Da COP21 segnale politico importante

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Il clima è un bene comune, ci ricorda Francesco, il bene comune per eccellenza si potrebbe dire, dalla sua stabilità dipende la nostra stessa esistenza su questo Pianeta.

 

Con il nostro sistema produttivo abbiamo causato un innalzamento delle temperature globali che sta mettendo a rischio la stabilità dell’intero ecosistema.  Ed è a noi che, come più volte ha ricordato il Santo Padre all’interno dell’Enciclica, spetta il dovere di correre ai ripari.

Per questo 195 paesi del mondo si sono riuniti nella COP21, la Conferenza delle nazioni unite sul cambiamento climatico, per trovare un accordo internazionale in grado di porre un freno alle emissioni di gas serra nell’atmosfera e contenere il riscaldamento globale entro dei livelli tollerabili.

La conferenza si è chiusa lo scorso 12 dicembre e il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki Moon ha dato appuntamento ai governi di tutto il mondo il prossimo 22 aprile, non a caso Giornata mondiale della Terra, al palazzo di vetro dell’Onu per firmare il primo accordo universale sul clima.
Sarà una data che, se le promesse saranno mantenute, potrà essere ricordata per sempre come un punto di svolta nelle politiche ambientali. L’accordo che esce da COP21 da infatti una serie di segnali importanti e che lasciano ben sperare per la nostra sopravvivenza.

Innanzitutto è significativa la partecipazione di un numero così alto di Paesi. Mai prima d’ora si era registrata una tale convergenza di opinioni, il mondo ha riconosciuto che il cambiamento climatico è una realtà, che i responsabili di questa realtà siamo noi, e soprattutto che è prioritario fare presto ciò che serve per arrestarlo.

Sono stati fissati degli obiettivi ambiziosi per il contenimento del riscaldamento globale entro i 2° rispetto all’epoca preindustriale con la promessa di massimizzare gli sforzi per restare sotto il grado e mezzo al fine di salvare molte isole che con il riscaldamento di due gradi sarebbero comunque destinate a scomparire.

Sono stati cadenzati degli appuntamenti quinquennali per la revisione e l’aggiornamento degli obiettivi.

È stato istituito un fondo, finanziato dai paesi più sviluppati del pianeta, che servirà a promuovere lo sviluppo sostenibile in quei paesi che maggiormente sono a rischio per colpa dei cambiamenti climatici in atto.

Si poteva fare di più? Probabilmente si, in alcuni passaggi il documento uscito da COP21 rimane vago e gli impegni che i singoli stati hanno portato alla Conferenza non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi e andranno pertanto rivisitati al rialzo quanto prima.

Ma va apprezzato il forte messaggio politico che esce da Parigi: si è, finalmente, scelto di chiudere un’epoca per aprirne un’altra,

La strada è dunque segnata e seguirla richiederà un cambio radicale nelle nostre politiche e delle nostre economie.

Ai governi il dovere di non rimangiarsi le promesse fatte a COP21

Ai cittadini il compito di vigilare e adottare stili di vita più rispettosi del Pianeta

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