Ecoreati. Chi inquina paga?

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Il Santo Padre nella Laudato Si' fa notare come ognuno di noi sia chiamato a riconoscere il proprio ruolo all’interno dei delicati equilibri della natura e, conseguentemente, a farsi carico delle responsabilità che derivano dal mettere in atto comportamenti che possano danneggiare l’ambiente.
Possiamo quindi concludere che "inquinare è una colpa", una colpa tanto più grave quanto più si è consapevoli della responsabilità che si ha verso l'ambiente e del danno reale che gli si infligge.

 

È un po' quello che succede negli ordinamenti giuridici dove un reato può avere delle serie aggravanti che ne aumentano la rilevanza penale. E questo per reati contro la persona come per quelli contro il patrimonio, ma non sempre per quelli contro l'ambiente.
Già, perché proprio nel nostro Bel Paese l’ambiente non è mai stato considerato un oggetto da proteggere così come non è stato considerato perseguibile chi commetteva azioni a suo danno. Un fatto grave e paradossale se pensiamo che la nostra ricchezza più grande è rappresentata proprio dall'ambiente che ci contraddistingue e che ci permette di produrre cibi straordinari come anche di vantare paesaggi unici al mondo.

Da decenni le associazioni ambientaliste, ma più in generale tutta la società civile, chiedevano un intervento del legislatore per punire, anche con il carcere, chi si macchiava di un crimine contro questo straordinario patrimonio italiano. Dopo tanti dibattiti e  iniziative parlamentari mai andate a buon fine, finalmente è arrivata la legge 68 del 22 maggio 2015 con la quale sono stati inseriti nel nostro codice penale alcuni delitti contro l’ambiente, i cosiddetti eco-reati.
Finalmente chi compromette l’equilibrio della natura dovrà risponderne in sede penale.
Diventano così reati: l’inquinamento e il disastro ambientale; il traffico e l'abbandono di materiali ad alta radioattività; così come l’impedimento del controllo e l’omessa bonifica.

Una riforma decisamente positiva anche se lascia sul tavolo qualche perplessità.

Per il reato di inquinamento ambientale, ad esempio, leggiamo che "è punibile con la reclusione da 2 a 6 anni chiunque cagioni abusivamente una compromissione o un deterioramento "significativi e misurabili" dello stato preesistente "delle acque o dell'aria, o di porzioni estese o significative del suolo e del sottosuolo"

Cosa vuol dire deterioramento significativo e misurabile? In che modo interpretare il termine abusivamente?

 

Insomma qualche punto interrogativo sull’interpretazione della legge c’è, bisognerà studiare le prime applicazioni e le prime sentenze per capire se questa potrà segnare un vero e proprio spartiacque tra il far west ecologico nel quale l'Italia si trovava e un contesto di legalità oggettiva.

Il rischio, fin troppo noto a noi italiani, è che tutto si risolva in un pasticcio alla nostrana in cui fatta la legge vien subito trovato l’inganno.

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