Ambiente

Ambiente (72)

Domenica, 29 Settembre 2013 00:00

Se gli insetti saranno il nuovo sushi

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Largo all’ultima frontiera della gastronomia: gli insetti commestibili. Con buona pace degli occidentali scettici e schizzinosi, non solo molte specie si possono mangiare, ma gli insetti sono anche nutrienti, ipocalorici e tra i cibi più ecologici a disposizione. In umido o da sgranocchiare, a guarnizione di un cioccolatino o fatti a zuppa o in insalata non importa, potrebbero essere loro il nuovo orizzonte dell’alimentazione salutare ed equosolidale.
No, non è l’assioma di qualche audace sperimentatore del palato, ma l’assunto scientifico dei più recenti studi sull’argomento.

Leggere per credere “Edible insects. Future prospects for food and feed security” (“Insetti commestibili. Prospettive future per la sicurezza alimentare umana e animale”), il volume a cura del team di ricercatori Arnold van Huis, Joost Van Itterbeeck, Harmke Klunder, Esther Mertens, Afton Halloran, Giulia Muir e Paul Vantomme, appena pubblicato da FAO.
È l’ennesima prova, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto il mangiare sia un atto squisitamente connesso alle tradizioni socio-culturali di ciascun popolo. Gli insetti, studi scientifici alla mano, sono indigesti solo psicologicamente, al nostro stomaco non comportano il benché minimo fastidio e fanno benissimo a tutto l’organismo, costituendo una fonte estremamente ricca di proteine senza le controindicazioni di quelle di origine animale. Se la notizia fa sobbalzare i più tra gli occidentali, non è in realtà una scoperta recente per un terzo della popolazione globale, che fa già uso abituale di insetti nella propria alimentazione.

Questione di prospettive,verrebbe da dire, apprendendo che i ristoranti occidentali più all’avanguardia che già propongono insetti nel loro menù scelgono il più familiare nome di “gamberetti del cielo”, mentre nell’altra metà del globo i più esotici gamberetti sono denominati “insetti di mare”. Ma oltre che una originale variazione nella dieta occidentale, gli insetti possono rappresentare un orizzonte di totale interesse nella lotta a fame e denutrizione, che colpisce oltre un miliardo di individui. E senza contraccolpi ecologici. 
Sono presenti in quantità massicce, specie nelle aree più povere del pianeta e, a bassissimo costo e rappresentano una valida fonte di nutrienti decisamente green. La filiera produttiva della carne (che fornisce il principale apporto proteico nella dieta globale) si attesta infatti tra le principali minacce ambientali, causando più inquinamento di industria e trasporti messi assieme, comportando il 14-22% delle emissioni annuali di gas serra. Radicalmente diverso, invece, l’impatto del consumo di insetti, che, al netto delle resistenze culturali, costituiscono un potenziale alimentare tutto da esplorare.
All’Occidente, insomma, non resta che iniziare a familiarizzare almeno con l’idea di questi animali a tavola. E tutto porta a pensare che i libri di ricette a base di insetti che stanno iniziando a circolare in Europa e i ristoranti più glamour del Vecchio Continente che le hanno già inserite nei loro raffinati menù non resteranno isolati pionieri. Intanto qualcuno ha già ribattezzato questa (forse) nuova moda alimentare il sushi di ultima generazione.

Domenica, 29 Settembre 2013 00:00

Maremoto? Io non rischio!

