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Pro Natura: aree protette definiscono la nostra identità. Interesse economico non prevalichi quello ambientale.

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Piera Lisa Di Felice,  vice presidente della Federazione Pro Natura natura, è intervenuta su “A Conti Fatti”, programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni Domenica alle 15,40 e in replica il Lunedì alle 11.35


Quante sono e quanta superficie coprono le aree protette del nostro Paese?
In Italia noi abbiamo 23 Parchi Nazionali e circa 900 aree naturali protette, tra aree marine protette, riserve naturali e parchi regionali, che coprono oltre il 10% del territorio italiano. Dobbiamo inoltre considerare i siti di importanza comunitaria e le ZPS (Zone di protezione Speciale per l'avifauna ndr) della rete Natura 2000, luoghi posti sotto tutela da parte della comunità europea; abbiamo ben 2283 siti di importanza comunitaria e 589 ZPS per cui si arriva a coprire il 19% del territorio italiano.
Queste percentuali variano da regione a regione, per fare un esempio l'Abruzzo tra Parco Nazionale, Parco Regionale e riserve naturali regionali ha protetto oltre il 36% del proprio territorio.

 

Sempre nel rispetto dell’ambiente, cosa occorrrebbe fare per valorizzare, anche in termini economici, questi territori?
La missione delle aree naturali protette è in primo luogo la tutela della biodiversità, il ritorno economico è una logica conseguenza che viene da questa tutela e anche lì dove si va a generare turismo, pur sempre controllato, deve derivare direttamente da questo valore primario.

 

Quali sono oggi le questioni cui occorre prestare maggiore attenzione?
Quest'anno ricorrono i 25 anni della legge 394 del '91 che ha istituito le aree nazionali protette realizzando un sistema nazionale fatto di parchi e riserve.
È stata una legge che ha gettato le basi fondanti per la tutela della natura della biodiversità, ma è fondamentale uno sforzo quotidiano per continuare a tutelare l'ambiente e per far funzionare continuamente i parchi che spesso vengono visti come un qualcosa che deve produrre economia.
Dopo 25 anni sicuramente è necessaria una revisione, ma questa revisione non deve andare a valorizzare quelle azioni che servono a produrre reddito all'interno delle aree protette, bisogna sempre mantenere e conservare lo spirito di tutela della biodiversità.

 

L’inserimento dei reati ambientali nel codice penale sta avendo un impatto sulla tutela delle aree protette?
Sicuramente a lungo termine porterà dei risultati.
Il fatto che i reati ambientali siano diventati dei reati penali è importante anche perché, andando a punire in maniera adeguata coloro che dovessero compiere questi reati, si da alle aree protette e alla natura il ruolo che meritano perché i parchi e le aree protette sono parte fondamentale delle radici identitarie del nostro territorio.
Nei parchi viene tutelata la natura, ma sono anche luoghi in cui si pratica un'agricoltura di qualità, sono luoghi in cui la biodiversità si sposa in maniera adeguata anche con quelle che sono le attività dell'uomo.
Non può esserci conflitto fra uomo e natura, anche perché l'uomo è un elemento fondamentale dell'ambiente naturale. I parchi in questo senso rappresentano la nostra nazione, qui si sposano natura, biodiversità, paesaggio e bellezza.

 

Pro natura è una delle organizzazioni ambientaliste più antiche del Paese. In 70 anni di storia quale un successo dell’ambientalismo e quale invece un rimpianto?
Sicuramente la 394 è stato uno dei più grandi successi dell'ambientalismo italiano proprio perché attraverso questa legge si è andata a istituzionalizzare la tutela della natura sul nostro territorio riscoprendo la radice identitaria del territorio.
Il rimpianto è che forse non tutto funziona come dovrebbe. Vorremmo vedere parchi in cui la tutela della natura e della biodiversità sono la missione principale, ma spesso ci sono altri meccanismi che prendono il sopravvento.