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Recupero di materie prime dai rifiuti: l'Italia migliora ma metà del sud è indietro.

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Pochi giorni fa la Fondazione Sviluppo Sostenibile ha presentato l'annuale rapporto "L'Italia del Riciclo" che fa il punto sull'economia del recupero di materiali come acciaio, carta, vetro e legno, dalla filiera del riciclaggio. Un settore in piena crescita che si basa sia sulle politiche comunali del riciclaggio domestico e urbano, sia su quelle nazionali su scala industriale, rappresentate dai consorzi che raccolgono i materiali di scarto in grandi quantità e li avviano a ridiventare materia prima. Se ne è discusso in "A Conti Fatti" con Emmanuela Pettinao esperta dell'area "rifiuti ed economia circolare" della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Le definizioni "economia circolare" e "materia prima seconda" sono utilizzate sempre più spesso dai media e nel dibattito civile; ma sono concetti relativamente recenti che non a tutti gli ascoltatori possono risultare chiari. Il rapporto appena presentato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile può fornire più di uno spunto per un esempio pratico. Le chiedo di tracciare idealmente il percorso da una materia prima dalla trasformazione in prodotto a quella in rifiuto, e poi oltre, nella direzione del recupero del materiale; e di individuare i soggetti, gli attori, pubbllici e privati, di questa filiera virtuosa.
L'economia circolare è un concetto che, in effetti, è stato portato da poco al pubblico e ai cittadini, ma è importantissimo nella nostra economia: si tratta produrre dei materiali e permettere che rimangano il più a lungo possibile nel mercato, nel consumo, e che poi vengano riciclati. Un esempio pratico può essere quello delle bottiglie di vetro che vengono prodotte dalle grosse vetrerie presenti in Italia e nel resto d'Europa. Una volta prodotte vengono immesse al consumo, cioè portate alla grande distribuzione. Dopo che i cittadini le acquistano e ne consumano il contenuto, queste bottiglie vengono raccolte principalmente dalle aziende municipalizzate presenti in tutti i comuni, e avviate al riciclo. Nella fase di riciclo entrano in campo diversi soggetti, come i consorzi di filiera. Il COREVE (Consorzio Recupero Vetro) gestisce la fase di raccolta di questi materiali e di trasporto verso le fasi di selezione. Poi ci sono i riciclatori che eseguono materialmente il riciclo, trasformando queste bottiglie in una nuova materia prima: si fa una sorta di frantumazione del vetro, che viene fuso e ritorna ad essere una bottiglia, che viene messa nuovamente nel mercato e destinata al consumo dei cittadini. In questo modo si chiude il ciclo che, soprattutto nel caso del vetro, può essere quasi infinito, perché è un materiale che non si degrada facilmente. Chiaramente ci saranno sempre degli scarti: dipenderà dalla qualità dalla raccolta differenziata.

Quali sono le provenienze dei rifiuti avviati al riciclo? Quanta parte viene dai consorzi industriali e quanta dalla raccolta domestica e comunale?
Soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi, i consorzi si occupano di fare la raccolta nei comuni in maniera sussidiaria rispetto ad altre forme di raccolta. La cosa principale è che i consorzi assicurano che la raccolta venga effettuata soprattutto dove è più difficile, dove ci possono essere dei problemi logistici o comunque economici. La distinzione tra raccolta fatta dai consorzi e da altre ditte private cambia da materiale a materiale: è una questione di come si organizza il mercato.
Comunque i rifiuti solidi urbani sono in realtà una minima parte rispetto alla grande quantità che invece viene prodotta dal settore industriale: stiamo parlando di una produzione di circa 29 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, rispetto ai 150 milioni di rifiuti industriali. Chiaramente, noi cittadini abbiamo maggiore percezione dei rifiuti solidi urbani, perché sono quelli che maneggiamo tutti i giorni nei cassonetti in strada; però una grossa fetta della gestione rifiuti riguarda quelli speciali, cioè prodotti dalle industrie.

Veniamo ai dati pubblicati nel rapporto. Quanto sta crescendo questo settore secondo i vostri studi, e quali sono i materiali più riciclabili?
Questo settore è cresciuto molto negli ultimi anni, anche in presenza di una crisi economica evidente. Complessivamente, il settore dei rifiuti speciali è riuscito a riciclare negli ultimi anni circa il 70% dei rifiuti prodotti. E' un grosso risultato raggiuto dall'Italia, soprattutto perché è un'eccellenza nel campo del riciclo dei rifiuti speciali, industriali, rispetto ad altre realtà europee.
Il settore dei rifiuti solidi urbani è leggermente indietro, perché ci sono problemi legati alla qualità del materiale che viene raccolto e di conseguenza riciclato. Se si parla invece delle singole filiere ci sono tanti dati diversi, ma è importante è che tutte sono in crescita. Per esempio, di imballaggi nel 2015 siamo arrivati a riciclare circa 8 milioni di tonnellate, il 67% delle quantità immesse al consumo. Soprattutto i settori della carta, del vetro e del legno hanno fatto dei grossi passi avanti. Altri settori importanti in cui ci sono stati dei buoni risultati sono: gli pneumatici fuori uso e le apparecchiature elettriche ed elettroniche, che nel 2015, rispetto al 2014, hanno avuto un incremento di circa il 5% del riciclo.

Edo Ronchi, il presidente della vostra fondazione ed ex ministro dellambiente, ha dichiarato che le imprese italiane hanno raggiunto livelli di eccellenza in Europa, ma anche che ci sono ritardi al sud e che occorrono politiche nazionali più attente all'industria del riciclaggio. Quali sono questi ritardi e quali sono le necessità delle imprese del settore?
Guardando i dati spacchettati per regione, ci si rende conto della differenza rispetto a qualche anno fa, quando si parlava dell'intero Mezzogiorno in ritardo, soprattutto sulla raccolta differenziata. Questo questo non si può più dire, perché di tutte le regioni del sud ce ne sono alcune, come la Sardegna, la Campania e l'Abruzzo, che in realtà negli ultimi anni hanno fatto dei grossi passi avanti sulla raccolta differenziata; chiaramente ciò si ripercuote in positivo sulle quantità avviate al riciclo da queste regioni.
Al contrario ci sono ancora cinque regioni del sud: la Sicilia, la Puglia, la Calabria, la Basilicata e il Molise che sono ancora indietro con le percentuali di rifiuti urbani raccolti in maniera differenziata. Questo comporta dei ritardi anche nel raggiungimento degli obiettivi di riciclo. Il primo che dovremmo raggiungere è al 2020: un obiettivo del 50% di avviato riciclo rispetto alle quantità prodotte. Ma i nuovi obiettivi che sono previsti nel pacchetto dell'economia circolare, al 2025 e al 2030, pongono l'Italia di fronte a delle nuove sfide.
Questo può essere fatto solo recuperando i ritardi, in particolare di queste cinque regioni, dando delle nuove spinte a tutto il settore del riciclo. Sono possibili diversi interventi: i principali, indicati anche dal presidente Ronchi, sono sicuramente una migliore definizione della responsabilità estesa del produttore, e un'attenzione adeguata al GPP (Green Public Procurement, ndr.), cioè alle gare d'appalto e agli acquisti verdi; perché grazie a questi due elementi sicuramente si può dare slancio al settore, e insieme ai nuovi obiettivi da raggiungere ci possono essere degli stimoli anche per far crescere le nostre industrie del riciclo.