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Prevenire è meglio che curare. È questa la filosofia, tanto semplice quanto efficace, che sta alla base dell’iniziativa “Maremoto io non rischio”, la campagna informativa che nel mese di ottobre, come prima tappa, la Protezione Civile porta in Campania, in 28 comuni del salernitano (http://www.iononrischio.it/2013/campagna-maremoto-io-non-rischio/piazze/). Ogni fine settimana del mese i volontari saranno in piazza contemporaneamente in diversi comuni per incontrare la cittadinanza e distribuire materiale informativo.
La sfida è comunicare, per attenuarne gli eventuali danni, il rischio maremoto. È un evento meno frequente rispetto ai terremoti, ma può ugualmente interessare gran parte dei nostri litorali. Tutte le coste del Mediterraneo, infatti, sono a rischio maremoto a causa dell’elevata sismicità e della presenza di numerosi vulcani attivi, emersi e sommersi. Negli ultimi mille anni, lungo le coste italiane, sono state documentate varie decine di maremoti, solo alcuni dei quali distruttivi. Le aree costiere più colpite sono quelle della Sicilia orientale, della Calabria, della Puglia e dell’arcipelago delle Eolie, ma maremoti di modesta entità si sono registrati anche lungo le coste liguri, tirreniche e adriatiche e le coste italiane possono inoltre essere raggiunte da maremoti generati in aree del Mediterraneo lontane dal nostro Paese (ad esempio a causa di un forte terremoto nelle acque della Grecia). Se si producesse un maremoto nel Mar Mediterraneo – un bacino chiuso e poco profondo – non avrebbe la stessa forza e intensità di un maremoto che si sviluppa nell’Oceano, dove si verificano terremoti con magnitudo e frequenza di gran lunga superiori a quelli che si registrano nell’area mediterranea e le masse d’acqua in gioco sono notevolmente maggiori. Ciò non toglie però, come storicamente dimostrato, che nell’area mediterranea a seguito di eventi sismici particolarmente energetici o di fenomeni franosi sottomarini, possano originarsi maremoti distruttivi, anche a causa della forte urbanizzazione delle aree costiere.
Il maremoto si manifesta come un rapido innalzamento del livello del mare o come un vero e proprio muro d’acqua che si abbatte sulle coste, causando un’inondazione che invade la fascia costiera. A volte si osserva un iniziale e improvviso ritiro del mare, che lascia in secco i porti e le spiagge. Le onde di maremoto hanno molta più forza rispetto alle mareggiate e sono in grado di spingersi nell’entroterra anche per molte centinaia di metri (addirittura chilometri, se la costa è molto bassa), trascinando tutto ciò che trovano lungo il percorso: veicoli, barche, alberi, e altri materiali, che ne accrescono il potenziale distruttivo. Propagazione ed effetti dell’onda sulla costa sono influenzati da fattori morfologici - come la linea di costa o la topografia del fondale marino e dell’entroterra – e antropici, legati all’utilizzo del suolo. Le aree portuali, ad esempio, per la loro conformazione possono amplificare l’energia del maremoto, mentre la presenza di edifici e moli lungo la costa può ridurre la propagazione dell’onda verso l’interno. Le onde di maremoto possono anche risalire dalla foce lungo il corso di fiumi e torrenti, propagandosi nell’entroterra. Oltre agli effetti legati direttamente all’azione dell’onda in movimento, il maremoto può innescare tutta una serie di effetti secondari: l’inondazione infatti può innescare eventi franosi, inquinamento delle falde, o incendi. L’impatto sui porti e sugli impianti industriali può causare l’emissione e la diffusione di materiali inquinanti. Per quanto riguarda in particolare l’Adriatico, le zone in cui un maremoto potrebbe generare le onde più alte (anche superiori al metro) sono il Salento e il promontorio del Gargano.
Nel nostro mare sono sei le faglie in grado di provocare tsunami e sono prese in esame da un attento studio condotto da alcuni ricercatori dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Oltre a quelle in Croazia, tra l'Albania e il nord della Grecia e nel Mar Egeo, ve ne è anche una di fronte all’Emilia Romagna: la regione a sud del delta del Po, infatti, può soffrire di tsunami, anche a causa della sua vulnerabilità (è un territorio estremamente piatto). Dall'anno 1000 a oggi, il Servizio sismico nazionale ha catalogato cinque maremoti avvenuti in Adriatico (sui 32 registrati in Italia). Di questi due interessarono l'Adriatico centrale: uno nel 1672, che causò inondazioni a Rimini, e uno nel 1875, che colpì la zona tra Rimini e Cervia. Senza nessun allarmismo, è dunque tanto utile quanto indolore avere un piccolo bagaglio di informazioni anche su questo fenomeno naturale, per imparare a prevenirne e ridurne gli effetti, soprattutto se si vive, lavora o va in vacanza in un’area costiera.
Ecco allora le informazioni divulgate dalla Protezione Civile. Innanzitutto è importante imparare a riconoscere i fenomeni che possono segnalare l’arrivo di un maremoto:
- Un forte terremoto che hai percepito direttamente o di cui hai avuto notizia;
- Un rumore cupo e crescente che proviene dal mare, come quello di un treno o di un aereo a bassa quota;
- Un improvviso e insolito ritiro del mare, un rapido innalzamento del livello del mare o una grande onda estesa su tutto l’orizzonte; 
Poi è utile ricordare che le case e gli edifici vicini alla costa non sempre sono sicuri:
- La sicurezza di un edificio dipende da molti fattori, per esempio la tipologia e la qualità dei materiali utilizzati nella costruzione, la quota a cui si trova, la distanza dalla riva, il numero di piani, l’esposizione più o meno diretta all’impatto dell’onda;
- Generalmente i piani alti di un edificio in cemento armato, se l’edificio è ben costruito, possono offrire una protezione adeguata Cosa devi fare prima; 
Infine, conoscere l’ambiente in cui si vive, lavora o soggiorna è importante per reagire meglio in caso di emergenza:
- Chiedi informazioni ai responsabili locali della Protezione Civile sul piano di emergenza comunale, le zone pericolose, le vie e i tempi di evacuazione, la segnaletica da seguire e le aree di attesa da raggiungere in caso di emergenza;
- Informati sulla sicurezza della tua casa e dei luoghi che la circondano
- Assicurati che la tua scuola o il luogo in cui lavori abbiano un piano di evacuazione e che vengano fatte esercitazioni periodiche
- Preparati all’emergenza con la tua famiglia e fai un piano su come raggiungere le vie di fuga e le aree di attesa;
- Tieni pronta in casa una cassetta di pronto soccorso e scorte di acqua e cibo.

