Stati Generali della Green Economy, un Green New Deal per l'Italia

Scritto da   Mercoledì, 13 Novembre 2013 00:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Sono andati in archivio gli Stati Generali della Green Economy del 2013. Durante l’Ecomondo, svoltosi alla Fiera di Rimini, si sono svolti convegni e dibattiti cercando di ampliare i risultati ottenuti e proporre nuove fasi del percorso di modernizzazione del settore ambientale nelle politiche economiche del Paese.

Per quanto riguarda le sessioni del Consiglio nazionale della Green Economy si sono affrontati tutti i temi per lo sviluppo di proposte che portino a misure innovative che, senza toccare debito pubblico o pressione fiscale, possano essere in grado di ridurre i costi sia ambientali che economici, con la capacità di attivare un nuovo sviluppo che possa essere durevole.  Si è così varato un nuovo pacchetto di misure per uno sviluppo di green economy in grado di attivare un vero New Deal per l’Italia.

Questo pacchetto prevede 10 punti ben precisi.

Punto 1: “Attuare una riforma fiscale ecologica che sposti il carico fiscale, senza aumentarlo, a favore dello sviluppo degli investimenti e dell’occupazione green.”  Gli obiettivi sono l’eliminazione degli incentivi di attività economiche impattanti negativamente sull’ambiente, con l’adozione di misure  di fiscalità ecologica, riducendo il cuneo fiscale per il lavoro ed in particolare per quello delle attività di green economy.

Punto 2: “Attivare programmi per un migliore utilizzo delle risorse europee e per sviluppare strumenti finanziari innovativi per le attività della green economy”.  L’obiettivo di questo punto è quello di attivare un programma nazionale che riesca a migliorare l’utilizzo dei fondi europei. La crescita della presenza dei progetti italiani finanziati dalle risorse comunitarie è da incentivare il più possibile a partire dalle attività di Green Economy. Per la loro realizzazione è essenziale promuovere la progettazione e la sperimentazione di strumenti finanziari innovativi o meccanismi come il crownfunding.

Punto 3: “Attivare investimenti che si ripagano con la riduzione dei costi economici, oltre che ambientali, per le infrastrutture verdi, la difesa del suolo e le acque.” Imprescindibile è ridurre le emissioni di gas serra, oltre alle quali vanno investite risorse di attenuazione  e di adattamento per ridurre rischi e costi della crisi climatica puntando sullo sviluppo di infrastrutture verdi. Queste nelle città diventano utili non solo per attenuare la crisi climatica, ma possono essere progettate e gestite in maniera da tutelare la biodiversità e fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici.  L’acqua diventa il bene comune sempre più importante e gli investimenti sulla sua tutela, evitando sprechi ed aumentarne la potabilità diventano quindi operazioni fondamentali da attuare.

Punto 4: “Varare un programma nazionale di misure per l’efficienza e il risparmio energetico”. La riqualificazione energetica è un obiettivo importantissimo e l’innalzamento al 65% degli interventi per la riqualificazione energetica va reso permanente. Con il recepimento della Direttiva Efficienza Energetica 27/2012 diventa l’occasione per promuovere una Roadmap con obiettivi vincolanti al 2030 per l’efficienza energetica che preveda la riqualificazione del parco edilizio per attrezzarsi per tempo alfine di garantire il raggiungimento dell’obiettivo di riqualificazione annuale del 3% degli edifici governativi.

Punto 5: “Attuare misure per sviluppare le attività di riciclo dei rifiuti”. Modificare l’attuale impostazione della TARES (l’imposta sui rifiuti), evitare di assorbire i costi della gestione dei rifiuti in una service tax, estendere invece una tariffazione “puntuale” per la gestione dei rifiuti urbani, premiando chi fa la differenziata incentivandola e favorendo l’effettivo riciclo. Assicurare i pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, sviluppare la ricerca, migliorare le normative, fornire un quadro certo, semplificare le procedure, comprese quelle del fine rifiuto, in modo da incoraggiare il riciclo dei rifiuti.

