I traditi dal mondo del lavoro, vittime dimenticate

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Le cronache di questi giorni raccontano di una crescita esponenziale dei suicidi causati dalla crisi economica. Si tratta di facile giornalismo farcito di sensazionalismo? Sono gli unici traditi dal mondo del lavoro? In realtà esiste un fenomeno molto più preoccupante ed economicamente impattante: sono in rapida ascesa i giovani che rinunciano a lavorare e a studiare (in linguaggio tecnico gli inattivi, termine che descrive in modo cupo la sostanziale non partecipazione economica alla vita del paese) e coloro che attendono un posto di lavoro (i disoccupati ). Fenomeno che suscita meno lacrime ma che ha effetti permanenti pericolosi sulla società e sulla possibile ripresa economica.


Analizziamo i fenomeni con i numeri in mano.
Coloro che per problemi di lavoro si sono tolti la vita sono tanti per la nostra sensibilità, ma pochi per delineare un fenomeno di cui discutere. Infatti a fronte di 3.048 suicidi nel 2010, solo il 6% sono attribuibili a ragioni economiche. Le 187 storie di disperazione contenute in questi dati sono più o meno le stesse degli anni precedenti (il dato 2010 è in crescita rispetto al 5% del 2008, ma in diminuzione rispetto al 7% del 2009) e quindi non statisticamente significativi per attribuire alla crisi il fenomeno.
A questi eventi emotivi tanto sottolineati da una stampa poco incline all’oggettività si contrappone invece un problema reale e in crescita negli ultimi anni che riguarda i nostri giovani.

L’OCSE in occasione del prossimo G20 ha pubblicato dei dati preoccupanti sugli under 25 che sempre più numerosi sono traditi dal mondo del lavoro: in Italia i disoccupati sono 534.000, ma in considerazione dell’età in ingresso al mondo del lavoro molto alta nel nostro paese, il dato veramente negativo riguarda i cosiddetti NEET, cioè coloro che non cercano lavoro e non studiano che sono oltre il 19%. Un giovane su cinque non fa nulla e non si riesce ad immaginare come si ponga rispetto al futuro.
I dati dicono che il problema della disoccupazione caratterizza tutti i paesi europei, ma l’Italia ha perfomance molto negative rispetto alla media europea. Solo Spagna, Portogallo e Grecia hanno tassi di disoccupazione più elevati del nostro mentre per i giovani NEET l’Italia ha le performance peggiori.
Il pensiero corre allora ai morti del lavoro. Giovani senza prospettive economiche, né progetti educativi su cui costruire la speranza non sono anch’essi vittime del mondo del lavoro?
Forse varrebbe la pena concentrare energie ed emozioni per questo fenomeno terribile che ruba i sogni e i desideri, piuttosto che piangere su tragedie umane ma che non spiegano nulla del momento di svolta che stiamo vivendo.

 

Istat – Statistiche sui suicidi
OCSE – Dati sui disoccupati e i NEET

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