 

Domenica 6 ottobre si svolgerà a Napoli la XIV edizione della "Biodomenica, la camapagna nazionale di promozione e informazione dedicata al biologico organizzata da Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), Coldiretti e Legambiente. Dalle ore 9.00 di domenica Piazza Dante sarà  l'ombelico del mondo ti tutti gli amanti del biologico e di coloro che hanno la curiosità di conoscere meglio il mondo del bio made in Italy. Sono moltissime le iniziative che verranno organizzate per l'occasione. Ci saranno degustazioni che faranno scoprire sapori genuini, insegnamenti portati avanti dalle numerose fattorie didattiche, laboratori dimostrativi per i più piccoli. Sono in programma incontri, dibattiti e convegni per promuovere maggiori incontri tra produttori, cittadini , associazioni, istituzioni e consumatori in modo da favorire la conoscenza del mondo bio, sostenibile e di qualità.

L'occasione sarà il luogo d'incontro tra tutti i fattori che hanno reso l'agricoltura biologica una realtà in crescita, e in controtendenza rispetto al passivo che sta generando l' agroalimentare. Ogni anno nuovi consumatori si avvicinano al mondo del biologico, facendone spesso, elemento fondamentale della propria alimentazione. L'agricoltura biologica nel contesto italiano odierno, vuol dire parlare di un modello vincente di Green Economy, di rapporto con l'ambiente, tutela della biodiversità, di rispetto della salute, riscoperta del gusto, e di consumo consapevole oltre al constatare come nel tempo questo settore sia diventato tassello importante anche per l'aspetto occupazionale e di finanza etica. Finanza etica che per il biologico non può prescindere da una ferma presa di posizione, ribadendo in ogni contesto il NO all'introduzione di coltivazioni OGM.

Durante la giornata per riaffermare la propria posizione a favore di un'agricoltura sostenibile, le associazioni presenteranno ai cittadini un sondaggio dal titolo "Il Bio ha 10 domande per te" col quale si cercherà di conoscere, e far comprendere ulteriormente l'importanza di questo settore e di come debba restare libero dagli organismi geneticamente modificati.

Quando si dice che al peggio non c'è mai fine. Ora anche l'Europa interviene sull'agrumicultura, e lo fa con una vera e propria batosta. Infatti l'Unione ha stoppato l'aumento al 20%  di arancia nelle bibite di aranciata. La scure che si abbatte sui produttori di agrumi è davvero impressionante, basti pensare che solo in sicilia le piantagioni di agrumi ricoprono circa 60mila ettari per una produzione di almeno 11 milioni di quintali di frutta. Numeri che fanno capire quanto sia importante questo settore per l'economia siciliana.

