La solidarietà non basta

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Quando si parla di ricerca in Italia il quadro che ne esce è ricco di luci ed ombre.
Da un lato i nostri ricercatori e i risultati prodotti costituiscono una delle eccellenze che qualificano il nostro Paese in ambito internazionale.

Dall’altro quegli stessi ricercatori risultano spesso schiacciati dal precariato e da un sistema che fatica ad investire in maniera continuativa, che premia poco il merito e che purtroppo non di rado costringe i migliori a cercare la propria realizzazione personale e professionale in paesi più lungimiranti del nostro.

Secondo un’indagine dell’istituto di ricerca Tecnè nostro paese investe in ricerca l’1,3 per cento del Pil. Siamo sotto la media dell’Europa che, dati Istat, investe in ricerca e sviluppo il 2,01% del Pil. Spendiamo meno di Francia, Spagna, Repubblica Ceca, Irlanda, Australia e Cina. Rispetto a noi Germania e Stati Uniti spendono più del doppio, Giappone, Finlandia e Svezia addirittura il triplo.
Sarà uno degli effetti  della crisi? È probabile, ma la graduale frenata degli investimenti in ricerca e sviluppo è cominciata in Italia già dal 2007 e nel 2011 è comparso il segno meno davanti alla variazione di spesa rispetto all’anno precedente: – 1,6%. E lo stesso segno meno accomuna i fondi provenienti dalle istituzioni pubbliche, dalle imprese e dalle università. L’unica eccezione è costituita dalle istituzioni private non profit, la cui spesa è cresciuta del 2,2%.
 Le responsabilità non sono solo dell’apparato pubblico dunque, anche il settore privato italiano è molto  indietro rispetto alla media europea e agli obiettivi di Lisbona nella suddivisione tra partecipazione pubblica e privata alla ricerca.
I cittadini non perdono occasione per dimostrare concretamente come il tema della ricerca sia sentito: basti vedere il successo delle iniziative di raccolta fondi, dal Telethon alle “arance della salute” dell’Airc o alle Stelle di Natale dell’Ail, solo per citarne alcune.
Ma è dalle istituzioni pubbliche che ci si aspetta l’inversione di tendenza, quel passo coraggioso che dia seguito alle parole che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha speso in occasione della giornata per la ricerca sul cancro: “L’investimento pubblico e privato nella ricerca scientifica è una priorità da far valere anche e ancor più in un momento di crisi come questo”
Parole che ci auguriamo non siano di circostanza, ma che servono al contrario a dare una svolta alla politica del nostro paese in materia di ricerca e sviluppo.
È tempo di avvento, tempo di riflessione, tempo di solidarietà. A quando il tempo del cambiamento?

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