Editoriale

Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. E’ questo il concetto fondamentale su cui il Papa cerca di sensibilizzarci con la Laudato Si’. E se esiste un’unica crisi non può che esistere un’unica soluzione che tenga conto del fatto che economia e sviluppo non possono più viaggiare separati dalla solidarietà universale e dal rispetto dell’ambiente.
Amare e dialogare. Sono questi due verbi che, nelle parole del Santo Padre, (Ludato Si’ 119) definiscono la natura nobile dell’uomo, sono questi due verbi che ne fanno la creatura più amata, quella a cui è stato dato il compito di custodire l’intera creazione.Riflettendo su questi due termini, nel tempo di Quaresima dell’anno giubilare dedicato alla misericordia, non si può fare a meno di pensare alla chiusura che il mondo spesso manifesta nei confronti dei suoi figli più sfortunati. Sto parlando dei migranti
Il Santo Padre nella Laudato Si' fa notare come ognuno di noi sia chiamato a riconoscere il proprio ruolo all’interno dei delicati equilibri della natura e, conseguentemente, a farsi carico delle responsabilità che derivano dal mettere in atto comportamenti che possano danneggiare l’ambiente.Possiamo quindi concludere che "inquinare è una colpa", una colpa tanto più grave quanto più si è consapevoli della responsabilità che si ha verso l'ambiente e del danno reale che gli si infligge.
Secondo l’ultimo rapporto Istat del 2014 sulla “Qualità dell’ambiente urbano”, i livelli d’inquinamento dell’aria sono in miglioramento. Restano alti  i livelli di alcuni inquinanti e in diversi capoluoghi si rilevano ancora gravi picchi di inquinamento. Tuttavia rispetto agli anni precedenti sono in calo le città che hanno sforato i limiti di concentrazione delle tanto pericolose polveri sottili.
Ogni anno sulla Terra si rigenerano più di 55.000 km cubi di acqua dolce della quale riusciamo ad usare appena il 7%.  L'acqua prodotta dal pianeta sarebbe più che sufficiente a soddisfare la domanda idrica globale, se non ci fosse un grande problema nell'accesso a questa preziosa risorsa.
Una delle più grandi evidenze della necessità di una ecologia integrale, cioè di una ecologia che tenga conto dei problemi sociali, ambientali ed economici allo stesso tempo, è rappresentata dalla cultura dello scarto che pervade  la nostra economia e le nostre città.
Per vivere abbiamo tutti bisogno di risorse. Serve acqua da bere, terra da coltivare, cibo da mangiare, legno da tagliare, energia da utilizzare. Tutte risorse che la Terra ci fornisce in misura abbondante da centinaia di migliaia di anni. E continuerà a fornircele, purché le si consumi nella giusta misura e con il giusto ritmo, dando alla terra la possibilità di rigenerarle.
L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Nell'immediato dopoguerra, dovendo scegliere un valore fondante del nuovo stato, si scelse giustamente il lavoro che arricchisce la persona e che da un senso e una dignità alla sua vita, come ha ribadito più volte anche il Papa.
Il nostro è un mondo che invecchia rapidamente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci informa che entro il 2050 raddoppierà il numero degli over 60, che passerà dai 900 milioni di oggi ad oltre 2 miliardi, mentre già entro il 2020 i “seniors” supereranno in numero i bambini di 5 anni.
Il clima è un bene comune, ci ricorda Francesco, il bene comune per eccellenza si potrebbe dire, dalla sua stabilità dipende la nostra stessa esistenza su questo Pianeta.
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