santi, agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana” che dedica un capitolo proprio a “Santità e migrazioni”.

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Roma e l’Italia sono state il centro dell’impero romano prima e della Chiesa poi, ed è per questo che oggi il nostro Paese può godere di un patrimonio artistico e culturale immenso. Patrimonio che non è fatto solo di monumenti e opere d’arte, ma di un’identità collettiva che nel corso dei secoli si è costruita intorno alle vite dei filosofi e degli imperatori romani così come sull’esempio delle vite dei Santi della Chiesa.
Il tema della santità è legato a doppio filo alla storia italiana tanto che in determinati contesti storici il potere politico ha attinto a questo universo simbolico per autolegittimarsi.

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