Pittau (Caritas Migrantes) – Superare la paura, l’immigrazione è un’opportunità economica e culturale

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Pittau (Caritas Migrantes) – Superare la paura, l’immigrazione è un’opportunità economica e culturale

Abbiamo intervistato sul tema dell'immigrazione il dott. Franco Pittau, responsabile del Dossier Caritas Migrantes.

In Italia gli emigrati regolari sono 5 milioni: siamo il secondo Paese in Europa insieme alla Spagna e dopo la Germania. C’è la tendenza ad un forte aumento in tutta l’Unione Europea. Si prevede che nel 2050 gli emigrati diventeranno oltre 12milioni, nel 2065 oltre 14milioni. Da queste cifre dobbiamo ricavare la consapevolezza che questo è un fenomeno importante.

Bisogna che superiamo la paura, perché l’immigrazione è come la stampella che ci ha messo la storia. Come nel passato la storia metteva tanti italiani, circa 30milioni di italiani, a supporto di carenze demografiche di altri paesi. Che riflessione dobbiamo trarre? io direi una economica e una culturale.

Quella economica ci porta a pensare che l’immigrazione è un’opportunità, una grande opportunità. ora fra tante riflessioni che si possono fare io ne farei una. 5milioni di immigrati hanno il papà la mamma, dei fratell,i dei parenti. Se noi contiamo bene saranno 100, 150, 200milioni di persone che conoscono l’Italia attraverso gli emigrati: questo è un fattore di globalizzazione che è di supporto anche alla nostra economia reale, cioè quella dalla quale vengono i soldi non le chiacchiere e però bisogna utilizzarla bene. Se noi mostriamo gli emigrati come degli ammorbati, allora tutto questo non avverrà, però può avvenire perché ci sono degli elementi positivi. Dobbiamo continuare per questa strada.

Il secondo aspetto è quello culturale, se si vuole anche religioso. Gli emigrati sono uno stimolo a diventare più ricchi, quelli che portano altre culture, altre storie, altre lingue per i ragazzi, altre fiabe, altri sistemi scolastici e tutto questo ci deve stimolare ad arricchire il fatto di essere italiani e non a pensare, come dicono certi, che venendo a contatto con loro noi ci disperdiamo. "Non abbiamo più le nostre caratteristiche, non valiamo niente", queste sono sciocchezze. L’altra cosa molto importante è che ci può essere una ricchezza religiosa, non per perdere l’affezione al vangelo che Gesù ci ha predicato ma proprio per applicare di più il vangelo e pensare che i figli di Dio sono molto più ampi dei criteri restrittivi che noi adulti adottiamo. Anche se un altro non riconosce in Gesù il figlio di Dio, ma forse lo potrebbe riconoscere nel suo intimo, ci potrà apprezzare, ci mostra delle cose belle che seguendo la sua religione può riflettere la luce di Dio. Del resto questo lo diceva il Concilio Vaticano II, e allora se dall’immigrazione può venire tutte queste cose belle perché non iniziamo ad abituarci per smettere di inquadrarla sempre negativamente?

 

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