Lavoro, non smettiamo di investire sul capitale umano

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L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.
Nell'immediato dopoguerra, dovendo scegliere un valore fondante del nuovo stato, si scelse giustamente il lavoro che arricchisce la persona e che da un senso e una dignità alla sua vita, come ha ribadito più volte anche il Papa.

Peccato che nei decenni successivi, seguendo ciecamente un sistema economico troppo materialista, abbiamo sacrificato l'aspetto morale e spirituale del lavoro, per concentrarci su uno solo dei suoi frutti: il profitto.

Per ottenere profitto abbiamo accettato ad esempio che l'automazione sostituisse l'uomo: con la scusa del progresso tecnologico che allevia la fatica abbiamo abbattuto i "costi" del lavoro e preferito le macchine.

È chiaro che Francesco non condanna l’uso della tecnologia in sé, anzi, in diversi passaggi della sua Enciclica il pontefice riconosce le grandi potenzialità offerte dallo sviluppo tecnologico.

Quello che invece il Papa condanna è l’abuso della tecnologia nel momento in cui questa viene usata unicamente per aumentare la ricchezza di pochi e quindi a discapito di uno sviluppo integrale dell’uomo.

L’ultimo rapporto trimestrale dell’Istat parla di "lento miglioramento" nel mercato del lavoro: diminuzione della disoccupazione, diminuzione del divario tra nord e sud, aumento dell'occupazione giovanile e delle donne, crescono anche le retribuzioni e gli occupati, soprattutto nel settore dei servizi privati, con le imprese che aumentano la disponibilità di posizioni lavorative e ore di lavoro.

Va sottolineato che parliamo di "lento miglioramento" e che in termini assoluti siamo ancora in uno stato di grave crisi occupazionale, ma forse abbiamo intrapreso una strada di ripresa e confidiamo che ci porti, sia pure lentamente, ad uscire dai guai.

 

È importante però che da questa crisi si apprenda la sua grande lezione: la ricerca del profitto a tutti i costi rende i processi economici autoreferenziali e quasi del tutto fuori controllo. Questo continuerà a rappresentare un rischio per l’umanità fin tanto che non sapremo rimettere al centro di ogni decisione l’uomo e la sua felicità.

Le tecnologie e la ricchezza devono tornare ad essere classificati come un mezzo per migliorare la qualità della vita di tutti e non come un fine ultimo privilegio di pochi, questo non è che un paradiso artificiale capace di portare l’uomo alla rovina.

Come scrive il Papa: "Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società".

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