Crisi e Liberalizzazioni

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Crisi e Liberalizzazioni

Una riflessione sul nuovo decreto sulle liberalizzazioni, che dal momento della sua approvazione ha messo a ferro e fuoco il Paese con proteste che si sono estese a macchia d'olio in tutto il territorio. Ascolta l'audio dell'intervento andato in onda su Radio Vaticana.

Testo Integrale

Il Ministro dello Sviluppo Economico, l’ex Banchiere Corrado Passera, ha più volte ribadito che l’Italia è un Paese in Recessione. Che la nostra produzione di ricchezza invece di crescere diminuisce.

Secondo l’ISTAT il PIL del terzo trimestre è diminuito dello 0,2% rispetto al precedente. Quindi se il nostro frutteto di stato a giugno produceva 1000 mele a settembre ne ha prodotte solo 998.

Detta così non sembra neanche tanto drammatica.

Però l’Italia è in ginocchio. Nella buca fredda di una trincea d’avanguardia. In una guerra che nessuno sente propria perché fatta di finanza, di spread, di speculazioni sul debito, di un’Europa lontana, di un’economia globale che è la somma di egoismi potenti e invisibili. Almeno agli occhi degli italiani che la globalizzazione l’hanno solo subita e che, per difesa dell’euro intendono solo il tentativo di risparmiare … per arrivare alla fine del mese.

L’Eurispes compie trent’anni, e il suo Presidente Gian Maria Fara scatta la fotografia di un Paese immobile, rassegnato, che non riesce a trovare la forza per reagire alla malattia, assistito da medici incompetenti.

Secondo Fara in Italia esiste un patto di complicità tra una classe dirigente impegnata a difendere ad oltranza i privilegi di casta, e una società che, anziché ribellarsi, ha finito per accomodarsi. Su un sistema che asseconda gli egoismi, che deresponsabilizza tutti, che assicura piccole nicchie di impunità e di potere, che sopporta senza problemi contraddizioni e debolezze.

Nessuna categoria può chiamarsi fuori da questo quadro di colpa diffusa dipinto da Eurispes.

Dai politici ai magistrati, dagli editori ai giornalisti, dai lavoratori agli imprenditori, dai corrotti ai corruttori, da chi evade milioni di euro a chi non paga il canone rai.

L’Italia è la somma di tutti noi. Non solo dei politici che l’hanno governata.

La crisi è precipitata in questa Italia, e da qui bisogna ripartire.

Mario Monti da il via alle liberalizzazioni. Un segnale positivo. Che però mette a ferro e fuoco il Paese con proteste a tratti comprensibili a tratti visibilmente eccessive.

Si poteva fare di più, si poteva fare meglio. Forse. Ma dopo anni di immobilismo certe critiche sono motivo di soddisfazione. Per la prima volta si discute di provvedimenti veri, e la cosa ha un’importanza cruciale.

Ora perché parta il volano dello sviluppo è indispensabile anche ritrovare lo spirito costruttivo che ha unito l’Italia nei momenti più importanti della sua storia. Una scintilla che non scocca trovando capri espiatori, o fomentando cacce alle streghe e lotte di classe.

Perché ci sia unità e partecipazione è necessario sanare un passato fatto di errori comuni e liberare risorse per favorire la nostra migliore iniziativa.

Qualcuno più saggio di noi ha insegnato che “Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio”.

Abbiamo tribunali intasati da un arretrato che offende la giustizia e allontana gli investimenti? Troviamo il coraggio di voltare pagina e di dare al Paese regole certe. Anche a costo di sanare una parte del passato. Il momento storico lo giustifica almeno quanto un Giubileo.

Abbiamo una fiscalità e un’evasione che sono il frutto di uno scontro e non di un incontro tra Stato e Cittadini? Ricominciamo da zero nel segno della lealtà e della competitività. Principi incostituzionali come l’inversione dell’onere della prova sono elementi di discordia insuperabili che scoraggiano legalità e investimenti.

Abbiamo aperto nuove opportunità di sviluppo? Non usiamo le banche per terrorizzare imprese consumatori. Piuttosto per finanziarli dando a tutti l’opportunità di mettersi in gioco.

E soprattutto: abbiamo chiesto sacrifici alle categorie più estese? Non lasciamo che vecchi e nuovi privilegi trasformino questo sacro impegno nell’ennesima ingiustizia che fomenta la protesta.

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