Giubileo dei migranti occasione per riaprire il cuore

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Per vivere abbiamo tutti bisogno di risorse. Serve acqua da bere, terra da coltivare, cibo da mangiare, legno da tagliare, energia da utilizzare. Tutte risorse che la Terra ci fornisce in misura abbondante da centinaia di migliaia di anni. E continuerà a fornircele, purché le si consumi nella giusta misura e con il giusto ritmo, dando alla terra la possibilità di rigenerarle.

 

Quando le risorse finiscono gli uomini, come qualsiasi specie vivente, non hanno altra scelta che spostarsi alla ricerca di posti più ospitali. È quello che sta succedendo oggi, proprio sotto i nostro occhi, con conseguenze davvero drammatiche per milioni di persone.

Dal G7 che riunisce le più importanti economie del pianeta ci informano che nel secondo dopoguerra si sono consumati ben 111 i conflitti armati legati a questioni ambientali. Guerre che scoppiano perché ci si contende la disponibilità di una risorsa, basti pensare alle guerre per l’acqua scatenate dalle siccità in aree vulnerabili come quelle desertiche.
Guerre che Scoppiano perché un evento estremo come un’alluvione o un terremoto causa lo spostamento di intere popolazioni provocando inevitabili tensioni con i popoli vicini.

 

Secondo un importante rapporto, questa volta a firma Cespi, Focsiv e WWF Italia, dal 1998 al 2014 oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi, soprattutto tempeste, cicloni e alluvioni.
Un esercito di migranti che, secondo le Nazioni Unite, nel 2050 potrebbero arrivare alla cifra dolorosa e catastrofica di 250 milioni di persone.
Una popolazione 4 volte superiore a quella italiana costretta a vagare per il mondo senza più una casa o una terra alla quale tornare.

 

Una popolazione cui troppo spesso rispondiamo con l’indifferenza, se non addirittura con l’ostilità.
Poche ore fa oltre 5mila stranieri  hanno partecipato all’angelus di Papa Francesco in piazza San Pietro in occasione del Giubileo dei migranti.
In più di un’occasione il Santo Padre ha ricordato come l’anno santo dedicato alla misericordia debba essere vissuto da tutti come un’occasione straordinaria per vincere quell’indifferenza che di fronte alle difficoltà del fratello ci fa girare la testa dall’altra parte per non guardare chi, di fatto, non vogliamo aiutare.

E questo non perché non abbiamo le risorse economiche, ma piuttosto perché non abbiamo l'umanità necessaria.
È infatti il cuore che rifiutiamo di aprire, prima ancora del portafoglio.

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