Famiglia tradizionale in difficoltà

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Famiglia tradizionale in difficoltà

Oggi i residenti in Italia sono circa 59 milioni, con una prevalenza di donne: 52 femmine su 100 abitanti. L’aumento di popolazione del 4,3% registrato rispetto al 2001  è  dovuto quasi esclusivamente alla forte crescita degli stranieri residenti nel Paese, il cui numero e' triplicato rispetto al 2001 a fronte di una inequivocabile staticità demografica della popolazione di cittadinanza italiana .

L’aumento della sopravvivenza e la bassa fecondità rendono l’Italia uno dei paesi più “vecchi”: attualmente si contano 144 anziani (persone di oltre 65 anni) ogni 100 giovani (ragazzi con meno di 15 anni), proporzione che era di 97 a 100 nel 1992. In Europa solo la Germania registra un valore più alto (154).

Come si è anticipato, continuano a nascere pochi bambini, nonostante la lieve ripresa osservata dalla metà degli anni ‘90. La geografia della fecondità si è rovesciata nel corso dell’ultimo decennio: oggi, le regioni più prolifiche sono quelle del Nord e del Centro dove è maggiore la presenza straniera rispetto al Mezzogiorno.

Aumenta anche il numero di  famiglie che negli ultimi venti anni sono passate da 20 a 24 milioni, ma si tratta di famiglie sempre più piccole infatti i componenti sono scesi da 2,7 a 2,4. Considerando il periodo compreso tra il 1951 e il 2011, la riduzione del numero medio di componenti per famiglia è stata particolarmente accentuata nell’Italia Nord-Orientale.

Sono aumentate le persone sole, le coppie senza figli e le famiglie monogenitore, sono diminuite le coppie con figli. Le coppie coniugate con figli si sono ridotte al 34 per cento delle famiglie italiane dal 45 per cento del totale delle famiglie di venti anni fa; anche nel Mezzogiorno la famiglia tradizionale, ancora maggioritaria nel 1993  rappresenta oggi poco più del 40 per cento.

Le libere unioni sono quadruplicate in meno di vent’anni, e sono oggi quasi un milione. Le convivenze more uxorio, circa mezzo milione, hanno fatto registrare gli incrementi più sostenuti. Nel 38 per cento dei casi i matrimoni sono stati preceduti da una convivenza, contro l’1 per cento di tutti quelli celebrati prima del 1975. Ogni 10 matrimoni quasi tre finiscono in separazione, una proporzione raddoppiata in 15 anni.

I giovani restano legati alla famiglia d’origine sempre più a lungo, tra 25 e 34 anni quattro su dieci sono ancora con mamma e papà; il 45 per cento dichiara di restare in famiglia perché non ha un lavoro e/o non può mantenersi autonomamente. Si dimezza in vent’anni la quota di giovani che escono dalla famiglia per sposarsi. I matrimoni sono in continua diminuzione; chi si sposa sempre più spesso sceglie il rito civile, soprattutto al Nord (48 per cento dei matrimoni) e al Centro (43 per cento).Diminuiscono anche le quote dei matrimoni che si realizzano in comunione di beni.

Quindi come era facile aspettarsi, una famiglia tradizionale in difficoltà che viene scelta sempre meno dalla popolazione moderna ma che rimane il paracadute sociale ed economico sia per gli anziani in aumento che per i giovani che non riescono a raggiungere l’indipendenza economica  e che come racconta l’ISTAT da segnali inquietanti di forte patimento della crisi economica in atto: in dieci anni c'e' stato "un aumento vertiginoso" del numero delle famiglie che dichiarano di abitare in baracche, roulotte, tende o abitazioni simili: nel 2011 sono 71 mila a fronte delle 23 mila del 2001.

 

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