Censis - I valori degli italiani, un ritorno intimista ai valori della famiglia e della religione

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Censis - I valori degli italiani, un ritorno intimista ai valori della famiglia e della religione

 

Gli italiani si buttano alle spalle anni di individualismo e consumismo e riscoprono il valore della famiglia (65% degli italiani), il gusto per la qualità della vita (25%), la tradizione religiosa (21%) e l’amore per il bello (20%). I modelli valoriali legati alla realizzazione professionale, la sessualità e il divertimento, chimere del trentennio appena passato,  hanno minore appeal.

 

Questo ci dice la ricerca presentata dal Censis  “I valori degli italiani” realizzata nell'ambito delle attività per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità nazionale. A commentare i risultati  accanto al presidente Giuseppe De Rita, Giuliano Amato e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Peluffo.

 

L’individualismo è stato il principale motore di crescita degli anni passati. Le libertà individuali, il riscatto di sé, il desiderio di affermarsi economicamente, l’autodeterminazione senza limiti del proprio destino hanno alimentato anni di dibattito sui diritti civili e creato un’economia italiana generata dalla spinta propulsiva di centinaia di migliaia di piccoli e micro imprenditori.

 

Come Amato ha ricordato, il soggettivismo non è però un modello valoriale esclusivamente italiano ma mondiale: negli anni ‘80 la Thatcher in Inghilterra affermava che non esisteva la società, esistevano solo gli individui, il presidente Deng in una Cina immensamente povera esortò il suo popolo a darsi da fare per generare ricchezza anche a costo di creare disuguaglianze.

 

Semmai la specificità tutta italiana ha riguardato una capacità di fare impresa con il solo obiettivo di mantenere la propria famiglia e non come investimento per la società e la costruzione del bene comune.

 

Il Censis ci dice che questa fase di soggettivismo è seguita oggi da  un lento e doloroso risveglio, che riporta appunto gli individui a ricercare un senso di sicurezza nella famiglia e nella religione, più secondo una chiave di lettura intimista che realmente aperta verso l’altro.

 

Oltre al bisogno di famiglia, lo studio mostra appunto un incremento di fede: negli ultimi 20 anni, si è manifestata una convergenza verso forme di credenza “istituzionalizzate”, a discapito soprattutto di atteggiamenti autonomi. Se negli anni ottanta si professava credente, riconoscendosi in un credo organizzato, il 45,1% degli italiani, oggi la quota di popolazione che si riconosce nel medesimo item è pari al 65,6%.

 

Va però aggiunto che accanto alla riscoperta positiva dei valori relazionali, la società è attraversata da pulsioni autoritarie che richiedono norme più severe e sanzionatorie verso tutto e tutti, anche verso chi mangia cibi troppo calorici, nel tipico atteggiamento di chi non ancora sicuro di sé  ha necessità di una imposizione dall’alto capace di controllare le pulsioni dell’individuo. Il 76,3% degli italiani pensa che bisognerebbe adottare un approccio più restrittivo nelle problematiche che riguardano l’alcol, il 73,7% la pensa così per ciò che riguarda le droghe leggere e l’89% per ciò che riguarda le droghe pesanti; e poi l’87% dei cittadini vorrebbe si adottassero misure più severe per contrastare i fenomeni legati alla guida pericolosa e questa deriva restrittiva si estende alla cattiva alimentazione.

 

Quindi il quadro che ne emerge è la speranza che i segnali incoraggianti verso modelli valoriali non più individualisti si rafforzino attraverso una reale apertura verso gli altri e la costruzione del bene comune, ma senza troppo timore verso gli altri e senza la necessità di derive autoritarie.

 

Attendiamo fiduciosi nuove generazioni di autentici altruisti.


Download:  I valori degli Italiani - CENSIS

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