L'Italia e i Santi. L'identità nazionale tra tra devozione e cultura In evidenza

Scritto da   Domenica, 23 Aprile 2017 16:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
L'Italia e i Santi. L'identità nazionale tra tra devozione e cultura

Ricorre oggi la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’autore, celebrazione promossa dall'UNESCO per promuovere la lettura e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright.
Una ricorrenza che quest’anno viene ricordata anche al Villaggio per la Terra con il patrocinio di un’istituzione della cultura italiana come Treccani.

Daniele Menozzi, professore di storia contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e autore per Treccani del volume “L’Italia e i Santi, Agiografie, riti e devozioni nella costruzione dell'identità nazionale”, è intervenuto all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Quale la funzione del libro nel facilitare il dialogo e superare le barriere culturali e ideologiche del nostro tempo?
Quando nel 1995 l'UNESCOha decise di introdurre al 23 Aprile la Giornata Mondiale del Libro aveva fondamentalmente due obbiettivi: la promozione del libro come strumento di educazione e di confronto e la tutela del diritto d'autore in un momento in cui si stava sviluppando la pirateria.
Nei decenni successivi, a questi due obiettivi che ovviamente sono rimasti se ne è aggiunto un terzo, nella convinzione che, senza adeguati strumenti culturali, si impossibile la partecipazione, che è la condizione fondamentale della vita democratica.
Il libro favorisce l'apropriazione di questi strumenti culturali, non solo perchè comporta una crescita nell’alfabetizzazione, ma anche perchè implica un confronto con l'alterità e attraverso questo confronto si entra in relazione dialogica con il mondo.  
Qualunque sia il suo supporto, cartaceo o digitale, il libro è lo strumento per entrare in contatto con l'altro, un contatto  di  confronto e di dialogo.

 

Lei è autore del volume "L'Italia e i Santi". In che modo il culto dei Santi contribuisce alla costruzione del nostro essere Italiani?
A prima vista i due termini, Santità e Italia, possono apparire un po' distanti. In realtà, se si comincia a vedere quando all'interno della cultura Italiana si è cominciato a riferirsi ad una perimetrazione unitaria , a un essere nazione, a un vivere insieme, a definire dei confini si è visto in maniera abbastanza chiara che i santi e i luoghi di culto ad essi dedicati individuavano un'unità di misura per circoscrivere questa perimetrazione.
Quello che il libro tende a mostrare è che identità vuol dire in primo luogo cultura e nella cultura l'universo simbolico costituisce un punto di riferimento indispensabile e i Santi, i loro culti, costituiscono proprio nell'universo simbolico un elemento assolutamente determinante ed irrinunciabile.

 

Nella scrittura di un volume del genere quali sono le ricerche e le fonti utilizzate?
In primo luogo le fonti di tipo archivistico e librario hanno costituito l'obiettivo principale al quale ci si doveva rivolgere. Tra l'altro si tratta di un obiettivo che molto spesso è stato misconosciuto ed è dunque stato necessario rimetterlo in valore, recuperarlo ed apprezzarne nuovamente il significato, la portata ed anche, in qualche modo, la rilevanza quantitativa.
Ma proprio perchè all'interno di questa cultura l'elemento simbolico ha un ruolo così rilevante si è visto che accanto al documento librario e archivistico anche il documento visivo assumeva una funzione di straordinaria importanza e non è un caso che nel libro "L'italia e i Santi" metà delle pagine siano costituite da un apparato iconografico che fa riferimento ad immagini.
Queste immagini, se nell'età moderna avevano fondamentalmente una loro consistenza negli affreschi, nei quadri, nell'architettura, nell'età contemporanea  lo strumento, il supporto col quale venivano riprodotte cominciava ad essere diverso. Anche la fotografia, quindi, anche la cinematografia, la televisione, i rotocalchi ed i fumetti ed per ultimo il web hanno costituito dei punti di riferimento in cui la documentazione visiva sui Santi ha trovato modo di esprimersi e di avere una rilevanza e una consistenza importante.
È per questo il libro tende ad aprirsi non solamente al documento scritto, ma anche al documento visivo in tutte le forme con cui, dall'età moderna all'età contemporanea, ha avuto modo di esprimersi e di entrare nel nostro immaginario individuale e collettivo.


Ci sono momenti nella storia nazionale in cui il culto ha maggiormenta contribuito alla definizione del noi italiano?
Fin dall’inizio, a partire dalla fine del 400, quando si comincia a definire una cultura italiana nella prima età moderna e a pensare ad un unità culturale; pensiamo alle stanze dipinte nella Città del Vaticano in cui si trovano le carte geografiche delle varie regioni italiane, ciascuna di queste regioni è posta sotto l'indicazione di un Santo.
Oltre al momento iniziale dell'età moderna, man mano che si va verso la costruzione di unità nazionale anche su base statale, si vede che nei vari momenti di passaggio in cui si cerca di indirizzare l’unità nazionale si ha bisogno di promuovere quelle finalità facendo in modo che esse siano sintetizzate in modelli che non sono semplicemente modelli umani ma che hanno una sanzione ultraterrena e questa sanzione viene individuata in un santo.
In questo processo concorrono sia l'istituzione ecclesiastica attraverso i riti, le liturgie, i culti, che le varie famiglie politico-culturali che si muovono alla ricerca della costruzione di uno stato unitario, tutti avvertono in qualche modo la necessità di un riferimento ad un modello ideale attraverso il quale proporre quei concreti comportamenti politico e sociali caratterizzanti per la costruzione di un'identità nazionale.

Informazioni aggiuntive