Umbria, il piccolo cuore verde dell’Italia dalla grande ricchezza enogastronomica

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Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio di Perugia, è intervenuto su "A Conti Fatti", programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it e trasmesso dal canale italiano della Radio Vaticana.

 

Oggi parliamo dell'Umbria. Genericamente definita il cuore dell'Italia, per la sua posizione geografica l'Umbria, con le sue piccole dimensioni, è un giacimento di eccellenza agro-alimentare e di tradizione culinaria. Un'anima etrusca, una tecnica romana, un grande spirito religioso; una terra bella, intensa, suggestiva e soprattutto anche molto interessante da un punto di vista eno-gastronomico. Di questo e di molti altri aspetti parleremo con l'ingegnere Giorgio Mencaroni, presidente della camera di commercio di Perugia. 


Quanto è importante per la Regione avere queste eccellenze eno-gastronomiche?

Oltre il paesaggio, la natura e i monumenti, il settore agro-alimentare fa parte della nostra cultura e della nostra tradizione: si parte dai nostri vini eccellenti, fino al tartufo, prodotto molto stimato, in modo particolare il tartufo nero di Norcia.  Ma anche il tartufo bianco: la zona a confine con le Marche ne è molto ricca. Senza dimenticare l'eccellenza dell'olio: piccole quantità, certamente, perché siamo una piccola Regione, ma sicuramente di qualità. Lo stesso vale per i nostri formaggi: abbiamo sedici tipologie di formaggi, ma tocchiamo i top. Molte nostre aziende sono esportatrici di questi prodotti e quindi produttori di ricchezza per il nostro territorio.

Senza dimenticare che i termini norcino e norcineria sono usati in tutta Italia…

I due termini nascono naturalmente dalla tradizione di Norcia e di tutta la Val Nerina, dove c’erano persone specializzate nella lavorazione e allevamento del maiale. A Preci esiste una delle più vecchie culture e tradizioni riguardo la chirurgia: la chirurgia, provava naturalmente gli interventi sui maiali, sperimentazioni di operazioni che poi venivano applicate anche sugli uomini. C’è, quindi, una cultura qui che va dall'allevamento e dalle tecniche di lavorazione fino alle tecniche di maturazione del prodotto stesso.

Lei è anche un imprenditore alberghiero e di ristorazione. Secondo lei è diverso il turista che si rivolge all’Umbria rispetto ad esempio a quello che si rivolge alla vicina Toscana?

La Toscana ha il mare, cosa che noi non abbiamo. Ha una tradizione turistica più importante della nostra. L'Umbria dal canto suo è un gioiello ancora grezzo, incontaminato. Ci sono alcune regioni limitrofe, come appunto la Toscana, che sono gioielli già lavorati secondo usi e consuetudini del tempo. Se si parla di Medio Evo, il Medio Evo più puro si trova sicuramente in Umbria: un gioiello come Gubbio, ad esempio, non può essere rapportato a nessun comune famoso della Toscana. Non si tratta di campanilismo ma di semplice costatazione. L’Umbria piace per il suo cuore verde, ma anche per il suo misticismo, e spesso si pensa che il turismo religioso sia uno dei suoi settori più importanti. Non per altro Papa Francesco ha ridato una spinta importante a questa particolare forma di turismo. Ma i nostri turisti stranieri sono innamorati anche del lago Trasimeno, la cui bellezza è paragonabile ad altri laghi del nord Italia. In Umbria si possono trovare pace, tranquillità, benessere fisico, ma anche il piace del magiare, del bere e del rapporto umano. Sicuramente un prodotto ad hoc.

Come presidente del comitato organizzatore dell’Ercole Olivario, il più importante concorso in Italia sull’olio extra vergine, cosa ne pensa della polemica che nasce negli Stati Uniti e che ha colpito al cuore il mondo produttivo vitivinicolo italiano?

Sicuramente non fa piacere leggere sul New York Times che un giornalista parli di olio riferendosi a l’olio toscano. Ciò non reca danno solo agli oli toscani, ma a tutti gli oli italiani. Questa è la 22° edizione del concorso Ercole Olivario e abbiamo lavorato molto affinché questo premio risulti ancora più prestigioso giungendo a dei risultati di eccellenza. Anche quest'anno si sono oltre 300 aziende che partecipano al premio. Nella Regione ci sono prodotti che sono del territorio di provenienza: in questo caso le olive vengono prelevate naturalmente dai territori di provenienza delle aziende e dei frantoi ani e vengono eseguite tecniche di raccolta particolari con tempi specifici, affinché  le olive non vengano falsate in qualche modo come prodotto finale. E' chiaro che non fa piacere il fatto che ci sono soggetti che usano oli provenienti da territori non attrezzati, dove spesso vengono usati i solventi, in particolar modo le trielline, per togliere muffe o infestazione su questi oli. Questi sono molto dannosi e occorre quindi una maggiore attenzione. Ma fintanto che non si riesce a superare lo scoglio europeo, che venga, cioè, indicato chiaramente qual è la provenienza di quell’olio e qual è la provenienza delle olive e se fosse mescolato con altri oli provenienti da altre aree, noi non risolveremo questo problema. Occorre quindi fare chiarezza normativa, a livello sia italiano che europeo, per vincere quelle resistenze che vengono fatte dalla comunità economica europea.


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