Scuole italiane tra certificazioni e sicurezza. Anci: supportare piccoli centri e snellire procedure In evidenza

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Scuole italiane tra certificazioni e sicurezza. Anci: supportare piccoli centri e snellire procedure

Secondo il XVII rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente meno del 13% delle scuole italiane è costruito secondo criteri antisismici e solo una scuola su due ha certificati di collaudo e idoneità statica.
Come stanno le scuole italiane? Quali sono i fondi e gli strumenti di governance a disposizione degli enti locali per conservare un patrimonio che in diversi casi avrebbe bisogno di una ristrutturazione?

L’opinione di Cristina Giachi, vicesindaco di Firenze, presidente della commissione Istruzione dell'ANCI intervenuta su “A Conti Fatti”, programma di economiacristiana.it, trasmesso da Radio Vaticana Italia

 

Dottoressa quante sono le scuole italiane che avrebbero bisogno di interventi di ristrutturazione?
Sono molte, è difficile dare una cifra precisa, ma per fare un esempio, per quanto riguarda le certificazioni prevenzione antincendio, su 40.000 edifici sono circa 24.000 quelli che devono ancora maturarla. Questo non vuol dire che non siano sicuri, hanno bisogno di interventi di aggiustamento per poter essere certificati, ma è chiaro che sono sicuri perché ci sono misure compensative e piani sicurezza che altrimenti non li renderebbero frequentabili. Abbiamo migliaia di edifici che richiederebbero interventi di ristrutturazione e solo da pochi anni c’è un piano di intervento chiaro da parte del Governo.

 

Secondo il rapporto Ecosistema Scuola meno del 13% delle scuole italiane è costruito secondo criteri antisismici, eppure il 35% degli edifici scolastici è stato costruito dopo l’entrata in vigore della normativa antisismica del ’74.
Se ci sono casi di inadempienza, perseguibili legalmente, fanno bene i responsabili e i proprietari degli edifici, cioè gli enti locali a farlo.
Le scuole che si trovano nelle nostre città, quasi tutte città storiche, spesso sono ospitate in edifici storici che non sono certificabili ai sensi delle norme sulle nuove edificazioni, ma ciò non vuol dire che non siano efficienti ed efficaci dal un punto di vista antisismico come Palazzo Vecchio che non ha la certificazione antisismica, ma è un palazzo che regge bene il passare del tempo.
Dobbiamo fare attenzione quando si danno informazioni perché una cosa è dire che un dato edificio non è certificabile secondo la legge antisismica, banalmente perché è un edificio storico, una cosa è dire che non è sicuro dal punto di vista antisismico.
Ci sono molti casi di edifici costruiti in violazione della normativa, ma quello è un problema di responsabilità precise e non è la prassi; in questi casi la soluzione non è l'amministrazione, ma il codice penale, perché chi ha costruito violando la legge sulle disposizioni antisismiche per la sicurezza, deve essere perseguito. In questi casi ci sono responsabilità precise da parte di chi ha certificato il falso perchè quando si consegnano gli immobili alle amministrazioni si consegnano costruiti a regola d'arte, con tutti i requisiti di legge.
Non dobbiamo fare confusione, le cose vanno identificate con il loro nome e questi sono cattivi esempi di amministrazione e quando ci sono vanno perseguiti. Certo, c’è una prassi che non ci aiuta perché abbiamo molte scuole ospitate in edifici storici, che ad oggi non sono neanche certificabili: è chiaro che non si possono costruire tutti edifici nuovi per cui bisogna verificare la sicurezza di questi immobili con l'avanzare anche della ricerca, della tecnologia, delle norme antisismiche che cambiano continuamente.


Quanti sono i fondi a disposizione dell’edilizia scolastica e in che modo si stanno utilizzando?
Sono stati stanziati circa 4 miliardi, distribuiti in diversi anni. I capitoli di intervento sono tanti, per le Scuole Sicure ad esempio c’è un piano d'intervento dedicato a mettere in sicurezza gli edifici scolastici: per l’adeguamento strutturale antisismico sono stati spesi circa 37 milioni per 50 interventi nel 2015 e ora si sta aspettando la registrazione del nuovo decreto che verrà fatto nel 2017. Per quanto riguarda la partita dei Mutui Bei il governo ha fatto un accordo con la Banca Europea per gli investimenti per cui le regioni possono stipulare mutui pluriennali mentre il governo paga le rate di ammortamento. Questi sono interventi molto complessi da congegnare da un punto di vista amministrativo, ma hanno consentito un impegno da 40 milioni di euro annui, previsti dal 2015 al 2044, a cui si sono aggiunti 10 milioni dal 2016, quindi abbiamo d'ora in poi 50 milioni l'anno, che permetteranno un investimento complessivo di circa 1miliardo e mezzo per gli interventi.