Da canto suo la Coldiretti Sicilia interviene a muso duro su questa nuova posizione continentale con la quale si ferma il decreto Balduzzi, che prevedeva l'incremento della frutta nelle bevande. L''Ufficio giuridico della Commissione europea ha infatti respinto quanto riportato dal decreto italiano in quanto sarebbe in contrasto con la direttiva comunitaria sulla libera circolazione delle merci.

Il presidente della Coldiretti sicula Alessandro Chiarelli e il direttore regionale Giuseppe Campione dichiarano all'unisono: "L’aumento del contenuto di arancia al 20 per cento era quello minimo non solo per ottenere un adeguato incremento commerciale ma soprattutto perché le vitamine contenute nell’arancia sono indispensabili per la salute. Con l’incremento del 20 per cento si sarebbero vendute almeno 200 milioni di chili di arance in più – proseguono Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione - in questo modo invece si continua a mantenere un sistema di bevande a bassissimo contenuto di agrumi che di certo non aiuta la salute dei consumatori.
A questo punto ci auguriamo che la bevanda piena di zucchero e poca frutta venga sostituita con scelte più adeguate come le spremute: nelle scuole, nelle mense, negli ospedali e in tutti i luoghi pubblici occorre incrementare la presenza di macchine spremiagrumi che a prezzi adeguati offrono vitamine."

Insomma un'altra contestabile visione alimentare imposta dall'alto, viene pagata non solo economicamente dalla Sicilia, ma anche dalla salute della popolazione europea, alla quale viene imposto di bere zucchero e coloranti invece di frutta.

Mercoledì, 28 Agosto 2013 00:00

E il settimo giorno fu Bio

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E anche quest’anno biologico sia: torna, in molte regioni italiane, la Biodomenica, l’iniziativa che ormai da 13 anni riunisce in piazza i produttori biologici e gli appassionati del settore, invogliando  i meno informati alla conoscenza dell’agricoltura biologica e dell’insieme dei valori che essa rappresenta.

Organizzata da AIAB in collaborazione con Coldiretti e Legambiente ha già ricevuto nelle edizioni passate il patrocinio e il contributo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e del Ministero dell’Ambiente. La manifestazione si svolge la prima domenica di Ottobre e ogni edizione è sempre realizzata in oltre 100 piazze d’Italia, può quindi, a pieno titolo, essere definita tra i più importanti eventi nazionali di promozione dell’agricoltura biologica di qualità.
Biodomenica allora, come opportunità per parlare di agricoltura biologica, della sua funzione a tutela dell’ambiente, della biodiversità, dell’alimentazione e del gusto, del risparmio dell’acqua, del consumo critico e responsabile, delle tradizioni e dello sviluppo locale.
Le quattordici edizioni delle biodomeniche hanno finora promosso la cultura del biologico, e del consumo consapevole su tutto il territorio italiano, nonché la sensibilizzazione degli enti locali per la conversione delle mense pubbliche all’utilizzo dei prodotti biologici. Il tutto coinvolgendo più di 1000 imprese del settore biologico e circa 2 milioni di cittadini.
Il focus di quest'anno fa riferimento al settore biologico come modello agricolo motore della green economy.  La cosiddetta Economia verde è la chiave per ripensare il modello economico di sviluppo del nostro Paese. La crisi investe tutti i settori produttivi nazionali, ma nel caos generale degli ultimi tempi arriva una boccata d'ossigeno dai risultati positivi emersi da cifre precise: numeri con il segno più in ogni ambito della bio produzione e dei bio consumi. Pare proprio che il bio sia il settore anti crisi. 
Gli operatori biologici certificati fino al 31 dicembre 2012 sono 49.709 di cui: 40.146 produttori esclusivi; 5597 preparatori (comprese le aziende che effettuano vendita al dettaglio);  3.669 che effettuano sia attività di produzione che di preparazione; 297 operatori che si occupano di attività di importazione. Questo è quanto emerge da una prima analisi dei dati forniti al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali dagli Organismi di Controllo (Odc) , sulla base delle elaborazioni del SINAB – Sistema dì Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica.
 
