Ritardo nei pagamenti, si aspetta la svolta nel 2013

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Il recepimento della Direttiva Europea che prevede il pagamento delle fatture da parte della Pubblica  Amministrazione alle imprese in 30/60 giorni a partire da gennaio 2013 costituisce un passo avanti fondamentale nel rapporto tra imprese e pubblica amministrazione.

Un rapporto che troppo spesso è reso difficile da una gestione farraginosa degli adempimenti burocratici ma ancor di più proprio dai ritardi cronici dei pagamenti, un problema che ha messo in ginocchio in questi anni di crisi migliaia di aziende soprattutto nell'ambito delle forniture di prodotti e servizi. Queste ultime che rappresentano per la Pubblica Amministrazione il principale fornitore, hanno ritardi medi pari a 235 giorni. Non molto dissimile è il ritardo del pagamento dei fornitori di beni pari a 200 giorni in media. Ma i tempi di pagamento possono arrivare in casi specifici anche a 36 mesi e questo proprio a causa di inadempienze da parte di quella pubblica amministrazione che, al contrario, dovrebbe sostenere l’intero sistema delle pmi.
Il nostro Paese, poi, secondo quanto riferito anche da Rete Imprese Italia, non si posiziona certo bene rispetto alla media europea: i tempi medi dei pagamenti da noi sono il doppio della media UE nel rapporto tra privati (a questo proposito, ad esempio, l’articolo 62 del decreto legge 24 gennaio 2012 convertito in legge n.27/2012 in materia di contratti riguardanti la filiera agroalimentare tra gli operatori commerciali, introduce una misura restrittiva nei termini di pagamento della distribuzione alimentare ai fornitori. Ma senza un’iniezione di liquidità derivante da un aumento dei consumi e da un abbassamento della pressione fiscale sarà difficile per le imprese rispettare queste adempienze) e il triplo se i pagamenti arrivano dalla Pa. Rimane comunque questione aperta il problema dei debiti pregressi, ossia quelli maturati fino ad oggi, per i quali occorre trovare in tempi rapidi un' adeguata soluzione per evitare il rischio di una Waterloo imprenditoriale. L’aspetto preoccupante in tutta questa storia e che vale la pena sottolineare è che la sospensione dei pagamenti per periodi di tempo protratti come quelli su indicati, sommata alle sempre maggiori difficoltà di accesso al credito, per un’impresa significa l’impossibilità di investire in innovazione e sviluppo e dunque, di conseguenza, perdita di competitività sul piano locale e internazionale - che è quello che sta succedendo a molte imprese del nostro territorio- e di produttività, se non addirittura l'ipotesi di chiusura della stessa attività. Insomma, è evidente che per risollevare la situazione del sistema imprenditoriale non basta più ricorrere a soluzioni emergenziali, occorre piuttosto dar vita a sistematici programmi di sviluppo, gli unici che possano rimetterci sulla strada della competitività e della crescita e tutto sommato l'azione del Governo con questo decreto dimostra di andare in questa direzione.

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