Roberta Cafarotti

Roberta Cafarotti

Presidente di CeSAR Centro Studi Accademici sulla Reputazione.
Si è laureata in Scienze Statistiche ed Economiche alla Sapienza e da allora misura il mondo, ama i numeri con la speranza di mettere il suo mestiere al servizio del bene comune.

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Il Presidente di FEBEA (Federazione Europea Banche Etiche e Alternative) spiega dove e in che modalità agisce la finanza etica e il mondo del credito sostenibile. Oggi il profitto non può essere unico obiettivo degli investitori, ma unico mezzo per uscire dalla crisi mondiale è dare fiducia e risorse ai più deboli.

Dopo gli anni della scoperta delle infinite potenzialità di Internet e dell’ubriacatura della finanza veloce, più vicina al gioco d’azzardo che ad un motore di crescita economico, si è tornati a parlare di Economia Reale e con lieta sorpresa sempre più spesso si dibatte di Agricoltura, come settore economico per ripensare i nostri modelli di sviluppo e da cui ripartire per diffondere amore consapevole per l’ambiente.

Negli ultimi anni le banche sono state spesso al centro di scandali e casi di corruzione finiti sulle prime pagine dei giornali, conquistando anche le discussioni degli italiani al bar o in strada. Non ultimo il caso della più antica banca del mondo, il Monte dei Paschi di Siena al centro di vicende giudiziarie che hanno messo i riflettori su operazioni finanziarie legate ai derivati.

Le città moderne sono sempre più congestionate, inquinate, insicure e non sempre riescono a
soddisfare le richieste dei cittadini sono sempre più grandi, ma con uno “spazio pro capite” sempre più piccolo; introducono sistemi per controllare e ridurre l’inquinamento, ma l’aria è sempre più irrespirabile, introducono la raccolta differenziata, ma le discariche sono ormai al collasso.

“Le crisi servono ad evitarci il peggio”, lo credeva la psicanalista francese Christiane Singer e sembrano esserne convinti anche gli italiani, dipinti nel 46° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese.

Bankitalia attraverso le parole i suoi più autorevoli rappresentanti suggerisce all’Italia un possibile asse di sviluppo economico su cui investire: una maggiore presenza femminile nel mercato del lavoro e in ruoli dirigenziali, nel pubblico come nel privato, porterebbe nel nostro paese un rinnovamento produttivo e maggiore moralità.

L'Unione europea nel suo complesso o attraverso l’azione dei singoli stati è attualmente uno dei principali donatori di aiuti umanitari al mondo. Negli ultimi anni, la componente «aiuti umanitari» in Europa ha assunto un ruolo di primo piano, per il moltiplicarsi delle crisi nel mondo e la volontà dell'Unione di affermarsi nel settore dell'intervento umanitario internazionale.

Nel Bel Paese, ogni cittadino produce 536 kg di rifiuti urbani , 33 kg in più della media europea. Le performance italiche sono simili a quelle di Francia e Spagna, migliori di quelle in Svizzera, Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi, Austria, Germania e Islanda, ma risultano peggiori di quelle di Regno Unito, Portogallo Finlandia, Norvegia Belgio, Svezia e dei rimanenti paesi europei con economie poco floride come la Grecia.

Oggi i residenti in Italia sono circa 59 milioni, con una prevalenza di donne: 52 femmine su 100 abitanti. L’aumento di popolazione del 4,3% registrato rispetto al 2001  è  dovuto quasi esclusivamente alla forte crescita degli stranieri residenti nel Paese, il cui numero e' triplicato rispetto al 2001 a fronte di una inequivocabile staticità demografica della popolazione di cittadinanza italiana .

Nel  “6° Osservatorio Confartigianato Giovani Imprenditori sull’Imprenditoria Giovanile Artigiana in Italia” si racconta attraverso i dati l’economia di questo terzo millennio un’economia in 4D:  Disoccupazione, Demografia, Debito pubblico e Default. Quattro parole chiave che non aiutano i giovani perché, se tutto rimane così, il futuro amministrato dagli anziani non funziona.

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