È cresciuta la forza della rete bio su tutto il territorio italiano: rispetto ai dati riferiti al 2011 spicca un aumento del numero di operatori pari al 3%. Decisamente non male, soprattutto se si pensa che, a causa della crisi economica, in Italia i consumi in generale ancora non riprendono a crescere. 
Dai dati dell'ISTAT risulta che il Sud d'Italia, e in particolare la Sicilia, detiene il primato per le produzioni biologiche, mentre il Nord, con il Veneto in testa, prevale per il numero di aziende che hanno ottenuto un riconoscimento comunitario Dop o Igp. 
La Lombardia, assieme all’Emilia Romagna, è la regione con la maggior presenza di aziende di trasformazione impegnate nel settore biologico. Si tratta di una realtà dinamica in tutto il Bel Paese: dai dati SINAB si scopre che la superficie coltivata secondo il metodo biologico, risulta pari a 1.167.362 ettari, con un aumento complessivo, rispetto all’anno precedente, del 6,4%. Ma  è notevole la maggiore propensione al consumo di prodotti biologici nelle regioni settentrionali, che rappresentano da sole il 73% della spesa totale bio. Anche i mercatini, bio manco a dirlo, sono aumentati del 13%, (fonte: BioBank) se pur in misura disomogenea sul territorio nazionale, perché maggiormente presenti nel nord Italia.

A questo punto viene da chiedersi: poiché la crisi economica continua, occorrerà forse una sorta di riconversione biologica?

Mercoledì, 20 Maggio 2015 11:21

Cantone dei Grigioni, stop alla centrale a carbone

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Stop alla costruzione di una nuova centrale a carbone a Saline Joniche. A dare il secco no Il Governo del Cantone svizzero dei Grigioni, azionista di maggioranza di Repower, azienda che doveva costruire la centrale, e che ha deciso che l’azienda energetica grigionese debba uscire dal progetto

La decisione nasce come conseguenza del referendum popolare del 22 settembre 2013, quando la popolazione grigionese si era detta contraria agli investimenti di Repower nel carbone. Secondo quanto riportato dal sito del governo cantonale, “il Governo si aspetta da Repower AG che in futuro non partecipi più a società con centrali a carbone. Allo stesso modo l'impresa deve abbandonare in modo ordinato e vincolante il progetto concreto di centrale a carbone di Saline Joniche, in Calabria. Secondo il Governo gli sforzi in questo senso devono essere affrontati in modo rapido e serio, così da attuare la volontà popolare espressa”.

Greenpeace, Legambiente e WWF Italia si aspettano che i vertici della società svizzera rispettino immediatamente il chiarissimo mandato datogli dal loro azionista di maggioranza, la popolazione grigionese, e abbandonino il progetto. «La centrale di Saline Joniche, affermano le tre associazioni, è un assurdo di per sé, un progetto che con sprezzo del ridicolo è stato definito da Repower “sostenibile” e “pulito”. Ora il tempo delle chiacchiere e delle mistificazioni è finito:  non c’è più una sola ragione per trascinare avanti un progetto che è stato ormai dichiarato morto». 

Le tre associazioni, inoltre «si augurano che a nessun’altra azienda venga in mente di raccogliere il testimone da Repower e di portare avanti questo sciagurato progetto. Ricordano inoltre che non solo la Svizzera è contraria a centrali a carbone ma anche la Regione Calabria stessa non le preveda nel suo piano energetico.

 

Mercoledì, 25 Settembre 2013 00:00

Scala dei Turchi e i figli dell'ecomostro

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Ci risiamo, purtroppo. Solo il 6 giugno scorso festeggiavamo l’abbattimento della madre di tutti gli ecomostri italici, vale a dire lo scheletro in cemento armato che per 20 anni ha sfregiato la spiaggia di Scala dei Turchi, che altre strutture paesaggisticamente oscene fanno capolino sempre sul sito che è in predicato di diventare patrimonio mondiale dell’Umanità.