Punto 6: “Promuovere il rilancio degli investimenti per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili”.Alleggerire il carico sulle bollette, evitando misure con effetti retroattivi che scoraggiano gli investitori, fissando come obiettivo lo sviluppo nelle rinnovabili al 2030 agendo su piani diversi come: istituire un fondo di garanzia con il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti; introdurre un meccanismo basato sulle detrazioni fiscali che favorisca l’aumento di investimenti e occupazione; integrare gli strumenti  di incentivazione per l’incentivazione per l’efficienza energetica con quelli a favore della produzione da fonti rinnovabili, del loro accumulo, nonché per l’utilizzo sostenibile di biocarburanti per la mobilità; sviluppare le reti di trasmissione e distribuzione intelligenti; portare a termine il processo di liberalizzazione fino alla scala delle piccole reti, migliorando la normativa esistente sulla contrattualizzazione diretta fra piccoli produttori e consumatori e agevolando la generazione distribuita; potenziare e orientare la ricerca.

Punto 7: “Attuare programmi di rigenerazione urbana, di recupero di edifici esistenti, di bonifica, limitando il consumo di suolo non urbanizzato”. Puntare, per la ripresa del settore edile e per la disponibilità di alloggi, su programmi di rigenerazione urbana e sul recupero, la ristrutturazione, il rifacimento, il riuso e la riqualificazione energetica degli edifici esistenti. Inoltre è necessario attivare processi partecipativi per lo sviluppo delle Smart City promuovendo accordi volontari e misure innovative.

Punto 8: “Investire nella mobilità sostenibile urbana”. Si deve introdurre un sistema di pedaggio stradale differenziato in relazione alle emissioni specifiche dei veicoli e della congestione della rete stradale. Attivare ogni canale per arrivare agli standard per i cittadini: la diffusione dei veicoli ad alta efficienza e basse emissioni (a gas, ibridi ecc); la sostituzione o trasformazione degli autobus di età superiore ai 15 anni con mezzi a basse emissioni complessive; l’adeguamento delle infrastrutture ferroviarie per il trasporto metropolitano dei passeggeri e intermodale delle merci; le reti dedicate e protetti per sistemi di trasporto pubblico urbano, la sostituzione del parco per il trasporto delle merci e dei rifiuti per la logistica urbana con veicoli a basso o zero impatto; le reti di mobilità ciclistica e percorsi a priorità pedonale e bassa velocità veicolare; incremento dell’utilizzo di telelavoro per le aziende, incremento esponenziale del trasporto condiviso (car-sharing e bike-sharing).

Punto 9: “Valorizzare le potenzialità di crescita della nostra agricoltura di qualità”. Promuovere gli investimenti degli imprenditori agricoli in attività che favoriscano produzioni biologiche, di qualità, di filiera corta . Incentivare gli acquisti e i consumi di prodotti agroalimentari di qualità, ottenuti con processi sostenibili, di filiera corta.

Punto 10: “Attivare un piano nazionale per l’occupazione giovanile per una green economy”. Occorre promuovere l’occupazione giovanile riducendo in maniera significativa, per almeno 3 anni , il prelievo fiscale e contributivo per l’impiego dei giovani. Sostenere il “Made in Italy” attraverso: una revisione e riallocazione in chiave green economy e di ecoinnovazione degli incentivi distribuiti all’industria in vari modi; un rafforzamento in chiave green delle principali filiere produttive (costruzioni, agricoltura e agroalimentare, energia, turismo, meccanica, chimica, ecc); un programma di risanamento e riqualificazione ambientale degli impianti  e delle produzioni ad elevato impatto promuovendo l’innovazione dei processi produttivi e dei prodotti; il lancio di specifiche iniziative nazionali di valorizzazione green del tessuto produttivo; il sostegno alle start-up di imprese giovanili della green economy.

 

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