Il potere taumaturgico del PIL

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Da un paio d’anni, il PIL italiano non vive una grande stagione, le sue fluttuazioni creano un sentimento di forte preoccupazione anche tra coloro che si interessano poco di economia ed è diventato un comune argomento di discussione.

La decrescita prolungata del PIL significa recessione, lo sa chiunque ormai, e l’Italia è “tecnicamente” in recessione. Ma il segno negativo o positivo davanti al tasso di crescita del PIL sintetizza così bene il nostro vivere quotidiano?
La risposta è contenuta in una citazione molto bella e usata quando si disserta sul tema, pronunciata già nel lontano 1968 da Bob Kennedy: il PIL“misura tutto, fuorché quello che rende la vita degna di essere vissuta”.
Il PIL (Prodotto Interno Lordo) infatti sintetizza il valore della ricchezza di un paese ma non tiene minimamente in conto i valori collettivi ed individuali che al di là delle questioni economiche rendono la vita degna di essere vissuta. Se chiudendo gli occhi le tre cose che si desiderano per un figlio, nipote o amico è di essere ricchi ogni giorno di più allora il PIL è il giusto indicatore del benessere di una nazione, come suggerisce il presidente dell’ISTAT, Enrico Giovannini.
Comunque, anche con i limiti di questo numero “magico”, il PIL rappresenta un asse fondamentale con il quale l’economia mondiale si confronta. È il caso più emblematico di un indicatore che fa la politica; sono infatti le sue fluttuazioni e la ricerca della sua crescita che tanto hanno condizionato l’operato e il relativo consenso delle classi politiche di mezzo mondo.
È quindi importante sapere qualcosa in più delle dinamiche nazionali nel tempo e rispetto agli altri paesi europei e mondiali al di là dei sensazionalismi dei media o dell’umore nero con cui si leggono ormai tutte le notizie economiche degli ultimi tempi.

L’Italia ha un PIL che la colloca ai primi posti nel mondo.

Tabella 1 - PIL a parità di potere d'acquisto 2011 - Dati in milioni di dollari (FMI)

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Se poi consideriamo il PIL procapite, cioè la ricchezza riferibile ad ogni persona, l’Italia arretra nella classifica.

Tabella 2 - PIL procapite a parità di potere d'acquisto 2011 - Dati in milioni di dollari (FMI)

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Rispetto all’andamento nel tempo, il Pil italiano in volume ha segnato una crescita dello 0,4 per cento nel 2011 (+1,8 nell’anno precedente), ma l’attività economica non ha ancora recuperato il livello precedente alla crisi del 2008-2009. In corso d’anno si è rilevata una tenue crescita nei primi due trimestri (in termini congiunturali rispettivamente +0,1 e +0,3 per cento) e una contrazione negli ultimi due (-0,2 nel terzo e -0,7 per cento nel quarto).
 

Rispetto ai paesi europei, l’Italia è tra i paesi che si muovono attorno alla media insieme a Francia e Germania, ma con dei tassi altalenanti a volte in crescita a volte in decrescita ma tra i più negativi d’Europa, insieme a Spagna, Portogallo e Grecia.

Figura 1 - Andamento del PIL italiano (trimestri 2008-2011) - Istat
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 I dati sul PIL, senza discussione sulle previsioni che non sono rosee, ma cambiano con la stessa velocità delle condizioni meteorologiche e quindi inaffidabili se non circostanziate dal valore dell’emittente, dell’opportunità politica di alcuni proclami, confermano una ricchezza consistente che non cresce più e che ci riporta qualche anno indietro. Ma per noi la situazione di oggi assomiglia a quella precedente alla crisi del 2008-2009? Il PIL non da risposte in questo caso, proprio perché non tiene conto delle dinamiche sociali e ambientali, di sostenibilità degli stili di vita.
Si studieranno quindi nelle puntate successive, come effettivamente siano diverse le cose rispetto a qualche anno fa, anche a parità di ricchezza.
 
Per saperne di più

Istat
Eurostat

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