Domenica, 22 Ottobre 2017 16:00

La quotidianità della santità

Sotto Giovanni Paolo II, in particolare tra il finire del secolo scorso e l’inizio dell’attuale, il pontificato ha intrapreso un interessante percorso che ha portato alla beatificazione e alla canonizzazione di molte figure che, pur non godendo di un larghissimo seguito devozionale, sono state in grado di esaltare quelle virtù civili care al Magistero della Chiesa.
All’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, interviene sul tema Daniele Menozzi, professore di storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore per Treccani dell’opera “L’Italia e i Santi - Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana”.

Pubblicato in L'Italia e i Santi

Nei primi anni sessanta il pontefice Paolo VI pensò alla figura di San Benedetto da Norcia come patrono, protettore e ispiratore della neonata Europa Unita. In seguito, con la crescita dell’unione e le nuove esigenze pastorali, fu Giovanni Paolo II a completare con due successive proclamazioni il novero dei compatroni europei con i Santi Cirillo e Metodio, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina da Siena e Santa Teresa Benedetta della Croce.

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I simboli e i linguaggi tipici del martirologio cristiano sono stati abbondantemente usati durante uno dei periodi più controversi e difficili della storia italiana come il ventennio fascista e la successiva lotta di liberazione. Dal primo dopoguerra all’ascesa e caduta del fascismo, alla resistenza partigiana e all’Italia post seconda guerra mondiale il ricorso al tema del martirio fu uno strumento fondamentale per aggregare una popolazione sempre più disorientata.
Ne parla intervenendo su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, il professor Daniele Menozzi, docente di storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e curatore del volume Treccani “L'Italia e i Santi. Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell’identità italiana” che contiene un approfondimento ad hoc su questo particolare periodo storico.

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Quando Carlo Pisacane nel 1857 organizzò la sua sfortunata spedizione per liberare l’Italia meridionale dalla dominazione borbonica venne accolto dalle popolazioni locali come un bandito più che come un patriota.
Poco più di dieci anni dopo Giuseppe Garibaldi con i suoi Mille risaliva l’Italia dalla Sicilia verso la Campania e veniva accolto dalle popolazioni che incontrava con ospitalità, entusiasmo, in alcuni casi con venerazione.
Il movimento per l’unità nazionale italiana non fu solo susseguirsi di battaglie, accordi e trattati, ma un vero e proprio movimento culturale cui diedero un contributo centrale tanti protagonisti dell’epoca, da Pellico ai fratelli Bandiera, a Garibaldi, figure a metà tra eroi e martiri sulle cui storie si costruì la base per la definizione di un’identità nazionale prima e dopo l’unità.

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Roma e l’Italia sono state il centro dell’impero romano prima e della Chiesa poi, ed è per questo che oggi il nostro Paese può godere di un patrimonio artistico e culturale immenso. Patrimonio che non è fatto solo di monumenti e opere d’arte, ma di un’identità collettiva che nel corso dei secoli si è costruita intorno alle vite dei filosofi e degli imperatori romani così come sull’esempio delle vite dei Santi della Chiesa.
Il tema della santità è legato a doppio filo alla storia italiana tanto che in determinati contesti storici il potere politico ha attinto a questo universo simbolico per autolegittimarsi.

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