In questi giorni un’inchiesta di "Repubblica" fa luce su questo increscioso caso, dopo che il settimanale agrigentino “Grandangolo”, aveva portato alla ribalta dei media i nuovi tentativi di deturpamento paesaggistico in atto in uno dei luoghi più affascinanti del mondo. Nell’articolo del settimanale si fa riferimento a 25 villette, o meglio scheletri di cemento, che stanno sorgendo a poche centinaia di metri dal costone bianco che ogni anno attira turisti da ogni angolo della terra. La peculiarità di quest’opera è che in un batter d’occhio avrebbe ottenuto tutti i permessi di costruzione, da quello del comune di Realmonte, a quello della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Culturali di Agrigento.  Nell’inchiesta giornalistica portata avanti sempre da “Grandangolo” e da Francesco Viviano di Repubblica si scopre che i lavori sono stati approvati nel 2008 dalla Giunta comunale presieduta dall’ex sindaco Giuseppe Farruggia, che ora è direttore dei lavori del parco residenziale che si sta costruendo.

Foto postate sulla Pagina Facebook dell’associazione “Mare Amico” hanno scatenato una vera sollevazione popolare, tanto che centinaia di cittadini hanno spinto affinchè la Procura della Repubblica di Agrigento avviasse un’inchiesta per vedere se siano stati compiuti dei reati tra concessioni e lavori in corso.

Comunque vadano a finire le indagini dal punto di vista meramente ambientale un altro danno si sta realizzando alla luce del solo, su coste che sarebbero l’orgoglio di ogni nazione. Con questi nuovi mostriciattoli, come sono stati definiti, difficilmente si riuscirà a far entrare questo angolo di paradiso nella lista dei siti patrimonio dell’Umanità dell’ Unesco, a tutto svantaggio della cultura, dell'ambiente e dell’economia siciliana e nazionale.

Lunedì, 26 Agosto 2013 00:00

Energie rinnovabili VS combustibili fossili

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Il WWF ha lanciato da pochi giorni, in tutto il mondo, una petizione globale che chiede di finanziare il futuro delle energie rinnovabili e non il passato delle energie fossili. 
Secondo il nuovo rapporto ‘Invest in Haste, Repent at Leisure’ (Se investi frettolosamente, poi te ne penti) diffuso oggi See Change Net , CEE Bankwatch Network e WWF i forti investimenti nei combustibili fossili da parte delle istituzioni finanziarie internazionali (IFI) nei Balcani occidentali, stanno ostacolando la conformità di questi paesi ai requisiti per l’adesione all'UE.

Nonostante la Croazia si prepari a entrare nella UE dal primo luglio e nonostante la Banca europea per gli investimenti, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e la Banca Mondiale stiano riesaminando le loro strategie di prestito per il settore energetico. il rapporto rileva che le banche di sviluppo in Europa stanno spendendo nella regione 32 volte di più sui combustibili fossili rispetto alle fonti di energia rinnovabili (esclusa l’energia idroelettrica). I Balcani occidentali, quindi, stanno andando nella direzione opposta rispetto agli obiettivi della UE in materia di cambiamento climatico per gli anni 2020, 2030 e il 2050, nonostante tali obiettivi diventerebbero un obbligo per l’accesso nell’Unione Europea. Le organizzazioni che hanno stilato il rapporto chiedono lo stop degli investimenti pubblici internazionali verso i combustibili fossili e di altre forme insostenibili di energia, e un aumento delle iniziative in materia di efficienza energetica residenziale e risparmio energetico.

Il rapporto mostra inoltre che:

• Quasi la metà dei prestiti nel settore energia della BERS, il più grande finanziatore pubblico della regione, hanno sostenuto i combustibili fossili, con solo il due per cento del suo portafoglio allocato per le fonti energetiche rinnovabili non idroelettriche, e un ulteriore 23 per cento di supporto all’energia idroelettrica.
• I combustibili fossili rappresentano il 36 per cento di tutti i finanziamenti per l'energia IFI nella regione, ovvero 597,3 milioni di euro, di cui 310,1 milioni di euro per l’idroelettrico e per le fonti rinnovabili appena 18,5 milioni di Euro, l’1%
• L’ efficienza energetica, che ha un alto potenziale per affrontare la scarsità energetica nella regione e impedire nuove infrastrutture insostenibili, costituisce solo il 17 per cento del portafoglio energetico IFI , ovvero 288,8 milioni di euro.