Questa complessità amministrativa sta impedendo agli enti locali di accedere ai fondi?
No, non ci sono problemi nell’accesso, gli enti locali hanno due ordini di problemi.
Il primo è quello delle difficoltà di progettazione per i piccoli comuni. Una città grande ha quasi sempre un ufficio di progettazione interno che riesce a far fronte alle richieste di adeguamento della progettazione quando arrivano questi bandi o questi finanziamenti. I comuni piccoli spesso non hanno una struttura simile e non hanno le risorse da spendere per fare le progettazioni, per cui non arrivano mai ad avere i requisiti per poter accedere ai finanziamenti.
Abbiamo chiesto che venga dedicata attenzione a questo tema e che vengano finanziati i comuni che non hanno uffici di progettazione interna. L'altro tema è quello delle tempistiche ministeriali, perché gli enti locali sono l'ultimo anello della catena e quando si arriva a noi quasi sempre ci troviamo di fronte un termine perentorio entro il quale o c’è la progettazione esecutiva o si perde il finanziamento. Prima però ci sono tanti tempi morti che trascorrono nella burocrazia ministeriale, dalla la firma dei decreti interministeriali, alla bollinatura degli stessi presso la Corte dei Conti, tutti step indispensabili sui quali abbiamo però chiesto di stabilire protocolli di accelerazione per non gravare solo sugli enti locali che debbono rincorrere, spesso nell'incapacità di far fronte alle progettazioni che consentono i finanziamenti.

Come funziona la nuova anagrafe dell’edilizia scolastica?
L'anagrafe scolastica è stato un grande risultato, riuscire ad ottenere da tutti i comuni le schede, non sempre aggiornatissime, di tutti gli edifici scolastici, non è stata impresa da poco.
In questo momento il MIUR, un po' in ritardo perché deve rilevare la piattaforma software dalla regione che l'ha elaborata e ci sono dei tempi morti derivanti da un accordo del ministero con chi fornisce il software.
È una grande risorsa perché consente a tutti di vedere di cosa stiamo parlando; non vuole mettere a nudo i difetti delle amministrazioni perché, ripeto, non avere la certificazione non significa avere un edificio non in sicurezza, ma spiegando bene i dati si riesce a dare un'informazione trasparente pur lasciando le persone tranquille e non creando allarme perché questo è un tema sensibile, strategico, ma anche capace di destare grande allarme sociale.
È inoltre uno strumento di lavoro importantissimo per gli enti che devono fare programmazione, per le regioni per le città metropolitane, per tutti quegli enti che devono ripartire risorse, un punto di riferimento a cui tutti possiamo riferirci e che può fare da elemento di valutazione oggettivo.
Un altro strumento di governance molto importante, che è stato ricostituito nel 2014 e che ha appena ripreso l’attività sotto gli auspici della nuova ministra Valeria Fedeli, è l'osservatorio dell'edilizia scolastica.
L’osservatorio riunisce tutti i rappresentanti dei ministeri coinvolti nelle procedure di finanziamento e di progettazione dell'edilizia scolastica, l'unita di missione presso Palazzo Chigi, che ha fatto un lavoro egregio in questi anni, tutti i portatori di interesse e le associazioni dei cittadini, abbiamo ad esempio Cittadinanzattiva e la madre di Vito Scafidi, il ragazzo che perse la vita nel liceo dove crollò il controsoffitto; ci sono i rappresentanti degli enti locali, la conferenza delle regioni, la ragioneria dello stato, i tecnici e tutti coloro che sono portatori di interesse sul tema dell'edilizia.
Quest'anno abbiamo deciso di incontrarci regolarmente, ogni 40 giorni, con il sottosegretario De Filippo, nuovo incaricato sull'edilizia scolastica e di proseguire in questo laboratorio di progettazione e del governo dei processi che guidano tutto il lavoro sul territorio perché per noi è fondamentale essere allineati nelle proposte nelle tempistiche nella condivisione dei problemi che via, via sorgono.

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