Presente e futuro del Corpo Forestale

Scritto da   Domenica, 23 Ottobre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Dopo 194 anni di storia il Corpo Forestale dello Stato sta per confluire nell'arma dei Carabinieri. Se il futuro è incerto il presente è fatto di contasto agli incendi, alla speculazione dell'abusivismo edilizio, al controllo alimentare e alla difesa di parchi e riserve nazionali.

Per fotografare la situazione alla vigilia dell'accorpamento abbiamo interpellato Donato Monaco, Dirigente Superiore del Corpo Forestale dello Stato, intervenuto in “A Conti Fatti”, programma realizzato dalla redazione di economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni Domenica alle 15,40 e in replica il Lunedì alle 11.35

Quanti uomini e donne, e quanti mezzi mette in campo il Corpo Forestale dello Stato sul territorio italiano?
Complessivamente il Corpo Forestale ha in organico circa 8000 unità ben distribuite negli ambiti territoriali attraverso un'organizzazione capillare e periferica che arriva ad avere circa mille comandi stazione.

In quali ambiti territoriali opera il Corpo?
Sostanzialmente gli spazi elettivi sono le montagne e la zona collinare. Una particolare attenzione è posta in tutti i territori che sono tutelati come riserve e come parchi nazionali.

Quali sono le maggiori infrazioni riscontrate dai suoi uomini? Quelle che più impegnano, materialmente, uomini e mezzi?
Noi registriamo nel tempo una sempre maggiore aggressione del territorio, per cui quelle che sono le infrazioni sono nello stesso tempo le attività di maggior rilievo che svolge il CFS. La più immediata, più recente, è il contrasto al fenomeno degli incendi boschivi che perseguita il nostro paese soprattutto nel periodo estivo. Abbiamo registrato quest'anno circa 5500 eventi incendiari e quindi si è provveduto a una serie di controlli.
Altrettanto significativi e importanti sono, purtroppo, gli illeciti legati al traffico di rifiuti, l'aggressione al territorio sugli abusi edilizi, sul dissesto idrogeologico; altrettanto importanti sono i fenomeni del maltrattamento degli animali e del bracconaggio.
Poi [svolgiamo] tutta un'attività significativa e florida di polizia agroalimentare per quel che riguarda il controllo della certificazione della qualità dei prodotti agricoli, e quindi della tutela del consumatore.

Quanti degli incendi sono dolosi e quanti fortuiti?
La colposità degli incendi ha sicuramente la maggioranza e la prevalenza, evidentemente legata a cause di imperizia e negligenza. Nel tempo le cause sono state ben sviscerate: la dolosità è più legata a fenomeni speculativi, che con l'attuale portato legislativo dovrebbero essere in significativo calo. Consideri che su ogni incendio è prevista una refertazione, e quindi un accatastamento, perché esiste un catasto incendi di quelle aree dove c'è stato l'incendio boschivo. Ci sono tutta una serie di vincoli per cui non si può edificare; non si può rimboschire; non si può fare pascolo; quindi diciamo che tutto questo portato di vincoli dovrebbe ridurre la dolosità degli incendi boschivi.

Questi moventi dolosi tendono ad essere più "agricoli" o "edilizi"?
Teoricamente questi moventi non dovrebbero esserci più, perché con un'opportuna informazione l'eventuale incendiario dovrebbe aver compreso la vincolistica: praticamente non può costruire per anni; non può fare il pascolo nell'area percorsa dal fuoco, non può ottenere sovvenzioni pubbliche per fare rimboschimento per un certo periodo di tempo. [Questi vincoli] dovrebbero far cadere ogni tipo di movente. C'è anche la componente della piromania, che per quanto possa essere limitata esiste, espressione di un disagio sociale del tutto legato ai nostri tempi.

Che cosa è cambiato con la recente introduzione del reato ambientale?
Il reato ambientale porta con se l'introduzione di tutta una serie di fattispecie delittuose significative che vanno dall'inquinamento ambientale al disastro ambientale, all'impedimento del controllo, alla messa a bonifica.

Sappiamo che è previsto l'accorpamento del Corpo Forestale con l'arma dei Carabinieri. Quali sono, al momento, le prospettive?
E' proprio di qualche giorno fa la pubblicazione del decreto legislativo che attua di fatto l'assorbimento del Corpo Forestale nell'arma dei Carabinieri. Questo passaggio produrrà l'effetto di creare una grande unità specializzata, probabilmente l'unità più importante a livello europeo, di contrasto al crimine ambientale. La gran parte dei fenomeni criminali a livello nazionale e internazionale, dall'illegal logging (abbattimento illegale di legname, ndr) al traffico illecito di rifiuti, hanno connessioni con i flussi finanziari, quindi con reati finanziari come il money laundering (riciclaggio di denaro, ndr.) e come la corruzione; ed hanno una diramazione generale talmente complessa e variegata che evidentemente c'era la necessità di ampliare la propria sfera d'interesse e di cooperazione internazionale. Con la giunzione del Corpo Forestale e dell'arma dei Carabinieri si dovrebbe riuscire ad ottenere
questo aspetto di internazionalizzazione, e arrivare in maniera più efficace a reprimere dei fenomeni che non sono più localistici e geograficamente limitati.

Letto 11894 volte Ultima modifica il Domenica, 23 Ottobre 2016 17:34

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