Nella prefazione del rapporto " Invest in Haste, Repent at Leisure’ ", il Commissario europeo per il clima Connie Hedegaard ha detto: "Il supporto per l'efficienza energetica e le fonti energetiche rinnovabili è in ritardo, mentre i governi di tutto il mondo spendono centinaia di miliardi di dollari di sovvenzioni per una incipiente catastrofe ".

"I paesi dei Balcani, sostenuti dalle istituzioni finanziarie internazionali, stanno andando nella direzione opposta a quella dell’Europa nel 2020, il 2030 e il 2050 circa gli obiettivi in materia di produzione di energia sostenibile. Questo è totalmente inaccettabile per le istituzioni che hanno un ruolo molto specifico nel sostenere nuovi investimenti, sostenibili per l’economia e l’ambiente, piuttosto che semplicemente investire in qualunque attività venga proposta. 
Le stime mostrano che è fino a 10.000 volte più conveniente risparmiare una unità di energia che generare una nuova unità. Chiediamo alla UE di adoperarsi perché questa diventi la priorità numero uno delle istituzioni finanziarie pubbliche", ha detto Mariagrazia Midulla responsabile Clima & Energia del WWF - "e quindi garantire che ogni nuova infrastruttura energetica sia pienamente sostenibile. Chiediamo anche che vi sia piena trasparenza da parte delle aziende e utilities europee sui propri progetti in quest’area, a partire da quelle italiane".

L’associazione ambientalista evidenzia che bruciare i combustibili fossili per procurarsi energia e calore ha portato la concentrazione di CO2 in atmosfera ai livelli di 3 milioni di anni fa. Perciò è necessario riconquistare l'energia, puntare sulle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. Occorre investire le risorse pubbliche e private nel nostro futuro, non continuare a finanziare il passato fossile.

Secondo il rapporto sulla qualità delle acque di balneazione che l’Agenzia Europea per l’Ambiente stila ogni anno il 94% dei siti europei esaminati soddisfa gli standard di qualità minimi.

Insomma, un bel bagno in Europa si può fare ovunque. Ed anche se volete un’acqua di qualità eccellente le opzioni non mancano.
Se infatti la quasi totalità dei siiti esaminati soddisfa gli standard di qualità minimi previsti dalla direttiva europea del 2006, più di tre quarti del campione (il 78%) dispone di acqua di qualità definita come eccellente.

Il rapporto prende in considerazione 22.000 siti sparsi tra i ventisette stati membri, la maggior parte delle rilevazioni, effettuate dalle autorità locali nell’anno precedente alla pubblicazione del rapporto UE, riguardano spiagge e coste, meno di un terzo delle rilevazioni riguardano invece fiumi e laghi. Fiumi e laghi che, sebbene anch’essi con un elevata qualità delle acque, risultano meno puliti rispetto alle zone costiere.

Molto soddisfatte le istituzioni europee per il miglioramento rispetto all’ultima edizione ed il proseguimento di un trend positivo (nel 1990 i siti con standard di qualità minimi erano il 60% del campione, quelli con qualità eccellente il 70%), sebbene permangano delle sacche di inquinamento balneare.

L’Italia si posiziona sopra la media europea grazie ad un 85% di siti con eccellente qualità delle acque. Meglio di noi Cipro, Lussemburgo, Malta, Croazia, Grecia, Germania e Portogallo; molto buone anche le performance di Spagna e Finlandia.

Nel Bel Paese quindi ogni posto è buono per un tuffo. E se questa informazione appare scontata se si pensa alle spiagge della Sardegna, del Salento o della Calabria quel che forse siamo portati a sottovalutare è il fatto che anche litorali meno nobili della nostra penisola hanno in realtà una qualità dell’acqua più che accettabile come si può scoprire navigando sul Portale Acque del Ministero della Salute.

Un esempio per tutti: il litorale romano, che di certo non figura tra le mete balneari suggerite dalle guide turistiche, presenta in realtà delle buone caratteristiche con una qualità dell’acqua generalmente superiore alle rilevazioni dello scorso anno. A rovinarne l’immagine è probabilmente la scarsa presenza di scogliere ed insenature assieme al fondale sabbioso e leggero; proprio la sabbia alzata dai piedi dei bagnanti e dal moto ondoso fa si che le acque assumano talvolta un colorito grigiastro poco rassicurante.

L’erba del vicino è sempre più verde, l’acqua può anche sembrarci più blu, certamente non è più pulita.

 

Si è svolto oggi a Torino,  il Green Day Leroy Merlin Italia, un convegno per approfondire il ruolo della Grande Distribuzione Organizzata al fine di diffondere la cultura della sostenibilità ambientale. 

Stimolare una filiera produttiva, offrire ai consumatori prodotti con materie prime da filiera corta, trasformare le coltivazioni arboree piemontesi in un vero volano ambientale ed economico per le realtà locali. Sono tutti obiettivi che si potranno trasformare in realtà grazie a un accordo che il gruppo Leroy Merlin Italia ha stipulato con un gruppo di pioppicoltori certificati per la gestione sostenibile delle proprie piantagioni e il Pefc Italia, il sistema di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso al mondo. La firma ufficiale della convenzione è avvenuta proprio a Torino.

L’accordo prevede che Leroy Merlin sostenga la pioppicoltura certificata italiana e le produzioni di pannelli di compensato realizzati con pioppo certificato secondo lo standard Pefc dalla società Vigolungo, da cinque generazioni nel settore legno, portando benefici economici e ambientali per le comunità presenti nelle aree certificate. Le iniziative di sostegno della pioppicoltura certificata e della filiera corta e locale permetteranno infatti alla Leroy Merlin di approvvigionarsi con materiale proveniente dal Piemonte e a generare una serie di positivi servizi ecosistemici (emissione di ossigeno, assorbimento della CO2, filtraggio delle acque), ma non solo: le pratiche gestionali adottate dai pioppicoltori certificati riducono sensibilmente l’inquinamento da fertilizzanti e da pesticidi, cioè il quantitativo di azoto non versato nelle acque e il quantitativo di pesticidi immesso nell’ambiente.

“Questa iniziativa è responsabile e lungimirante – osserva Antonio Brunori, segretario generale del Pefc Italia - e promuove anche nel consumatore una crescita verso la scelta di prodotti sostenibili. Siamo quindi felici di affiancarci a Leroy Merlin nello sviluppo di questa operazione, perché sensibilizza il consumatore verso scelte etiche e responsabili e premia gli imprenditori che credono nella gestione sostenibile dell'ambiente”.

Durante il Green Day Leroy Merlin Italia sono stati approfonditi anche altri temi: oltre a presentare il rapporto sulla sostenibilità del gruppo francese in Italia, si è affrontato il rapporto tra GDO e diffusione della cultura della responsabilità ambientale insieme ai responsabili di importanti marchi della grande distribuzione ed è stato inoltre illustrato il programma nazionale per la valutazione dell’impronta ambientale.

Proiettato il cortometraggio 'Il bosco incantato', uno short-movie che connette ambiente, territorio e sociale presentando la storia del recupero di un pioppeto e quella delle donne dell'ICAM, l'Istituto a Custodia Attenuata per detenute Madri, dove le detenute hanno ultimato la realizzazione pittorica di un pannello che ha proprio come tema il “bosco incantato”.

Il video, realizzato dalla regista Sara Grimaldi, si sviluppa come un viaggio nell'immaginario della natura, per dispiegarsi sulle varie possibilità a cui questa può dar vita. L’albero, ripreso nel periodo invernale e primaverile, diventa metafora e simbolo del percorso di rinascita delle detenute dell’ICAM.
L’idea nasce dalla volontà di Leroy Merlin di testimoniare un esempio del proprio impegno ambientale e sociale: la riqualificare degli ambienti destinati alle detenute madri con i loro bambini e la collaborazione con PEFC Italia e alcune associazioni di pioppicoltori della Provincia di Alessandria per un progetto di servizio ambientale e CO2.

 

14/08/2013

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